L’amore oltre le sbarre: quando le donne si innamorano dei detenuti

Jannoon028/Freepik, Aleksandr Schemlyaev/Global Look Press
Si conoscono su internet. Si frequentano. A volte si sposano. Abbiamo raccolto le storie incredibili di alcune ragazze che si sono invaghite di un condannato in carcere

Una ragazza di 22 anni dai capelli biondi entra in una piccola stanza che assomiglia a un ripostiglio. Si sfila il cappotto, mostrando un abitino bianco aderente e le spalle nude. È dicembre e fa freddo. La giovane si lascia scuotere da un brivido di freddo. Nella stanza non c’è il riscaldamento.

“Allora, dove sarebbe il tuo fidanzato? Cerchiamo di accelerare le cose”, borbotta l’impiegato. La ragazza non si scompone. E stringe ancora più forte tra le mani i due anelli d’oro che lei stessa ha comprato con i propri risparmi. 

Quando un ufficiale del Servizio Penitenziario accompagna nella stanza un uomo biondo e gli sfila le manette, lei lo fissa, senza parole. È la prima volta che la giovane vede il suo fidanzato in abito nero e cravatta, senza la sudicia divisa da detenuto. 

Il matrimonio tra la giovane impiegata di una tipografia e un ladro condannato a diversi anni di prigione si è svolto nel carcere di Voronezh (250 km da Mosca), un luogo isolato dal mondo esterno da uno spesso filo spinato. Alla cerimonia non era presente nessun familiare, né della sposa, né dello sposo. 

“Non mi importava che fossimo in un carcere e che mia madre non fosse presente. Io lo amavo. Tutto il resto non aveva importanza - ricorda Anastasia -. Eravamo felici da impazzire”. 

Vladimir, lo sposo, ha ottenuto tre giorni di semi-libertà per trascorrere la prima notte di nozze in una stanza dalle pareti spoglie, con un vecchio letto scricchiolante e una cucina comune: una tipica stanza messa a disposizione per le visite familiari nelle prigioni russe.

Un incidente “felice” 

Vladimir e Anastasia sono stati uniti o dal destino... o dalla disattenzione. Il ragazzo 19enne stava telefonando a un suo amico (aveva corrotto un impiegato della prigione per poter accedere al telefono), ma ha sbagliato a digitare il numero. Dall’altra parte della cornetta ha risposto una suadente voce femminile. 

“Mi piaceva il suo tono da baritono. E per questo non ho riattaccato - racconta Anastasia -. Siamo rimasti al telefono per quasi metà della notte”. 

La ragazza non si è fatta scoraggiare dal fatto che lui stesse chiamando dalla prigione: non ha mai cercato di nasconderglielo, anzi, le ha raccontato fin da subito la sua storia. Era stato incastrato dal suo migliore amico, anch’egli accusato di furto. All’epoca era molto giovane, ha pensato lei, e tutti da giovani possono sbagliare. 

Un mese dopo la prima telefonata, Anastasia si è recata nella prigione di Voronezh per conoscerlo personalmente. Il primo incontro è avvenuto attraverso un vetro e lei ha capito fin da subito che non si trattava di una casualità: aveva sempre avuto un’attrazione particolare nei confronti degli uomini biondi, alti e con gli occhi azzurri.

“In breve tempo il mio appartamento fu disseminato da lettere scritte da lui. Scriveva che mi amava e che non vedeva l’ora di rivedermi. Mi mandava delle bellissime cartoline e dei ritratti miei che realizzava lui stesso. Era tutto così romantico”, ricorda Anastasia. 

Lui non le ha mai chiesto niente in cambio. Ma Anastasia gli inviava periodicamente pacchi con costosi formaggi, salsicce, tè e sigarette. 

Si sono sposati l’anno successivo. E dopo 18 mesi, quando l’uomo è stato rilasciato, erano già in viaggio verso Mosca. Verso la loro nuova vita. 

Una romantica storia d’amore estiva 

Nel gergo del carcere, le donne come Anastasia sono chiamate “lyubimka” (termine che deriva dalla parola russa “amore”) e “zhdulya” (da “aspettare”). Esiste poi un’altra categoria di ragazze, chiamate “zaochnitsa” (da “corrispondenza”). 

