Daria, una ragazza russa a Bali: “Sembra di essere nella Russia degli anni Novanta”

Archivio personale
Daria Glazunova negli ultimi anni ha fatto di tutto: ha aperto un bar, ha lavorato come dj e art director. Oggi ha un figlio e, nonostante le difficoltà, si gode ogni momento della sua nuova vita a Bali

Ho sempre sognato di vivere in riva al mare e immergermi nella creatività. Inizialmente pensavo di trasferirmi in Marocco e aprire un centro per i surfisti, ma poi la vita mi ha portato a Bali.
Bali, al contrario di quello che molti pensano, non è il paradiso. Il lavoro non abbonda e si guadagna poco. Aprire un’attività qui non è facile, sembra di essere nella Russia degli anni Novanta.

Insieme ad alcuni amici avevo aperto un piccolo bar, ma poi abbiamo dovuto rinunciare, perché ci sono gruppi mafiosi locali che rendono il lavoro impossibile. Al di là di questo, qui sono riuscita a dare sfogo a tutte le mie doti creative: ho lavorato come dj, ho fatto surf, ho aperto un locale di narghilè e ho addirittura lavorato come art director.

La difficoltà più grande è rappresentata dalla lingua: qui, soprattutto nelle località meno turistiche, la gente non parla inglese. Mi è servita una grossa motivazione per imparare la lingua del posto.

Poi mi sono dedicata all’insegnamento del russo: gestivo un gruppo di studenti principianti. Devo ammettere che per parecchio tempo ho fatto fatica ad abituarmi al cibo locale, mi mancavano molto i prodotti russi, il tvorog in primis. Oggi per fortuna si trovano con maggior facilità i prodotti stranieri, anche quelli russi.
Sei anni fa ho sposato un ragazzo del posto, ci siamo sposati in spiaggia... ma quando la relazione è finita abbiamo avuto un po’ di difficoltà con il divorzio.
Un’altra cosa che colpisce a Bali è il traffico! Qui è pazzesco, e il mezzo più conveniente per spostarsi è il motorino. E anche quando ho dovuto partorire, sono corsa all’ospedale in motorino!

La gente del posto sa apprezzare le piccole cose: anche in una giornata semplice sono in grado di vedere il lato positivo. Mi piace molto questo approccio buddista alla vita!
I russi non sono aperti come i balinesi, non si fidano facilmente delle persone. Ma è comprensibile: abbiamo una storia e un carattere molto diversi. Forse solo adesso la generazione post-sovietica sta coltivando questo nuovo modo di relazionarsi con il mondo.

I miei genitori non capiscono del tutto il mio stile di vita, dicono che avrei bisogno di maggior stabilità. Spesso la gente non capisce come io possa viaggiare con un bambino piccolo, mi ripetono che dovrebbe avere una casa fissa, andare a scuola. Ma il mio bimbo ha sei anni e parla già tre lingue, adesso sta imparando il cinese ed è interessato a ogni cosa nuova. Questo approccio alla vita aderisce molto meglio al mio modo di essere.

Per utilizzare i materiali di Russia Beyond è obbligatorio indicare il link al pezzo originale

Scoprite le altre entusiasmanti storie e i video sulla pagina Facebook di Russia Beyond

Questo sito utilizza cookie. Clicca qui per saperne di più

Accetta cookie