Nucleare, la difficile strada verso il disarmo

La conferenza di revisione del Trattato di Non Proliferazione Nucleare (Tnp) a New York (Foto: AP)

La conferenza di revisione del Trattato di Non Proliferazione Nucleare (Tnp) a New York (Foto: AP)

Dalla revisione del Tnp alla futura produzione delle armi: dopo i colloqui di New York, Mikhail Ulyanov, direttore del Dipartimento per la non proliferazione e il controllo degli armamenti, commenta la situazione e spiega la posizione della Russia sulla questione

New York ha ospitato la nona conferenza di revisione delle parti del trattato di non proliferazione delle armi nucleari (Tnp). Mikhail Ulyanov, capo della delegazione russa e direttore del Dipartimento per la non proliferazione e il controllo degli armamenti del Ministero della Difesa russo spiega ai lettori di Rbth quali sono i fattori che ostacolano il processo del disarmo nucleare.

I 160 stati firmatari del Tnphanno riconosciuto la necessità di sbarazzarsi delle proprie armi nucleari per le conseguenze umanitarie che il loro uso potrebbe comportare. I paesi del cosiddetto gruppo dei “5+1” sono contrari. Il Tnp comincia a incrinarsi?

Quando un numero così cospicuo di stati, vale a dire la maggioranza schiacciante del Tnp, sottoscrive l’iniziativa sulle conseguenze umanitarie che potrebbe comportare l’uso di armi nucleari, è impossibile non tenerne conto, anche se tale iniziativa non ci vede d’accordo. 

In primo luogo, essa interferisce con i problemi reali del processo del disarmo nucleare… Perché questo tema non è stato sollevato prima, nel 2005, o alla fine del secolo scorso? Nel mondo non sono accaduti eventi così straordinari che comportino un riesame della questione. Si ha l’impressione che essa sia stata inserita in maniera subdola nell’agenda internazionale per orientare il negoziato verso il divieto dell’uso delle armi nucleari. In secondo luogo, tale iniziativa genera grandi aspettative nei confronti del disarmo nucleare e ciò potrebbe davvero minare i fondamenti dell’accordo sulla non proliferazione.

Molti stati già attualmente sostengono che ilTnp possieda un carattere discriminatorio.

Sì, lo sostengono. E le potenze nucleari sembrano essersi ben organizzate. Mentre le altre si sono assunte l’impegno di non produrre armi nucleari, i paesi nucleari, invece, anziché procedere al disarmo, non hanno nessuna fretta di rispondere alle aspettative della comunità internazionale nei confronti di un mondo libero dalle armi nucleari.

Sembra una logica piuttosto saggia…

Sì, in questa logica c’è indubbiamente una componente di saggezza. Ma queste valutazioni contrastano con la realtà: sia gli americani che noi, nell’ultimo quarto di secolo, abbiamo ridotto le armi nucleari tattiche dispiegate di circa l’85%. A giudicare dal rapporto del 2005 la quantità di armi nucleari tattiche dispiegate si sarebbe ridotta di tre volte. È un ritmo troppo lento? Per quanto si continui a ribadirlo, non vogliono sentir ragioni…

Ma il processo di disarmo non è rallentato negli ultimi tempi?

Quella del disarmo nucleare è una situazione realmente complessa. Meno di tre anni fa, il 5 febbraio 2018, sia noi che gli americani abbiamo dovuto adeguarci ai livelli ratificati nell’ultimo trattato Start. Viene da domandarsi che cosa accadrà dopo. Non ci sono risposte: la situazione in materia di stabilità strategica appare già molto incerta. Come abbiamo più volte ribadito, il discorso riguarda il sistema americano di difesa antimissile Pro… e un eventuale dispiegamento di queste armi nello spazio con un effetto di squilibrio nella sfera delle armi convenzionali…

Probabilmente nessuno riuscirà per il momento a rispondere alla domanda se sia possibile siglare un nuovo accordo sulla riduzione delle armi strategiche offensive. Ma per quanto ci riguarda tale questione non è ancora all’ordine del giorno.

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C’è ancora la possibilità di trovare un dialogo con gli Stati Uniti sulla questione delPro?

Non abbiamo informazioni riguardo alla disponibilità da parte di Washington di affrontare questo tema. Com’è noto, il dialogo sulla questione della stabilità strategica attraverso la Commissione presidenziale è stato interrotto. Gli americani hanno dichiarato che il sistemadi difesa antimissile verrà costruito con o senza la Russia. Hanno anche affermato esplicitamente che non soddisferanno le nostre richieste di garanzie giuridiche in merito al non indirizzamento di tale sistema verso la Russia. E anche la situazione dei nostri rapporti bilaterali attualmente non agevola affatto la ripresa di una discussione su questo tema.

 
Perché la Russia
ha bisogno del nucleare

Ritiene che oggi siano aumentate le probabilità di un conflitto nucleare?

No, non credo. Nel mondo non è avvenuto niente di così straordinario che possa incoraggiare l’impiego di armi nucleari. E sia gli americani che gli altri paesi sono ben consapevoli della portata delle loro responsabilità.

Dall’articolo 14 del trattato sulla limitazione e la riduzione delle armi strategiche offensive (Start) si evince che l’estensione del sistema Pro potrebbe essere ritenuta un fondamento per il ritiro dal trattato. Ma per quale ragione la Russia non si è ritirata finora dallo Start?

Va ricordato che nel novembre 2011 Dmitri Medvedev aveva dichiarato che avremmo potuto rivedere la nostra posizione sul trattato se in qualche fase il sistema Pro avesse pregiudicato la nostra sicurezza. Finora, a quanto ci consta, queste condizioni non si sono verificate. Il sistema americano Pro è ancora in una fase di elaborazione iniziale.

Le dichiarazioni del Presidente della Russia Vladimir Putin nel documentario “Crimea. Il ritorno a casa”,in cui nel divampare della crisi ucraina veniva ventilata la possibilità di mettere in allerta le forze nucleari, non dimostra forse che oggi alla presenza di armi nucleari viene data più importanza che in passato?

Il Presidente ha affermato che questa possibilità non è stata trascurata, ma le sue parole non implicano affatto che le forze nucleari siano state messe in allerta…

Un altro tema scottante sollevato alla conferenza riguarda le accuse all’indirizzo della Russia di aver violato il Trattato sull’eliminazione dei missili a medio e corto raggio.

Tali questioni vanno risolte attraverso i canali diplomatici… Ci pare fuori luogo la polemica su questo tema scatenata alla conferenza del Tnp, ma dal momento che i partner americani hanno sollevato la questione, noi, abbiamo dovuto ovviamente esprimere la nostra posizione.

Dal tempo della firma del TrattatoInf sull’eliminazione dei missili a medio e corto raggio la tecnologia militare ha fatto passi da gigante. La parte russa accusa gli Stati Uniti di aver violato il trattato, in particolare per quanto riguarda i droni d’assalto.

Questi droni d’assalto americani rientrano a pieno titolo nella tipologia dei missili a medio e corto raggio, indipendentemente dalle funzioni che svolgono. Prima di produrre questi droni, i colleghi americani avrebbero potuto venire da noi a proporci degli emendamenti al trattato… Eppure non l’hanno fatto e hanno optato per la strada della violazione degli articoli.

Significa che ammettete la possibilità che vengano introdotte delle modifiche al trattato?

Ma è il trattato ad ammettere espressamente questa possibilità. Ciascuna delle parti può proporre degli emendamenti che possono però essere approvati solo con il consenso della parte avversa. Tali questioni devono essere risolte caso per caso, ma noi non abbiamo intenzione di proporre nessun emendamento.

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