In ricordo di Chernobyl

La catastrofe di Chernobyl viene ricordata nell'ambito della Giornata Internazionale della commemorazione in onore delle vittime delle avarie e catastrofi radioattive (Foto: Sergei Starostenko / Ria Novosti)

La catastrofe di Chernobyl viene ricordata nell'ambito della Giornata Internazionale della commemorazione in onore delle vittime delle avarie e catastrofi radioattive (Foto: Sergei Starostenko / Ria Novosti)

Nell’ambito della Giornata Internazionale della commemorazione in onore delle vittime delle avarie e catastrofi radioattive in molte città della Russia, della Bielorussia e dell’Ucraina si svolgeranno cerimonie solenni

Il 26 aprile si celebra la Giornata Internazionale della Commemorazione delle vittime delle catastrofi radioattive. Questo giorno del 1986, alla Centrale elettronucleare di Chernobyl, si verificò una tremenda avaria che indusse l’umanità a riflettere con impegno sulla sicurezza dell’energia nucleare.

L’atomo pacifico era entrato a far parte della vita dell’umanità più di cinquant’anni fa. I reattori nucleari hanno consentito non solo di ridurre la “fame energetica”, ma anche di risanare l’ambiente in tutta una serie di Paesi. Si riporta, a titolo di esempio, il caso della Francia, dove il 75 per cento dell’energia elettrica viene prodotta dalle centrali elettronucleari, il che ha consentito di ridurre di 12 volte le emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera. Si potrebbe credere che si tratti di una variante ideale. Ma solo a condizione di un funzionamento sicuro.

Lungo tutto l’arco dell’esistenza dell’energia nucleare in vari Paesi del mondo hanno avuto luogo avarie ed incidenti di varia gravità. Se ne contano già quasi 400. I più grossi sono l’incidente di Chernobyl, in Ucraina; l’avaria alla centrale elettronucleare statunitense, avvenuta a Tree Michael Ireland nel 1979, e l’avaria a Fukushima-1, in Giappone, nel 2011. Secondo alcuni ricercatori, l’incidente di Fukushima ha superato di venti volte quello di Chernobyl per volume delle emissioni radioattive sommarie. "Gli incidenti sono stati dovuti a cause diverse ma l’esperienza di questi avvenimenti è stata studiata dagli specialisti in modo scrupoloso", ha detto Sergei Pikin, direttore del Fondo Sviluppo Energia.

"In situazione di catastrofi tecnogeniche, - aggiunge Pikin - l’umanità appare assai indifesa, perciò occorre pensare in anticipo alle situazioni che possono sorgere, alle misure che si possono prendere per neutralizzare e ridurre il grado di impatto dei rischi. In questo senso è eccezionalmente importante l’attenzione ai problemi della sicurezza".

Attualmente nel mondo funzionano circa 440-450 reattori di centrali elettronucleari. Più di 60 ne sono in fase di costruzione. Tuttavia l’incidente più recente avvenuto in Giappone ha gravemente compromesso l’immagine del settore dell’energia nucleare, la quale è stata corretta in tre decenni trascorsi dopo la catastrofe di Chernobyl. In ragione di ciò si sono intensificate le ricerche in direzione dell’energia alternativa, come ha detto Oleg Dvojnikov, caporedattore della rivista Atomnaja strateghia (Strategia atomica): "Le alternative, sicuramente, non mancano. È possibile realizzare impianti energetici gas/vapore, a carbone. Ma esiste un equilibrio ottimale di potenze. Gli specialisti dicono che circa mille reattori nucleari, in sostanza, possono esistere e funzionare sul pianeta. Un altro conto è che parallelamente alla costruzione delle centrali elettronucleari occorre risolvere i problemi riguardanti il combustibile nucleare esausto, il riutilizzo delle scorie nucleari. Tuttavia, nei prossimi 30-40 anni i reattori nucleari hanno una prospettiva e, quindi, si continuerà a realizzarli".

Nell’ambito della Giornata Internazionale della commemorazione in onore delle vittime delle avarie e catastrofi radioattive in molte città della Russia, della Bielorussia e dell’Ucraina si svolgeranno cerimonie solenni. In dieci Paesi dell’Europa all’insegna del motto “Per un futuro senza Chernobyl e Fukushima” è in corso la “Settimana d’azione Europea”, il cui programma prevede, in particolare, l’organizzazione di incontri di rappresentanti dell’opinione pubblica con liquidatori di Chernobyl, il cui coraggio e spirito di abnegazione permise di neutralizzarne le conseguenze della catastrofe del 26 aprile 1986.

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