Spazio, la Cina vicina al sorpasso della Russia

Con otto veicoli spaziali in orbita, la Cina si è riconfermata, per la quarta volta dal 2007, al primo posto per numero di satelliti nazionali di telerilevamento lanciati nello spazio (Foto: NASA / Jeff Berkes)

Con otto veicoli spaziali in orbita, la Cina si è riconfermata, per la quarta volta dal 2007, al primo posto per numero di satelliti nazionali di telerilevamento lanciati nello spazio (Foto: NASA / Jeff Berkes)

Pechino riduce il divario con Mosca nel settore dell'astronautica grazie a ingenti investimenti e progetta un nuovo sbarco sulla Luna entro il 2020

Secondo i dati relativi al 2011, la Cina avrebbe esportato prodotti ad alto contenuto tecnologico, principalmente nel settore dell’industria aerospaziale, per un valore di 3 miliardi di dollari l’anno. Le cifre russe, in quest’ambito, sono di 1,1 miliardi di dollari. Si può dire, alla luce di ciò, che la Cina stia rapidamente guadagnando terreno rispetto alla Russia, andando a occupare le prime posizioni nel settore dell’industria spaziale?

Nel 2012, secondo le statistiche mondiali ufficiali, sono stati lanciati in orbita ventiquattro satelliti per l’osservazione sistematica della Terra, appartenenti a tredici Paesi e organizzazioni. Con otto veicoli spaziali in orbita, la Cina si è riconfermata, per la quarta volta dal 2007, al primo posto per numero di satelliti nazionali di telerilevamento lanciati nello spazio. Pechino ha superato con un bel distacco la Russia, che ha lanciato in orbita solo 3 satelliti.

La Russia, prevede, nel frattempo, di riuscire a controllare entro il 2020 tutti i metodi di telerilevamento della Terra (radar, ottico, e così via) in modo da evitare l’acquisto di dati da satelliti stranieri. La Federazione Russa sta a tal fine programmando un brusco incremento del numero di satelliti di telerilevamento da quattro a 26 unità, ha dichiarato Valeri Zaichko, consigliere del presidente dell’Agenzia spaziale russa Roskosmos. La quota dei veicoli russi in questo mercato dei servizi è destinata di conseguenza a crescere dal 25 fino all’80 per cento.

Ciononostante, il telerilevamento e la raccolta di dati costituiscono solo una parte dell’attività spaziale. C’è anche la cosmonautica con equipaggio, dove la Russia fa fatica a occupare una posizione di prima fila. È quasi tutto pronto, tra l'altro, in Cina, per il lancio della prima sonda spaziale cinese sulla superficie della luna. Entro il 2020 Pechino prevede di inviare sul corpo celeste un’importante spedizione umana. Del resto, i fatti sono argomenti testardi.

Fatto n. 1. La Cina ci ha messo un anno in meno rispetto all’Urss per passare dal primo volo umano nello spazio a impiegare effettivamente gli astronauti per operazioni in orbita. Il primo equipaggio sovietico si insediò nella stazione Salyut-1 nel 1971, 10 anni dopo il volo di Yuri Gagarin; i taikonauti, invece, sono saliti a bordo della loro prima stazione spaziale Tiangong-1 nel 2012, 9 anni dopo il primo volo con equipaggio nella storia della Cina, effettuato dall’astronauta Yang Liwei.

Fatto n. 2. È risaputo che la navicella spaziale cinese Shenzhou è stata realizzata sulla base del veicolo spaziale sovietico Soyuz. Tuttavia, la navicella cinese è stata così radicalmente ridisegnata e sostanzialmente migliorata, che, oggi, si può dire, a tutti gli effetti, che la Cina ha sviluppato un proprio veicolo spaziale con equipaggio. In particolare, la creazione cinese prevede lo sgancio in orbita, operazione che consente al modulo con a bordo i taikonauti di fare ritorno sulla Terra , mentre l’altro modulo rimane nello spazio a operare come laboratorio automatizzato. Differentemente dal Soyuz, la Shenzhou è, inoltre, sostanzialmente più grande in termini di volumi interni ed è dotata di un sistema autonomo di approvvigionamento energetico.

Fatto n. 3. Le stazioni spaziali sono senza dubbio l’orgoglio della Russia nell’ambito della cosmonautica con equipaggio. La Stazione Spaziale Internazionale, tuttavia, è stata in gran parte assemblata grazie al sistema di lancio riutilizzabile e di navette spaziali della Nasa, mentre il segmento russo della stazione non risulta ancora del tutto operativo e i nuovi moduli orbitali russi esistono solo sotto forma di dichiarazioni isolate. Se parliamo di stazioni spaziali da un punto di vista prettamente quantitativo, la Cina ha naturalmente ancora parecchia strada da fare per raggiungere la Russia, tuttavia, la quantità, così come l’esperienza, verranno col tempo. La Cina, infatti, prevede, entro il 2020, di assemblare, nell’orbita terrestre bassa, la stazione spaziale trimodale Tiangong–3, del peso complessivo di circa 60 tonnellate.

Importante qui è anche la questione dei prodotti ad alto contenuto scientifico-tecnologico, la cui quota riveste un ruolo fondamentale nell’industria spaziale di entrambi i Paesi. Come riportava, ai primi di ottobre 2013, il Quotidiano del Popolo, l’organo ufficiale di stampa della Repubblica Popolare Cinese, “la Cina occupa attualmente il terzo posto a livello mondiale per volume totale di investimenti in ricerca e sviluppo: ciò riduce sempre di più il divario con i Paesi sviluppati e rafforza il suo status di grande potenza nell’ambito scientifico e tecnologico”.

Nel 2012, la Cina rappresentava il 14,2 per cento della spesa globale per le attività di ricerca e sviluppo. La Repubblica cinese seguiva solo gli Stati Uniti, che rappresentano il 31,1 per cento della spesa totale, e l’Europa unita, con una quota del 24,1 per cento. La Cina ha superato anche la Russia, ferma con una quota dell’1,9 per cento.

Allo stesso tempo, il governo cinese è intenzionato a scrollarsi di dosso lo status di “catena di montaggio” mondiale, al fine di trasformare il Paese in un avamposto mondiale per la produzione di prodotti ad alto contenuto scientifico-tecnologico. Alcuni Paesi vicini – tra cui, in primis, il Giappone - si stanno già lamentando della fuga crescente dei loro scienziati verso la Cina.

Qual è, in questo caso, la realtà russa? Secondo Tamara Kasyanova, primo vicepresidente del Gruppo russo di direttori finanziari, il problema principale degli scienziati russi è che non dispongono delle condizioni necessarie, anche finanziarie, per realizzare il loro lavoro. Parallelamente, Yuri Karash, membro-corrispondente dell’Accademia russa di cosmonautica, ritiene che “le doti intellettuali degli ingegneri e progettisti russi siano sufficienti per portare a termine tutti gli obiettivi spaziali più innovativi e ambiziosi che si potrebbero profilare nell’attuale fase di sviluppo scientifico e tecnologico”.

È vero che l’“allievo” ha ancora molta strada da fare per raggiungere i volumi del “maestro”, tuttavia, il desiderio di affermarsi quale leader mondiale nel settore spaziale e la sua politica tecnico-scientifica, equilibrata e moderna, permetteranno presto alla Cina di ridurre questo divario.

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