Lo sport che dona nuova vita ai ragazzi non vedenti

“Una carriera sportiva si conclude di solito a 33 anni, ma a questo sport si può continuare tranquillamente a giocare, perciò dovrò scegliere. Se troverò un sostituto degno, me ne andrò”, dice Sergej, parlando del futuro. Intanto continua a giocare per la squadra e a praticare altri sport, cercando di ritagliare del tempo per la famiglia. Sergej studia da massaggiatore in un college

“Una carriera sportiva si conclude di solito a 33 anni, ma a questo sport si può continuare tranquillamente a giocare, perciò dovrò scegliere. Se troverò un sostituto degno, me ne andrò”, dice Sergej, parlando del futuro. Intanto continua a giocare per la squadra e a praticare altri sport, cercando di ritagliare del tempo per la famiglia. Sergej studia da massaggiatore in un college

Pavel Volkov
Sergej Manzhos ha perso la vista quando era bambino. Oggi ha 33 anni e grazie all’aiuto del calcio, del nuoto e del ciclismo ha riscoperto la gioia di vivere. E sogna di trasmetterla agli altri
La vita di Sergej è cambiata radicalmente all’età di otto anni. A seguito di un tragico incidente avvenuto nel piccolo villaggio in cui viveva, Sergej ha perso la vista. “I miei genitori hanno sofferto molto per questo. Ho smesso di uscire a giocare con i miei amici, non avevo più interessi e mia madre ha trovato un istituto per ciechi”. All’istituto è cominciato il suo percorso verso lo sport: da interpretare non solo come un uno svago, ma come un’attività che permette di sviluppare delle potenzialità e delle qualità che possono insegnare a una persona non vedente ad adattarsi alla vita e a orientarsi nello spazio
Il primo approccio di Sergej allo sport ha avuto inizio con l’arrivo all’istituto dell’ingegnere Leonid Emmanuilovich Krejdlin. Krejdlin aveva realizzato un dispositivo per aiutare i ciechi a orientarsi nello spazio, a correre e ad andare in bicicletta. L’apparecchio consentiva ai non vedenti di udire dei segnali sonori mediante delle cuffie speciali che li aiutavano a orientarsi
L’ingegnere cercava all’istituto delle persone che fossero disposte a cimentarsi nello sport con l’aiuto di questo dispositivo. I genitori di Sergej hanno accolto con entusiasmo la proposta e si sono offerti di portare il figlio alle lezioni. “È proprio grazie ai loro sforzi se oggi non mi sento limitato nei movimenti e posso girare da solo per la città”
Come racconta lo sportivo, queste lezioni aiutano a sviluppare la coordinazione dei movimenti e a orientarsi nello spazio. “Si ha una sensazione di libertà perché i non vedenti di solito non vanno in giro da soli, è difficile superare questa barriera. Il timore di poter urtare contro un ostacolo resta e bisogna combatterlo”
Sergej otteneva dei buoni risultati. Nel 1996 ha partecipato ai campionati mondiali di atletica leggera per non vedenti negli Stati Uniti dove ha gareggiato nello sprint conquistando il secondo posto. Nonostante ciò, non pensava di intraprendere la carriera sportiva, ma un giorno ricevette una telefonata da un suo ex compagno di classe che menzionò Nikolaj Beregovoj che cercava dei non vedenti da allenare a torball e goalball (giochi con la palla diventati discipline paralimpiche). Sergej accettò. Durante gli allenamenti fece conoscenza con l’allenatore capo della nazionale russa di judo che lo esortò a praticare anche questo sport
Così Manzhos si è cimentato anche nello judo dove ha conseguito risultati straordinari. “Non mi creava troppi problemi, riuscivo a impegnarmi, quindi perché non farlo, ho pensato. Così ho cominciato a praticare la lotta e il goalball”, racconta Sergej
Il calcio Sergej l’ha scoperto dopo il 2004 quando è diventato una disciplina sportiva paralimpica. Era un’esperienza del tutto nuova. Il calcio per non vedenti ha delle regole particolari. All’interno del pallone vengono collocati dei campanellini affinché i giocatori possano orientarsi grazie al suono. La squadra è composta da 4 giocatori e un portiere. Il portiere è  l’unico a non essere cieco. Gli altri giocatori hanno gli occhi bendati perché tra di loro possono esserci delle persone con una cecità parziale. Il portiere suggerisce ai giocatori nella sua area cosa fare e dietro la porta dell’avversario sta l’allenatore che può aiutare i giocatori orientandoli
Ma Sergej sostiene che si può giocare anche senza bisogno di ricevere dei suggerimenti: “Oggi si può dare a ogni giocatore un pallone normale e lui riuscirà a tirarlo sul campo e ad eseguire tutte le azioni di gioco. L’unico problema è che se perde il controllo della palla, poi non la ritrova. Ma nel complesso si tratta solo di un problema a livello muscolare”
Sergej afferma che c’è sempre una certa agitazione prima di scendere in campo. Ma dopo il fischio dell’arbitro passa e un atleta si concentra sul gioco. È molto più interessante giocare seguendo degli ordini perentori, solo così si possono capire i propri punti vulnerabili nel gioco e cercare di progredire
Purtroppo, i tifosi di questo tipo di calcio sono pochi. Sergej lo attribuisce al fatto che questo sport non è ancora troppo popolare e che sugli spalti gli spettatori non possono  gridare perché questo darebbe fastidio ai giocatori
Negli sport paralimpici esiste poi un altro problema. Per quanto strano possa sembrare, mancano gli atleti. I disabili chissà perché preferiscono non praticare gli sport, anche se questo potrebbe aiutarli a realizzarsi nella vita. “È un peccato che molti non provino neppure il desiderio di farlo. Certo, i problemi di salute possono rappresentare un ostacolo, o si possono esserci degli interessi più legati all’informatica e al computer: perché correre, se basta cliccare dei tasti perché accorrano ad accudirti.  Si cerca di reclutare dei giovani all’istituto, ma diventa sempre peggio. Dal 2011 siamo riusciti a coinvolgere in tutto 4 persone che poi sono rimaste. Davvero poche”, racconta Sergej
In precedenza si è laureato a distanza all’Università russa di Scienze motorie dove si è specializzato nella sezione di Educazione fisica adattata. Sergej spiega che è difficile  trovare il tempo per tutto. Ma tutte le sue occupazioni  lo interessano e sono per lui un’occasione per progredire. “Solo se ti muovi e  ti dai da fare, riesci nel ‘marasma’ in cui ti trovi a sviluppare la tua sensibilità e il tuo senso di orientamento. Se ti fermi a riflettere, ti prende la paura e non esci più di casa. Ma se smetti di pensare e cerchi di conseguire i tuoi obiettivi, senza farti bloccare da questi timori, allora riesci a cavartela in tutto”