E se Anastasia ha conosciuto suo marito per caso, molte altre donne cercano deliberatamente su internet uomini che si trovano in prigione. Sul celebre social network russo Vkontakte ci sono almeno una dozzina di gruppi dove i detenuti cercano ragazze da frequentare. Natalya, una studentessa di 19 anni, ha risposto a uno di questi annunci. 

“Ho sempre nutrito una forte attrazione per gli uomini più grandi - confessa -. E ho sempre trovato molto sexy la divisa da prigione. Forse perché anche mio padre era in prigione, non so...”. Di tanto in tanto al suo amante, di 45 anni, veniva concesso di trascorrere qualche giorno fuori dal carcere. Non è stato difficile, quindi, organizzare un primo appuntamento, terminato con un rapporto sessuale in un fienile abbandonato poco lontano dalla prigione. 

Natasha (diminutivo di Natalya, ndr) non gli ha mai inviato alcun pacco. Lui di tanto in tanto le offriva un gelato e qualche sigaretta, raccontandole delle storielle sulla sua vita da detenuto. Non gli piaceva parlare del reato commesso. E stando ai racconti della ragazza, a letto era piuttosto rude, ma a lei piaceva. 

La loro relazione è durata per tutta l’estate. Fino a quando, un bel giorno, Natasha ha ricevuto un sms da un numero sconosciuto, nel quale si diceva che il suo amante era stato rilasciato. Un fatto piuttosto strano, visto che lui le aveva confessato di dover scontare ancora diversi anni di pena. Il messaggio conteneva anche un indirizzo. Quando la giovane si recò sul luogo indicato, si ritrovò in un vecchio monolocale all’interno di un edificio di cinque piani. “Ma ad aspettarmi c’era un altro uomo - racconta Natasha -. Lì ho scoperto che il mio amante aveva una moglie e che quando è stato rilasciato aveva dato il mio numero di cellulare a un compagno di cella. Ero terrorizzata. Ma per fortuna lui mi ha lasciato andare dopo averlo supplicato. È un bene che ci fosse un solo uomo lì ad aspettarmi, e non dieci”. 

Da allora Natasha non si fida più dei detenuti e ha abbandonato il gruppo su VK. Dice che sono solamente in cerca di sesso e che non cercano né amore, né una relazione seria. “In realtà, credo che non ci si debba aspettare molto nemmeno dagli uomini comuni: sono tutti uguali”.

Tra compassione e illusione 

Secondo lo psicologo Sergej Simakov, molte donne sono inclini a provare compassione. “I detenuti del carcere si imbattono molto raramente in sentimenti di compassione - dice -. E spesso nella loro vita intervengono le donne, che si chiedono: E se fosse stato condannato ingiustamente o se avesse confessato un crimine che non ha commesso semplicemente per proteggere i propri compagni? Potrebbe essere una brava persona e va sostenuto”. 

Inoltre in certi casi alcune donne sono attratte dalla forza maschile, anche quella bruta, dalle imposizioni e dalla coercizione. 

"L'ideale femminile di un ‘uomo vero’ spesso è ancora legato al concetto di aggressività e violenza. C’è chi associa queste caratteristiche a un’apparente idea di protezione, senza rendersi conto che in realtà non è così”, dice Simakov.

Un circolo vizioso 

Nemmeno il matrimonio tra Anastasia e Vladimir alla fine ha funzionato. 

“Mi aveva promesso che avrebbe trovato un lavoro. Ma gli ex detenuti non vengono assunti da nessuna parte. In breve tempo riprese i contatti con quell’amico che lo aveva introdotto in giri strani... ed è tornato a rubare”, racconta Anastasia. Poco dopo lei si è laureata, mentre Vladimir è tornato nuovamente in prigione, condannato a una pena di due anni per un altro furto. 

Anastasia lo ha aspettato ancora una volta. Diceva di amarlo troppo. Una volta trascorsi i due anni, Vladimir è uscito dal carcere. E ha ripreso a rubare. Questa volta lei ha chiesto il divorzio. 

“In prigione la psiche di una persona cambia - conclude Anastasia -. So che è possibile riportare un condannato sulla retta via, ma io non ce l’ho fatta. Spero che ce la possa fare qualcun altro”. La giovane conclude dicendo che sì, è possibile costruire una vita insieme a un detenuto, perché alla fin dei conti si tratta di persone normali... che hanno semplicemente bisogno di maggior cura e di sostegno, anche psicologico.

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