Se Anna Karenina incontra il dottor Zhivago sui binari della letteratura

Denis Tarasov
I treni e le stazioni ferroviarie hanno fatto da sfondo a moltissime storie e sono stati utilizzati dagli scrittori russi per ambientare le scene più profonde, suggestive e drammatiche dei loro romanzi. Da Tolstoj a Pasternak, ecco quali sono i passaggi più affascinanti di questi libri

Fonte: Denis TarasovFonte: Denis Tarasov

“Poi mi sono diretto verso il centro, perché mi succede sempre così: quando cerco il Cremlino finisco invariabilmente per ritrovarmi alla Stazione di Kursk. In fin dei conti dovevo andare appunto alla Stazione di Kursk e non in centro, ma mi sono diretto verso il centro per poter dare almeno una volta lo sguardo al Cremlino: tanto, ho pensato, non vedrò nessun Cremlino e finirò dritto dritto alla Stazione di Kursk” // “Moskva Petushki”, Venedikt Erofeev

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“– Niente alcolici, - ha detto il portiere-buttafuori, squadrandomi dall'alto in basso come fossi un uccellino stecchito o un sudicio ranuncolo. “Niente alcolici!!!” Pur contorcendomi dalla disperazione sono riuscito a biasciare che non ero certo lì per quello. Che poteva saperne lui del perché fossi lì? Poteva darsi che per un qualche motivo il mio treno direttissimo per Perm non volesse più andarci a Perm, sicché mi trovavo lì per sbafare un Boeuf alla Stroganoff e ascoltare il tenore Ivan Kozlovskij o qualcosa del Barbiere di Siviglia” // “Moskva Petushki”, Venedikt Erofeev

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“Alle fermate importanti i passeggeri si lanciavano come invasati verso il buffet e il basso sole del tramonto illuminava le loro gambe attraverso gli alberi della stazione e riluceva tra le ruote dei vagoni” // “Il dottor Zhivago”, Boris Pasternak

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“I vagoni di testa erano quelli militari; in mezzo viaggiavano i passeggeri e, in coda, i mobilitati al lavoro obbligatorio. Questi ultimi erano circa cinquecento, gente di tutte le età, delle più svariate categorie e professioni. Gli otto vagoni che occupavano, offrivano uno spettacolo pittoresco. A fianco di ricchi ben vestiti, agenti di borsa o avvocati pietroburghesi, si potevano scorgere, accomunati alla classe sfruttatrice, vetturini di piazza, lucidatori di pavimenti, bagnini, straccivendoli tartari, pazzi fuggiti dai manicomi abbandonati, piccoli mercanti e monaci” // “Il dottor Zhivago”, Boris Pasternak

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“Fra i passeggeri c'era anche chi tornava dall'estero, ma erano affollati soprattutto gli scompartimenti di terza classe, pieni di piccoli uomini d'affari che non venivano da troppo lontano. Tutti, com'è logico, erano stanchi, gli occhi appesantiti per la nottata trascorsa, tutti infreddoliti, i visi pallidi, giallastri, color della nebbia” // “L’idiota”, Fyodor Dostoevskij

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“In uno dei vagoni di terza classe fin dall'alba s'erano trovati l'uno di fronte all'altro, accanto allo stesso finestrino, due passeggeri, ambedue giovani, ambedue con poco bagaglio, vestiti senza ricercatezza, con delle fisionomie abbastanza degne di nota, ambedue desiderosi di attaccar discorso. Se ambedue avessero saputo l'uno dell'altro che cosa in quel momento li rendeva particolarmente degni di nota, certamente si sarebbero meravigliati che il caso li avesse messi così stranamente l'uno di fronte all'altro in un vagone di terza classe del treno Pietroburgo-Varsavia” // “L’idiota”, Fyodor Dostoevskij

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“Questo viaggio di otto ore in treno fu per me qualcosa di tremendo che non dimenticherò per tutta la vita. Forse perché, seduto nel vagone, mi immaginavo perfettamente il mio arrivo, forse perché la ferrovia agisce sulle persone eccitandole, sta di fatto che, non appena fui seduto nel vagone, non riuscii più a trattenere la mia immaginazione ed essa, incessantemente, con incredibile chiarezza cominciò a dipingermi quadri che accendevano la mia gelosia, uno dietro l’altro, e tutti che ritraevano ciò che era successo là, in mia assenza, quando lei mi aveva tradito” // “La sonata a Kreutzer”, Lev Tolstoj

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Nel momento stesso in cui uno mette piede su quel terrapieno degli addii, che dilettantescamente chiamano stazione o fermata, la sua vita cambia in un istante. Viene immediatamente sommerso da nugoli di individui in grembiulone bianco e piastrina nichelata sul cuore che, pieni di zelo, gli strappano di mano il bagaglio. Da quell’istante il cittadino non appartiene più a se stesso: è un passaggero, ora, e non può esimersi dall’adempiere a tutti i doveri del passeggero, doveri assai complessi, ma peraltro tutti gradevoli // “Le dodici sedie”, Ilya Ilf e Evgenij Petrov

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“Arriverà presto il treno?”, chiese Vronskij a un ferroviere. “Sta per arrivare”, rispose il ferroviere. All’avvicinarsi del treno il movimento della stazione si era fatto più intenso: un andirivieni d’impiegati, di facchini; gendarmi che comparivano, persone che venivano incontro ai viaggiatori. Attraverso una nebbia gelata si vedevano ferrovieri, ravvolti nei pastrani, con le scarpe di feltro, che attraversavano le rotaie. Si udivano i fischi della locomotiva ancora lontana e si vedeva una massa enorme disegnarsi confusamente nella nebbia” // “Anna Karenina”, Lev Tolstoj

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“Si, bisogna che vada e lo colga sul fatto”, disse fra sé e cercò sul giornale l’orario dei treni. C’era un treno alle otto e due minuti. “Sì, faccio a tempo”. Ordinò che si attaccassero atri cavalli e si mise a empire una sacca da viaggio con le cose che potevano occorrerle per due giorni. Sapeva che non sarebbe più tornata in quella casa” // “Anna Karenina”, Lev Tolstoj

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