Perché il gelato sovietico era il più buono del mondo?

I turisti stranieri un tempo dicevano che c’erano tre motivi per visitare l’Unione Sovietica: assistere a un balletto, andare al circo, e mangiare il gelato. Ogni anno il Paese ne esportava oltre 2.000 tonnellate. Ma cosa rendeva il gelato sovietico così speciale? // Bambini mangiano il gelato “Eskimo” (“eschimese”), 1981

I turisti stranieri un tempo dicevano che c’erano tre motivi per visitare l’Unione Sovietica: assistere a un balletto, andare al circo, e mangiare il gelato. Ogni anno il Paese ne esportava oltre 2.000 tonnellate. Ma cosa rendeva il gelato sovietico così speciale? // Bambini mangiano il gelato “Eskimo” (“eschimese”), 1981

TASS
Ogni additivo chimico era categoricamente vietato. Alcuni nomi sono rimasti nella storia: Eskimo, Plombir, Lakomka, e poi c’era quello dei magazzini Gum di Mosca
La popolarità del gelato crebbe, in Unione Sovietica, nel corso degli anni Trenta, quando lo Stato ne stabilì gli standard qualitativi. Da un capo all’altro del Paese, tutti mangiavano gli stessi marchi, e il gelato metteva d’accordo tutti. Ai produttori era permesso di utilizzare solo prodotti naturali. Ogni additivo chimico era categoricamente vietato! Per questo chi ha vissuto in Urss ricorda con nostalgia quel ricco sapore di vero latte // La rockstar britannica Elton John mangia un gelato sovietico mentre assiste alla gara di calcio tra CSKA Mosca e Dinamo Minsk, 1979
Il gelato era venduto sfuso o smerciato ai bambini impazienti di mangiarlo in bancarelle, chioschi e bar, incartato in confezioni da 50 o 100 grammi // Banchetto per la vendita di gelato in Urss, 1935
Spesso le persone ne compravano diverse confezioni e correvano a casa per essere sicure che tutti in famiglia ne avessero la propria parte. Donne con in testa un inconfondibile copricapo aprivano il congelatore e permettevano di scegliere il vostro marchio preferito // Carretto dei gelati nel Giorno del Ciclista a Siauliai, Lituania (allora parte dell’Urss), 1983
Potevate anche acquistare diversi gusti di gelato nei bar. Veniva servito a palline in speciali piatti metallici e cosparso di cioccolato grattato, noci o ricoperto di sciroppo. E se eravate veramente fortunati, potevate provarlo con tutti e tre questi ingredienti insieme // Gelato offerto agli operai del complesso industriale di Taganrog, 1980
Il più ambito tra i gelati sovietici era quello dei grandi magazzini Gum di Mosca. Si poteva scegliere fra tre gusti: crème brûlée, cioccolato e vaniglia ed era servito in una coppetta di wafer. Molti turisti in visita nella capitale, facevano della sosta alla gelateria del Gum una delle priorità della visita. Anche perché il grande magazzino è sulla Piazza Rossa, a due passi dal Cremlino, dal Mausoleo di Lenin e dalla Cattedrale di San Basilio. Ancora oggi la ricetta è mantenuta segreta e questo gelato rimane molto popolare tra i moscoviti e i viaggiatori // Operaie di un mobilificio di Vilnius, Lituania (allora parte dell’Urss), mangiano un gelato al bar aziendale, 1986
Il gelato nelle coppette di wafer era di solito coperto da una sottile carta circolare, che i bambini leccavano e spesso appiccicavano a porte e finestre // Ragazzini statunitensi mangiano il gelato durante una visita ai grandi magazzini Gum di Mosca, 1984
Durante gli anni Cinquanta, vennero introdotti disegni di animali che amano il ghiaccio per pubblicizzare il gelato sovietico: un pinguino che regge un piatto, una foca con un alto bicchiere di gelato sul naso e degli orsi polari su un iceberg // Il mitico gelato al fior di latte “Plombir” esce dalle linee di produzione della fabbrica di Podolsk, 1990
Mentre uno dei gelati più popolari aveva un eschimese riprodotto sul bastoncino // Poster pubblicitario sovietico: “Comprate il gelato della GlavKhladoProm”
Il “lakomka” (“golosone”) apparve a metà degli anni Settanta e quasi immediatamente divenne una delle varietà di gelato più amate dai bambini sovietici. Era un cilindro di fior di latte o di cioccolato coperto di cioccolato al latte. Costava 28 copeche, l’equivalente, allora, di nove corse in tram // Ragazzi si riposano e mangiano un gelato all’Artek, un campo estivo dei “Pionieri” in Crimea, 1980
Fino alla fine degli anni Quaranta i gelati “Eskimo” (“eschimese”) erano prodotti a mano, e il bastoncino veniva servito a parte // Una bambina mangia un gelato. Isola di Saaremaa, Estonia (allora parte dell’Urss)
Il più caro tra i gelati sovietici (48 copeche) era il fior di latte “Plombir”. Pesava 250 grammi, ma questa porzione non era abbastanza per l’intera famiglia. I sovietici lo amavano ricoperto di marmellata fatta in casa (in russo, varenje) // La turista bulgara Anja Kapitanova mangia un gelato nel centro di Mosca, 1976
I gelati alla frutta (sorbetti) erano i più economici. Costavano appena 7 copeche ed erano venduti in coppette di carta. Non erano molto popolari tra i bambini, che ripiegavano su questi solo se non avevano abbastanza soldi per quelli cremosi // Oleg Jakovlev e Ljudmila Latisheva, “assaggiatori” del gelato in lattina “Domashnij” (“Casalingo”), Mosca, 1965
Il gelato sovietico seguì il destino dell’Urss. Dopo il crollo, negli anni Novanta, iniziarono a essere importati gelati confezionati di marche straniere, che non rispondevano ai severi standard di qualità precedenti // Ragazze mangiano dei gelati alla frutta, 1986
Ora il fantastico sapore di latte serve solo a nutrire la memoria e la nostalgia // Tre coppie di neo sposi mangiano il gelato, 1972