Mosca convince Assad a cedere le armi chimiche

La Siria potrebbe mettere sotto il controllo internazionale le armi chimiche, scongiurando in questo modo un possibile attacco esterno (Foto: Reuters)

La Siria potrebbe mettere sotto il controllo internazionale le armi chimiche, scongiurando in questo modo un possibile attacco esterno (Foto: Reuters)

La crisi in Siria si avvicina a un punto critico: le chance di pace sono appese alla consegna di Damasco del proprio arsenale sotto il controllo internazionale

Il presidente della Siria Bashar Assad ha dichiarato che invierà all'Onu i documenti necessari per trasferire l'arsenale chimico siriano sotto il controllo internazionale. Ha inoltre sottolineato che il Paese ha scelto di fare questo passo grazie alla proposta di Mosca e non in seguito alle minacce di Washington.

Il presidente siriano ha comunicato alla rete televisiva Rossiya 24 i tempi per l'entrata in vigore dell'accordo, che non corrispondono a quelli indicati, in tono perentorio, dagli Stati Uniti. Si ricorda che Washington ha accettato di ritardare i bombardamenti di appena due settimane; secondo Assad, invece, l'accordo entrerà in vigore solo un mese dopo l'adesione di Damasco all'Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche (Opac).

“A mio avviso, l'accordo entrerà in vigore un mese dopo la sottoscrizione. A quel punto la Siria comincerà a trasmettere alle organizzazioni internazionali i dati realtivi alla protezione dell'arsenale chimico. Si tratta di procedure standard già stabilite. Noi ci atterremo alle procedure.” ha dichiarato Assad.

Parlando del trasferimento dell'arsenale chimico sotto controllo esterno, il presidente siriano ha osservato che “non è un meccanismo unilaterale. Il ruolo più importante durante questo processo spetta allo Stato russo”. Ha inoltre aggiunto: “Non abbiamo né fiducia, né legami con gli Stati Uniti. La Russia è l'unico Paese che può svolgere questo ruolo”.

In precedenza, l'ambasciatore della Siria alle Nazioni Unite, Bashar Jaafari, aveva già dichiarato che il Paese era pronto ad aderire alla Convenzione per la Proibizione delle Armi Chimiche, che vieta l'uso, la produzione e la conservazione di tali armi.

Prima di questa dichiarazione, Farak Khan, inviato delle Nazioni Unite, aveva rilasciato una dichiarazione affermando che le autorità siriane avevano inviato all'Onu un'istanza di adesione alla Convenzione. Damasco entrerà ufficialmente a far parte della Convenzione 30 giorni dopo la presentazione dei documenti, l'11 ottobre 2013.

Secondo Fedor Lukjanov, caporedattore della rivista La Russia nella politica globale e membro del Consiglio Affari Internazionali russo, l'iniziativa della Russia potrebbe essere un totale fallimento, perché i dettagli sul trasferimento delle armi chimiche sotto il controllo internazionale non sono chiari. Il politologo ritiene che nel processo di definizione di tali criteri potrebbero sorgere incomprensioni tra le varie parti. Lukjanov stima che l'iniziativa russa abbia un 60 per cento di probabilità di successo, dal momento che l'idea consente subito ad alcuni dei principali interlocutori parte del dibattito internazionale di “ritirarsi dallo scontro sulle armi chimiche, facendo passare questo successo come una vittoria personale”. “Sono prima di tutto gli Stati Uniti, - fa notare, - ad avere questa opportunità”.

Anche la Russia ha interesse a garantire il successo dell'iniziativa, “perché per la Russia è l'occasione di dimostrare che la nostra diplomazia, mantenutasi coerente e di principio negli ultimi due anni e mezzo, alla fine ha dato risultati e siamo riusciti ad evitare una guerra”, ha dichiarato Lukjanov. Secondo la sua analisi, l'opposizione siriana è la parte meno interessata al successo dell'iniziativa.

Nel frattempo, il 13 settembre 2013 sono continuate a Ginevra le trattative tra i ministri degli Esteri di Russia e Stati Uniti, Sergei Lavrov e John Kerry. Agli incontri hanno partecipato anche un inviato speciale del Segretariato Generale dell'Onu e della Lega dei Paesi Arabi per la Siria, Lakhdar Brahimi. I diplomatici hanno discusso la possibilità di convocare una conferenza internazionale per discutere la situazione in Siria.

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