Transnistria, una riserva nel cuore d'Europa

Evgeny Shevchuk, presidente della non riconosciuta Repubblica Moldava di Transnistria (Foto: Itar Tass)

Evgeny Shevchuk, presidente della non riconosciuta Repubblica Moldava di Transnistria (Foto: Itar Tass)

Intervista al presidente Evgeny Shevchuk sul probabile sblocco della situazione nella regione moldava

Il presidente della non riconosciuta Repubblica Moldava di Transnistria, Evgeny Shevchuk, in un’intervista al quotidiano Vzglyad ha affrontato i problemi della repubblica in relazione alla crisi ucraina e ha inoltre fatto una previsione sullo sviluppo della situazione per l’intera regione.

Lo scorso finesettimana Vladimir Putin, in una conversazione telefonica con Barack Obama, ha richiamato l’attenzione del presidente degli Stati Uniti sull’"effettivo blocco esterno" della Transnistria. Secondo le parole di Putin, ciò "comporta l’aggravarsi in modo significativo delle condizioni di vita degli abitanti della regione, ostacola la loro mobilità e le normali attività commerciali ed economiche". Si può affermare che la Transnistria in questo momento sia bloccata dal versante ucraino?

"La Transnistria si è sempre trovata in una condizione di blocco permanente. Tuttavia tale blocco si è rafforzato notevolmente nel 2006, quando ci fu un effettivo arresto dell’esportazione delle proprie merci, del sistema bancario e della stessa possibilità di trasferire merci e passeggeri servendosi delle proprie compagnie di trasporto. Fu fermato anche il trasporto fluviale e aereo. Adesso la situazione è aggravata dal fatto che le misure restrittive sono già applicate alla libertà di circolazione dei cittadini. In particolare, ciò riguarda i cittadini russi, ovvero gli uomini che hanno maturato l’età per il servizio militare. Tali restrizioni si rivelano per noi dolorose, perché in Transnistria vivono circa 200mila cittadini russi".

La Transnistria e quel referendum del '92

Quali azioni si intende adottare in relazione al recente rifiuto delle autorità ucraine di lasciar passare attraverso il proprio territorio Oleg Segal, rappresentante speciale del presidente della Transnistria, e altri cittadini della Federazione Russa, residenti nella regione?

"Stiamo valutando attentamente la situazione. Sono state avviate le consultazioni con l’Ucraina per uno scambio di vedute sui motivi di tali azioni, che è difficile definire di buon vicinato. Purtroppo, non possiamo ancora ottenere una risposta chiara sulle ragioni di questi atti. La libertà di circolazione è un diritto fondamentale, per questo noi non prendiamo, né prenderemo, in considerazione l’introduzione di restrizioni simili per i rappresentanti ucraini. Noi crediamo che qualsiasi tipo di problema con i vicini vada risolto al tavolo dei negoziati. Spero che dopo un certo periodo si arrivi a capire che i cittadini ucraini, russi e moldavi devono potersi muovere attraverso i confini liberamente. Naturalmente, fatta eccezione per i criminali, le cui restrizioni sono stabilite dalla legge".

Che ripercussioni ha la riunificazione di Russia e Crimea sui rapporti tra Russia e Transnistria?

"I rapporti tra Russia e Transnistria sono basati su dinamiche positive di sviluppo. Lo scorso anno è stato concluso un accordo, firmato dal rappresentante speciale del presidente della Federazione Russa per la Transnistria, il vicepremier del governo russo Dmitry Olegovich Rogozin e dal presidente della Transnistria, sull’ampliamento delle collaborazioni in materia socio-economica. In base a questo accordo la controparte russa si impegna a dare il proprio contributo nella creazione delle condizioni per il miglioramento di vita dei cittadini russi residenti in Transnistria e dei compatrioti. Per quanto riguarda la Crimea, noi transnistriani sosteniamo appieno la posizione del governo della Federazione Russa, secondo cui ogni stato è tenuto a difendere i propri cittadini, dovunque essi si trovino. Lo fanno tutti i paesi civilizzati. E lo fa anche la Federazione Russa. Dal nostro punto di vista, non potrebbe essere altrimenti".

Quali previsioni si sente di fare circa lo sviluppo della situazione per la Transnistria?

"Vediamo come evolvono gli eventi. Oggi è più che evidente che la Moldavia si accinge a concedere pieni poteri all’Unione Europea in campo economico. Nella stessa direzione si sta muovendo in maniera dinamica l’Ucraina. La Moldavia inoltre sta ampliando la cooperazione militare con la Romania, pur non avendo con lei alcun accordo interstatale sui confini. Secondo la nostra opinione, la Moldavia sta praticamente delegando i suoi pieni poteri militari attraverso la Romania al corrispondente blocco di stati. A nostro parere, le condizioni esterne e i rischi, che sorgono in seguito a tali decisioni prese dai nostri vicini, rendono necessario lo studio degli aspetti socio-economici e politici.

Credo che non vada collocata una riserva al centro dell’Europa poiché i transnistriani hanno le proprie preferenze e convinzioni. Devono essere rispettati la volontà del popolo e l’opinione dei cittadini che vivono qui. Penso che, sia per la Moldavia che per la Transnistria, una delle opzioni migliori per la stabilizzazione sia la formula, più volte da me espressa, del «divorzio» civile. Esistono gli esempi della Repubblica Ceca e Slovacchia. Noi dobbiamo accettare la realtà dei fatti, non interferire l’uno con l’altro, sviluppare la propria economia e occuparci di stabilire le condizioni per la crescita del potenziale umano all’interno dello stato. Quando si cerca, attraverso le restrizioni e quindi la soppressione del potenziale economico della Transnistria, di creare le condizioni per ricevere ulteriori concessioni politiche, la situazione non ha più senso. A mio parere, essa va risolta proprio nel 2014".

Qui il testo originale dell'intervista 

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