La Nato e quei difficili rapporti con Mosca

Il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg.

Il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg.

: Reuters
Dopo il vertice di Bruxelles, il primo dal 2014, le relazioni tra la Russia e l'Alleanza continuano a restare tese

“Non è possibile tornare alla cooperazione che c’era in precedenza”, ha detto il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, al termine della prima riunione Russia-Nato dal 2014, che si è tenuta ieri, 20 aprile, a Bruxelles. “Tra la Russia e la Nato ci sono delle profonde divergenze - ha spiegato -. E l’incontro di oggi non ha cambiato niente”.

Il vertice Russia-Nato si è infatti paralizzato nel 2014, dopo l’adesione della Crimea alla Federazione. E il caso della Crimea continua a essere ancora oggi il problema numero uno per le relazioni tra Mosca e l’Alleanza. Tuttavia, i negoziati bilaterali sono ripresi su tre versanti. 

Al centro del vertice, la risoluzione del conflitto nelle regioni orientali dell’Ucraina: le parti si sono pronunciate a favore dell’applicazione degli accordi di Minsk. 

Il secondo punto riguarda il rafforzamento del coordinamento delle operazioni per evitare nuovi incidenti: il più recente, quello della settimana scorsa, quanto un Su-24 russo ha realizzato una manovra pericolosa sopra la nave americana Uss Donald Cook sul Mar Baltico. Mosca, a sua volta, si dice preoccupata per l’allargamento della presenza militare Nato verso i suoi confini.

Il terzo problema affrontato riguarda l’Afghanistan: l’Alleanza mantiene una presenza militare, mentre la Russia dimostra il propria preoccupazione per l’aumento dell’attività dei gruppi terroristici, fra cui il movimento radicale dei talebani. 

L’ombra di Medvedev

Jens Stoltenber ha sottolineato due volte che la Nato avrebbe l’intenzione di rivedere il documento di Vienna, che costituisce la base della cooperazione tra la Russia e la Nato. Stoltenber non ha precisato quali sarebbero gli emendamenti interessati, ma è chiaro che l’Alleanza ha già iniziato a lavorare a delle modifiche che potrebbero cambiare la struttura della sicurezza in Europa. Questa idea riprende le proposte avanzate nel 2008 dall’allora Presidente russo Dmitrij Medvedev, in seguito al conflitto militare russo-georgiano nell’Ossezia del Sud. “Già allora Medvedev aveva fatto notare che le autorità russe consideravano l’espansione della Nato verso est come una minaccia per la propria sicurezza - ha commentato Dmitrij Polikanov, membro del consiglio del Centro di studi politici della Russia -. L'allora Presidente russo aveva proposto di risolvere questi dubbi attraverso un nuovo trattato, che avrebbe potuto migliorare il sistema di sicurezza collettiva in Europa e chiarire alcuni punti troppo vaghi”.

Anche Robert Pszczel, direttore ad interim dell’Ufficio informazioni Nato di Mosca, è d’accordo sul fatto che è giunto il momento di cambiare il sistema di sicurezza europea. Secondo lui, la Nato è particolarmente preoccupata per le esercitazioni militari della Russia. 

Perché allora la Nato aveva ignorato l’iniziativa di Medvedev, quando i rapporti non erano ancora così tesi? Pszczel lo attribuisce al fatto che il progetto russo era troppo ambizioso. “Alcuni punti del documento imponevano serie restrizioni all’attività dell’Alleanza”.

Alexander Grushko, capo della delegazione russa e ambasciatore della Russia presso la Nato, dice che tutto ciò dimostra che il tentativo di “isolare la Russia” è fallito. “Abbiamo attraversato diverse problematiche relative alla situazione della sicurezza in Europa - ha detto -. Ciò, di per sé, non è poi così grave”.

Allo stesso tempo, il diplomatico ha detto che la Russia non è così impaziente di ristabilire le relazioni con la Nato. 

Secondo una dichiarazione ufficiale del Ministero russo degli Esteri, Mosca spera che la Nato sia comunque in grado di dimostrare la propria volontà politica.

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