Putin: "Il modello sociale europeo non è sconfitto"

Il Presidente della Federazione, in un'intervista a "Ria Novosti", rilasciata alla vigilia della partenza per il summit in Irlanda del Nord, parla del futuro del G8, del G20 e della Russia

Intervista al Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin rilasciata all'agenzia RIA Novosti, alla vigilia della sua partenza per il vertice del G8, in programma il 17-18 giugno 2013 in Irlanda del Nord.

Parteciperà al vertice del G8 non solo in qualità di capo di uno degli Stati membri, ma anche come capo del Paese che presiede il G20. Secondo Lei, quanto è ancora attuale il formato del G8? Vorrebbe suggerire ai colleghi di separare il settore di competenza tra il G20 e il G8, concentrando il primo sulle questioni economiche e l’altro su quelle politiche? Potrebbe già adesso tracciare le linee generali dell’agenda che la Russia proporrà come presidente del G8 dell’anno prossimo?
Ha ragione, al vertice di Lough Erne la Russia svolgerà un ruolo particolare, cioè non solo come attuale presidente del G20, ma anche come prossimo presidente del G8. Ciò determina una grande responsabilità: dovremo accordare l’attività di questi due appuntamenti nell’anno corrente e dunque mantenere nel 2014 lo stesso alto livello del lavoro iniziato dai colleghi britannici. Dal mio punto di vista, che è condiviso dai nostri partner, il G8 è abbastanza dinamico. La Russia partecipa attivamente a questo circolo e proprio grazie a noi non si sente solo la voce degli Stati occidentali sviluppati, ma anche dei Paesi che si stanno velocemente sviluppando e stanno assumendo un ruolo sempre più importante nella politica e nell'economia globale. Le discussioni che si svolgono nell’ambito del G8 sono caratterizzate da profondità e fiducia, il che permette di risolvere in chiave costruttiva molti problemi, anche i più acuti. Per esempio, a Lough Erne abbiamo intenzione di parlare della situazione in Siria, Medio Oriente, Nord Africa, Afghanistan ecc. Speriamo che i risultati della discussione torneranno utili. Un’altra caratteristica del G8 è che esso presta tradizionalmente molta attenzione al sostegno allo sviluppo internazionale, prima di tutto in Africa, e all'assistenza di Paesi poco sviluppati. A proposito, la concezione di tale assistenza al momento sta subendo notevoli cambiamenti. Attraverso un dialogo diretto e l'interazione con quegli Stati, il G8 sta cercando dei “problemi nodali”, sta elaborando dei programmi e dei passi comuni per la loro soluzione. Ora, per quel che riguarda la divisione dei settori di competenza in campo economico e politico tra G8 e G20, credo che ciascuno di questi formati abbia il proprio “valore aggiunto” e sarebbe sbagliato e poco corretto fare una spartizione artificiale tra le questioni politiche e quelle economiche. Cercheremo di provarlo nel 2014, quando ospiteremo a Sochi il vertice del G8.

La Gran Bretagna ha annunciato come una delle priorità della sua presidenza nel G8 l’aumento della trasparenza dell’economia globale e il rifiuto di utilizzare attivamente le zone offshore. Quali strumenti proporrà la Russia per eliminare le zone offshore dall’economia globale? Mosca suggerirà in questo contesto di affrontare più attentamente il problema delle Isole Vergini Britanniche che sono sotto la giurisdizione della Gran Bretagna stessa?
L’eliminazione delle zone  offshore è un’importante condizione per rimuovere gli squilibri strutturali nell’economia globale. È universalmente noto il fatto che è nelle zone  offshore che si accumulano notevoli somme di capitale speculativo, a volte di chiara origine criminale. Come una delle misure per eliminare le zone  offshore, la Russia propone di concludere accordi bilaterali con queste zone e le giurisdizioni a bassa tassazione. Tali documenti mirano a contrastare gli schemi “grigi” che tendono a ridurre al minimo le tasse e devono prevedere lo scambio delle informazioni fiscali. Dopo l’inizio della crisi finanziaria globale, il rafforzamento della cooperazione internazionale nelle questioni della tassazione è divenuto una priorità per il G20. Per quel che riguarda le zone offshore che si trovano sotto la giurisdizione della Gran Bretagna, su questo problema ha attirato l’attenzione il capo del vertice del G8, David Cameron. Il premier britannico lavora coerentemente all’aumento della trasparenza della tassazione (compresa evasione fiscale e ottimizzazione aggressiva) non solo nel mondo, ma anche nel suo Paese. Spero che il suo appello ad aumentare l’interazione nell’ambito dello scambio delle informazioni fiscali e della semplificazione dell’accesso degli organi di controllo ai dati degli ultimi beneficiari non lascerà indifferenti.

