Che lavoro avrebbero fatto i leader russi e sovietici se non avessero governato il paese?

Irina Baranova
Da Lenin a Putin, passando per Gorbaciov e Krusciov: la vita di queste persone sarebbe stata ben diversa se non avessero intrapreso la carriera politica. Vi sveliamo di cosa si occupavano prima di salire al potere

Vladimir Lenin, avvocato 

Alla fine del 1800 il giovane Lenin lavorava come assistente avvocato nella città di Samara (a 1.000 km a est di Mosca). Marxista entusiasta già all’epoca, il futuro leader della Rivoluzione ha seguito 18 casi in due anni.

“Uno dei suoi clienti era accusato di aver rubato una ruota, un altro di aver rubato del bucato, un altro ancora, totalmente sbronzo, aveva maledetto la Vergine Maria e l’imperatore…”, racconta Lev Danilkin nella biografia dedicata a Lenin. Durante la sua carriera di avvocato, Lenin non ha mai vinto nemmeno un caso, ma è riuscito più di una volta a ottenere una riduzione della pena per i propri clienti.

Joseph Stalin, sacerdote, poeta 

Stalin decise di intraprendere la strada della Rivoluzione dopo essere stato espulso dal Seminario spirituale di Tiflis (attuale Tblisi, Georgia), nel 1899. Fu espulso per non essersi presentato a un esame, nonostante avesse sempre ottenuto risultati eccezionali negli studi.

"Figlio di un calzolaio e di una lavandaia, era uno studente brillante. Aveva ottimi voti in matematica, teologia, greco, russo...", dice Simon Montefiore, biografo britannico. La madre di Joseph sognava che suo figlio diventasse sacerdote, ma lui scelse la via della Rivoluzione, che poco si addiceva alle rigide regole del seminario.

Il giovane Stalin possedeva inoltre un lato lirico: scriveva malinconiche poesie sulla natura e sulla sua patria, la Georgia.

Nikita Krusciov, minatore

L’uomo che salì al potere dopo Stalin, denunciandone ufficialmente le repressioni, iniziò la propria carriera a Yuzovka (oggi Donetsk, Ucraina) lavorando come minatore. Yuzovka, più volte descritta come una specie di “selvaggio ovest” russo, all’epoca era una città abitata prevalentemente da poveri minatori che speravano di poter migliorare le proprie condizioni di vita.

“Alcuni stranieri descrissero Yuzovka come la città della paura, fatta di lotte, crimini e sporcizia”, ha scritto lo storico Evgeny Antonyuk. “In questo contesto si distingueva il giovane Krusciov, il quale non beveva e non fumava. Stava facendo dei bei soldi e amava le cose costose”.

Con l’avvicinarsi della Rivoluzione e lo scoppio della guerra civile, Krusciov si unì ai bolscevichi ed entrò in politica, rivelandosi un uomo cauto e astuto, capace di imporsi dopo la morte di Stalin. 

Leonid Brezhnev, perito agrario e ingegnere 

Prima di entrare in politica Brezhnev, originario della città ucraina di Kamenskoye, cambiò diversi lavori. Iniziò come perito agrario in Urss, poi si trasferì negli Urali, dove partecipò all’organizzazione dei kolkhoz (fattorie collettive). Successivamente tornò in Ucraina, dove trascorse vari anni studiando ingegneria.

Forse avrebbe potuto portare avanti la carriera di ingegnere, ma negli anni Trenta, quando le epurazioni di Stalin fecero fuori diversi leader del partito, alla vita politica si affacciarono giovani attivisti come Brezhnev. 

Mikhail Gorbaciov, operatore di mietitrebbie

Il leader sovietico entrò in politica relativamente presto: attivista del Komsomol durante gli studi, vantava già una discreta carriera come operatore di mietitrebbie nella sua città Natale a Stavropol (1.400 km a sud di Mosca). 

Nelle sue memorie, Gorbaciov ricorda che quel lavoretto gli permise di mettere da parte un po’ di soldi che gli servirono per chiedere la mano a sua moglie Raisa quando era ancora uno studente squattrinato. 

Boris Eltsin, muratore

Le biografie di Eltsin dicono che dopo la laurea ottenuta alla facoltà di ingegneria civile di Sverdlovsk (oggi Ekaterinburg), Eltsin accettò diversi lavoretti, nel tentativo di fare più esperienze possibili. “Ha lavorato come muratore, operaio, falegname, pittore, stuccatore...".

Vladimir Putin, agente dei servizi segreti

Questa storia di sicuro la conoscete già: negli anni Ottanta l’attuale presidente russo lavorava per il KGB, i servizi segreti sovietici. Dopo la laurea in giurisprudenza all’Università statale di Leningrado (LGU), conseguita nel 1975, Putin si unì al KGB. 

Dal 1985 al 1989, insieme alla sua famiglia, si trasferì a Dresda, nella Germania dell’Est, dove svolse, come lui stesso disse, “un lavoro di routine”, che consisteva nel reclutare informatori e raccogliere informazioni.

Il suo lavoro venne interrotto dopo la caduta del muro di Berlino. Putin tornò così in Russia, lasciò il KGB e si dedicò alla carriera politica lavorando nell'amministrazione di Anatoly Sobchak (ex sindaco di San Pietroburgo). 

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Dmitry Medvedev, insegnante

Proprio come Putin, anche Medvedev si laureò in giurisprudenza alla LGU. Successivamente iniziò a insegnare all’università. 

Dal 1988 al 1990 insegnò diritto civile e diritto romano in questa stessa facoltà.

Negli anni Novanta, poi, lavorò nel municipio di San Pietroburgo sotto la direzione di Anatoly Sobchak, in stretta comunicazione con Putin. Quando Putin entrò nella vita politica, Medvedev lo seguì a Mosca, dove entrò a far parte dello staff della sua amministrazione.

Tuttavia, in un'intervista rilasciata del 2009 (quando ricopriva la carica di presidente della Russia) Medvedev disse che prima o poi sarebbe tornato a insegnare, perché è un ottimo modo per “mantenersi attivi intellettualmente”.

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