La Nato e i delicati rapporti con la Russia

L’incontro dei ministri degli Affari Esteri dei paesi NATO in Turchia (Foto: AP)

L’incontro dei ministri degli Affari Esteri dei paesi NATO in Turchia (Foto: AP)

L’ultima visita del segretario di stato John Kerry nella Federazione ha generato alcune speranze a proposito di un prossimo miglioramento dei rapporti fra Russia e Occidente. Il summit NATO in Turchia ha però dimostrato quanto tali aspettative siano premature

I rapporti con la Russia sono stati uno dei temi più importanti dell'incontro del 13 e 14 maggio dei ministri degli Affari Esteri dei paesi NATO nella città turca di Adalia. Le autorità russe e gli esperti non hanno osservato alcun mutamento nella retorica dei rappresentanti dell'alleanza nei confronti di Mosca, drasticamente inaspritasi a partire dall'anno scorso, sullo sfondo della crisi ucraina. 

“La minaccia dall'Est”

Dando una valutazione all'incontro svoltosi ad Adalia, il rappresentante permanente russo alla NATO Aleksandr Glushko il 15 maggio scorso ha dichiarato, in occasione del ponte televisivo “Mosca-Bruxelles”, che l'alleanza continuerà ad applicare le risoluzioni adottate nel precedente summit in Galles a proposito della “difesa dalle minacce provenienti dall'est”, vale a dire dalla Russia. A questo scopo l'alleanza, secondo le parole di Grushko, sta accrescendo il proprio potenziale militare e “dispiegando l'intera macchina militare NATO alla periferia orientale”.

Al summit NATO a Newport (Galles del Sud) del settembre 2014, è stata presa la decisione di creare forze di reazione rapida composte da diverse migliaia di militari, pronte ad entrare in azione nel giro di 48 ore. Al fine di garantire la presenza di simili gruppi nei paesi dell'Alleanza situati al confine con la Russia, si sta provvedendo alla creazione di magazzini con munizioni e comandi speciali di reparto, nonché allo svolgimento di addestramenti militari.

La collaborazione congelata

All'incontro ad Adalia, il segretario generale NATO Jens Stoltenberg ha più volte confermato la realizzazione dei suddetti piani. In aggiunta, il segretario ha dichiarato che l'alleanza non intende rinnovare la cooperazione con la Russia, neppure per quanto riguarda la lotta con gli estremisti del gruppo radicale “Stato Islamico”. Secondo le sue parole, la decisione presa dalla NATO nella primavera dell'anno scorso sull'interruzione della collaborazione con la Russia rimane al momento inalterata. Al contempo egli ha tuttavia affermato che “resta aperta la finestra per il dialogo politico”. Secondo le parole di Grushko però, questa “finestra”, vale a dire i contatti con gli ambasciatori dei paesi NATO a Bruxelles, “non può considerarsi soddisfacente”, dato che “senza una collaborazione di fatto, presto svanirà anche la motivazione politica al dialogo”.

L'atto istitutivo sotto minaccia?

Grushko ha dichiarato inoltre che la realizzazione delle decisioni varate in Galles e attuate nell'ultimo periodo in Europa dell'est con ritmi e intensità sempre crescenti creano “una minaccia seria per tutti quegli obblighi e responsabilità che ci eravamo a suo tempo presi, in particolare per quelli inerenti all'atto istitutivo dei rapporti Russia-NATO”.

Questo atto, stipulato a Parigi nel 1997, rappresenta il documento principale di regolamento dei rapporti fra Mosca e l'Alleanza. Secondo l'atto, la NATO ha preso l'impegno di non posizionare eserciti a base costante lungo il confine con la Russia. Alla NATO negano che le azioni dell'alleanza contrastino con le disposizioni del documento, precisando che le truppe in Europa orientale verranno disposte su base rotatoria.

Come hanno reso noto i media, dall'anno scorso nei paesi del Baltico sono stati dislocati a turni circa 150 soldati americani. Successivamente, nei detti territori, è comparsa anche la tecnica militare. In aggiunta, di recente i paesi baltici hanno chiesto alla NATO di fornire una squadra di eserciti dell'alleanza (alcune migliaia di uomini) su base costante. All'incontro ad Adalia, Stoltenberg ha di fatto rifiutato di commentare quest'ultima iniziativa.

Secondo l'opinione di Andrei Fenenko, principale collaboratore scientifico dell'Istituto per le questioni della sicurezza internazionale RAN, l'incontro in Turchia e i riconfermati piani dell'alleanza a proposito di un rafforzamento della propria presenza militare nell'Europa dell'est potrebbero essere a testimonianza dell'inizio, nel breve termine, di una “ondata di trattative con la Russia su una modifica dell'atto istitutivo con la NATO”. L'obiettivo dei colloqui sarebbe il tentativo di legalizzare la presenza degli eserciti NATO in prossimità dei confini russi su base costante.

Nello stesso tempo, come giudica Mikhail Aleksandrov, esperto principale del Centro di ricerche politiche e militari MGIMO, i tentativi di rivedere il documento e posizionare gli eserciti nei Paesi Baltici su base non rotatoria incideranno negativamente sull'immagine dell'alleanza, in quanto “dimostrazione di intenzioni ostili, dalle quali sarà arduo distaccarsi”.

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