L’incredibile salvataggio dell’alpinista russo Gukov, prigioniero per una settimana dei ghiacci

Non è riuscito a coronare il sogno di scalare il Latok-1 passando dalla parete nord, ma si è salvato la vita, resistendo senza cibo né acqua. Non è andata così bene al suo compagno di spedizione

L’alpinista russo Aleksandr Gukov, 42 anni, ha tentato di salire su una vetta di 7.145 metri in Pakistan, prendendo la strada più difficile. Il suo compagno, Sergej Glazunov, 26 anni, è caduto perdendo la vita, e Aleksandr è rimasto bloccato a 6.300 metri d’altezza, resistendo per sette giorni interi in attesa dei soccorsi.

Il nostro pianeta ospita un numero di montagne che è considerato quasi impossibile da scalare, anche per alpinisti esperti come i russi Aleksandr Gukov e Sergej Glazunov. Le famigerate montagne Latok appartengono a questa lista. Sono un gruppo di vette nella catena montuosa del Karakorum, in Pakistan. Il Latok-I è il loro gioiello della corona, che vanta una vetta che si innalza fino a 7.145 metri sul livello del mare.

Il Latok-I è stato conquistato per la prima volta da una spedizione giapponese guidata da Naoki Takada nel 1979. Gli alpinisti del Sol Levante aggiunsero la cima attraverso la parete sud della montagna, mentre l’impossibile parete nord è stata tentata più di 50 volte da dozzine di alpinisti e spedizioni, senza alcun risultato.

Piccozza d’oro

Anna Piunova, amica di Gukov ed editrice di Mountain.ru, un sito di alpinismo russo, ha detto che era stata proprio lei, qualche anno fa, a fargli venire l’idea di scalare il Latok-I.

“Sasha aveva appena vinto la ‘Zolotoj Ledorub’, la Piccozza d’oro russa, il riconoscimento più importante per gli alpinisti, e cercava nuovi obiettivi”, dice Piunova. “Sono stata io a parlargli della parete nord di questa montagna, rimasta inviolata. È diventato subito ossessionato da questa idea”.

Nel 2017, Gukov aveva fatto il suo primo tentativo di scalare la parete nord del Latok-I insieme ad altri due alpinisti di San Pietroburgo. Raggiunsero i 6.800 metri.

Valerij Shamalo, uno dei compagni di Gukov in quella salita, dice che la montagna ha un tempo imprevedibile, che rende difficile l’acclimatazione. Gli alpinisti devono spesso aspettare ore prima che le nuvole si allontanino, il che disturba il programma. Di conseguenza, quando gli scalatori sono quasi in cima, devono scendere perché non hanno abbastanza cibo e gas. Questo è quello che è successo al trio di alpinisti nel 2017: hanno finito il gas. Shamalo fu colpito da polmonite e congelamento. Dopo la salita, l’alpinista, che amava suonare la chitarra, ha finito per perdere diverse falangi delle mani e dei piedi.

“Estenuante ma fattibile”

“L’unica cosa che so per certo è che [affrontare] il lato nord del Latok-I è fattibile. Estenuante e dispendioso, ma fattibile. Questa volta non siamo saliti, ma sono sicuro che avremo tutte le possibilità di farlo la prossima volta”, disse Gukov dopo il tentativo del 2017.

Il 10 luglio, Gukov e Glazunov hanno iniziato la salita. Alla quota di 5.500 metri hanno lasciato l’equipaggiamento pesante al campo base insieme a una nota: “Abbiamo preso cibo per cinque giorni e siamo partiti”. Entro il 22 luglio, erano a quota 6.500 e pianificavano di raggiungere la cima il giorno seguente. Ma improvvisamente smisero di trasmettere e il 25 luglio, fu inviato un elicottero di soccorso. Entrambi gli scalatori furono avvistati vivi dopo un passaggio intorno alla montagna. Nessuna ulteriore azione venne ritenuta necessaria.

Un’ora dopo, Aleksandr trasmise una chiamata di soccorso, e divenne chiaro che durante quell’ora Glazunov era caduto, probabilmente durante un tentativo di iniziare a scendere. “Poco dopo sono arrivati altri tre messaggi da Gukov: “Sergej è caduto”, “Sono appeso alla parete”, Ho bisogno di aiuto. Ho bisogno di evacuazione”, dice Piunova.

Gukov non aveva corda per andare giù: erano nello zaino di Glazunov, insieme alla maggior parte della fornitura di gas. A Gukov era rimasta solo la sua tenda. Raggiunto un punto sicuro, coperto da possibili valanghe o cadute di massi, ha atteso lì. Lo stesso giorno, il tempo era migliorato abbastanza da consentire agli elicotteri di effettuare un salvataggio, ma sono stati ritardati e non sono riusciti ad arrivare ​​a Gukov.

Il salvataggio

“Non so dove Gukov abbia commesso un errore”, ha commentato Shamalov. “Può aver riposto troppa fiducia in Glazunov, che camminava molto velocemente; o forse aveva programmato tutto, ma il tempo ha complicato i piani. Potrebbe essere stato qualsiasi cosa: questa è la montagna. Da dove ci troviamo, non possiamo immaginare cosa esattamente sia andato storto lassù. Glazunov era un atleta bravo e forte”, ha aggiunto Shamalov.

Nel frattempo, Gukov ha continuato a inviare messaggi. “Si è arrabbiato, chiedendo perché gli elicotteri non ce l’hanno fatta la prima volta. Ci aspettavamo che il salvataggio richiedesse al massimo 6 giorni, ma eravamo sicuri che lo avremmo salvato prima”, ha detto Piunova il 31 luglio.

Finalmente, in quel giorno, gli elicotteri di salvataggio pakistani sono riusciti a localizzare e salvare Aleksandr. I piloti hanno eseguito un’operazione meticolosa e pericolosa: a questa altezza e in queste condizioni, qualsiasi mossa falsa avrebbe potuto portare a un disastro, uccidendo i piloti e l’alpinista.

“L’hanno salvato!”, ha scritto infine Piunova su Mountain.ru. “Sasha è nell’ospedale di Skardu (una città del Pakistan, vicino alla catena del Karakorum). Ha un leggero congelamento, solo sciocchezze. Ma è molto debole, riesce a malapena a parlare. Miei cari, grazie a tutti per il vostro supporto, non è stato vano! Profonda gratitudine ai piloti di Askari Aviation Pakistan, che hanno realizzato l’impossibile. Grazie all’ambasciata russa in Pakistan e personalmente a Vadim Zajtsev (primo segretario dell’ambasciata russa), grazie al ministero degli Esteri russo, non sarebbe successo se non fosse stato per voi”.

Nella prima intervista dal letto di ospedale, Gukov, che dovrebbe rientrare a Mosca su un volo del Ministero delle Situazioni di emergenza russo, ha detto che erano arrivati a circa 15 metri dalla vetta e di aver dovuto rinunciare per il maltempo. Quanto ai lunghi giorni passati in attesa dei soccorsi, dopo l’incidente, ha raccontato di aver avuto diversi sogni simili ad allucinazioni: si vedeva già a casa, al caldo, con gli amici. Poi si svegliava e capiva di essere ancora lassù, circondato dalla neve.

Pur nella gioia del salvataggio, gli amici alpinisti non hanno dimenticato di onorare la memoria dello scomparso Sergej Glazunov e un video commemorativo è stato pubblicato su YouTube il 9° giorno successivo alla sua scomparsa.

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