Una delle questioni che saranno discusse durante il prossimo Forum Economico di San Pietroburgo è la possibilità, per uno Stato sociale, di essere economicamente competitivo nel mondo moderno. Crede che esista un futuro per il modello europeo dello stato sociale? Non teme che la Russia ripeterà il destino dell’Europa, che soffre dell’inefficienza economica?
A mio avviso, tale impostazione della questione non è corretta. Com’è possibile legare la questione dell'efficienza economica dello Stato, della sua competitività alla rinuncia a tutti gli obblighi sociali? La tutela della popolazione, la sua protezione sociale, è una delle funzioni cruciali dello Stato e l'eventuale rinuncia a questo mette a repentaglio l'esistenza dello stato stesso. Il problema è un altro e la crisi in alcuni Paesi europei lo ha dimostrato chiaramente. La parola chiave qui è inefficienza. Non la politica sociale, ma una vita fatta di spese superiori alle proprie risorse, la perdita del controllo sullo stato generale dell’economia, i disallineamenti strutturali: questo è ciò che porta alle conseguenze che l’Europa affronta oggi. Inoltre, in molti Paesi europei sta fiorendo il parassitismo, quando non lavorare è assai più proficuo che lavorare. Ciò non minaccia solo l’economia, ma anche le basi morali della società. È ben noto che molti cittadini dei Paesi meno sviluppati arrivano in Europa appositamente per “vivere dell’assistenza sociale”, come si dice in Germania. Stiamo lavorando per garantire l’equilibrio tra i guadagni meritati per i lavoratori statali, il sistema pensionistico normale, servizi statali di qualità, comprese istruzione e sanità, una ragionevole politica di bilancio e gli incentivi all’economia. In caso contrario, la gente semplicemente non potrebbe essere certa del proprio domani e non avrebbe fiducia verso lo Stato, e senza questo non si può parlare di alcun tipo di crescita economica stabile e sviluppo nazionale sostenibile. Noi abbiamo fatto la nostra scelta da tempo: non ci sottrarremo ai nostri obblighi sociali. Oggi proprio la crescita dei redditi della popolazione, delle spese di consumo, dei prestiti bancari sono i fattori principali che stimolano l’economia del nostro Paese. I grandi mezzi finanziari dello Stato vengono spesi per aumentare l’occupazione, per creare nuovi posti di lavoro e realizzare programmi di impiego. Allo stesso tempo, i redditi in termini reali sono sempre in crescita. L’adeguamento delle pensioni e dei sussidi sociali all’inflazione avviene in modo istantaneo e viene modernizzato il sistema pensionistico in generale. Di conseguenza, il livello della disoccupazione in Russia nei primi quattro mesi del 2013 è rimasto abbastanza basso, al 5,7 per cento. Per quello che riguarda l’Europa, da quanto vediamo, i principali Paesi europei svolgono riforme strutturali per aumentare la competitività delle proprie economie, lottano contro la disoccupazione. Allo stesso tempo, per via del miglioramento del coordinamento delle politiche di bilancio ed economiche, l’approccio verso l’austerità finanziaria diventa più flessibile e i loro obblighi sono stati formalizzati nella Strategia dello sviluppo economico-sociale dell’Ue fino al 2020. Quindi non bisogna dare per sconfitto il modello sociale europeo.

L'intervista è stata pubblicata in forma ridotta su "La Voce della Russia"
Per leggere l'intervista in versione originale cliccare qui

Tutti i diritti riservati da Rossiyskaya Gazeta