Helmut Kohl, il cancelliere della riunificazione nei ricordi di Gorbachev

Helmut Kohl.

Helmut Kohl.

: Reuters
L'ultimo leader sovietico lo ha definito "un politico franco e intelligente", oltre che "un uomo sincero". Kohl è morto stamane nella sua casa di Ludwigshafen, aveva 87 anni

L’ex cancelliere Helmut Kohl, morto questa mattina, passerà alla storia come l’uomo il cui nome è associato alla riunificazione della Germania negli anni Novanta. Durante i negoziati con il leader sovietico Mikhail Gorbachev, dal cui supporto dipendeva il governo della RDT, Kohl fece di tutto affinché la riunificazione avvenisse secondo gli accordi stabiliti da Bonn. Il politico tedesco sapeva come ottenere ciò che voleva anche da Boris Eltsin, primo Presidente dalla Federazione Russa. 

Avendo guidato il governo tedesco per 16 anni, dal 1982 al 1998, Helmut Kohl fu capace di collaborare con l’ultimo leader sovietico Mikhail Gorbachev e con il primo leader russo Boris Eltis. Entrambi parlano di lui in termini molto positivi, nonostante Kohl difendesse gli interessi della Germania così come lui li intendeva, ovvero con un rigore incontestabile. 

Gorbachev lo ha definito “una persone con un’enorme vitalità e un forte carattere”, un “politico franco e intelligente”, oltre che “un uomo sincero”. Gorbachev ha poi ricordato come all’inizio le relazioni tra i due leader, così come le relazioni tra Bonn e Mosca, non fossero affatto positive. “Kohl definì in pubblico, in maniera tutt’altro che gentile, per usare un eufemismo, la nostra perestrojka una propaganda russa. Fu proprio per questo che le relazioni tra l’Urss e la DDR si congelarono", ha spiegato Gorbachov. 

Successivamente, quando alla fine degli anni Novanta le relazioni tra i due Paesi ripresero, furono ancora varie le ragioni di conflitto tra Mosca e Bonn. 

Gorbachev e il nuovo punto di vista 

Nel novembre del 1989 Kohl spiegò il programma in 10 punti sulla riunificazione della RDT e della DDR, annunciando la creazione di uno Stato federale. Una decisione che non venne mai discussa con Gorbachev, nonostante, ricorda lo stesso Gorbachev, entrambi i leader fossero d’accordo sul discutere una simile iniziativa. In quel momento Mosca non era pronta per assistere alla riunificazione della Germania sulla mappa d’Europa. Due giorni dopo il discorso di Kohl, Gorbachev disse al Ministro degli Esteri tedesco Hans-Dietrich Genscher che bisognava dire francamente che tali ultimatum erano indirizzati a uno Stato tedesco indipendente e sovrano, definendo le affermazione del cancelliere una “baggianata politica”. 

Tuttavia alla fine degli anni Novanta ci fu una vera inversione di rotta nella leadership sovietica. Gorbachev riconobbe che la riunificazione tedesca era una missione politica urgente. In molti cercarono di attribuire questo cambio di vedute alla richiesta avanzata da Kohl al leader sovietico all’inizio di gennaio. Mosca chiese allora a Bonn di fornire un ingente aiuto alimentare all’Urss. L’economia sovietica, in fase di sgretolamento, non era più in grado di soddisfare le necessità del Paese. La risposta di Kohl fu affermativa. 

Durante la visita di Kohl a Mosca il 10 febbraio, Gorbachev disse al cancelliere tedesco che “la questione dell’unificazione della Germania doveva essere decisa dai tedeschi stessi”. Mosca in quel momento diede al cancelliere tedesco il via libera per la riunificazione. Non c’è da stupirsi quindi che Kohl, durante la conferenza stampa nella capitale sovietica, affermò che era stata fatta “breccia” nella questione dell’unità della Germania.