Kemerovo, la rabbia dopo la tragedia

Manifestazione in Piazza Pushkinskaya a Mosca in memoria delle vittime della tragedia di Kemerovo

Manifestazione in Piazza Pushkinskaya a Mosca in memoria delle vittime della tragedia di Kemerovo

Sergei Bobylev/TASS
Dopo lo shock, si contano i morti: ufficialmente sono 64, 41 dei quali bambini. Smentite le voci che parlavano di un numero molto più alto di vittime. Arrestata la guardia che non ha fatto scattare l'allarme. Dichiarato il lutto nazionale. Putin: "Tutti i colpevoli saranno puniti"

Igor Vostrikov è il simbolo vivente della tragedia di Kemerovo. Nel catastrofico incendio che domenica scorsa ha distrutto il centro commerciale "Ciliegia d’inverno", Igor ha perso tutto: ha perso la moglie, i suoi tre figli e la sorella. Tutti morti in quel cinema dalle porte sbarrate, mangiato lentamente dalle fiamme.

“Non ho più niente da perdere. La mia vita è finita”. Igor singhiozza davanti alle telecamere. E non è l’unico a piangere i propri familiari. Secondo i dati ufficiali, nel rogo hanno perso la vita 64 persone. 41 erano bambini.

E nel giorno di tutto nazionale, la Russia e la città di Kemerovo cercano di convivere con questo straziante dolore.

Fiori, lacrime e giocattoli per le vittime dell'incendio di Kemerovo

Il lutto

In tutto il paese il 28 marzo è stato dichiarato giorno di lutto nazionale. Ma le manifestazioni di solidarietà sono iniziate già nei giorni scorsi. Da Kaliningrad a Vladivostok, oltre 30 città del paese sono state teatro di incontri e riunioni per commemorare le vittime. Nella sola Mosca 12mila persone si sono date appuntamento in piazza Pushkinskaya, in silenzio, per ricordare i morti di Kemerovo.

“Non posso semplicemente starmene a casa senza fare niente. Ho visto un filmato in cui si intravedevano dei bambini lanciarsi nel vuoto dalle finestre del centro commerciale. È stato terribile”, ha raccontato uno dei particanti della manifestazione di Mosca, Aleksandr, al giornale Kommersant.

“Chiaramente non si può cambiare nulla. Nessuno capisce nemmeno un centesimo della sofferenza che stanno provando i familiari delle vittime, coloro che hanno perso i propri figli nell’incendio. Anche noi adesso abbiamo paura”, ha detto Yana, un’insegnante, al giornale Bugama di San Pietroburgo.

Il centro commerciale

Le indagini

Il 27 marzo il Presidente Vladimir Putin si è recato a Kemerovo, sul luogo della strage, insieme ai capi del comitato investigativo e al ministro per le Situazioni di emergenza. Secondo loro, tra le cause più probabili all’origine dell’incendio ci potrebbe essere un corto circuito. L’agenzia Tass ipotizza anche il dolo.

Aleksandr Bastrykin, capo del comitato investigativo, ha fatto notare che gli allarmi nel centro commerciale non funzionavano dal 19 marzo. E nessuno ha fatto nulla. Quando è scoppiato l’incendio, la guardia in servizio in quel momento, ora in manette, non ha fatto scattare il sistema di allarme. “Non siamo in grado di capire perché”, ha detto Bastrykin. Per di più le uscite di emergenza erano tutte bloccate. E ciò non ha fatto altro che aumentare il numero dei morti.

Fiori e giocattoli in piazza Dvortsovaya a San Pietroburgo per le vittime della strage

“A quanto pare ci sono state molte violazioni nella costruzione del centro commerciale”, ha aggiunto Bastrykin. Parlando con i cittadini di Kemerovo, Putin ha detto che è in corso un’indagine approfondita e che “tutti i colpevoli saranno puniti”.

Il 28 marzo il governatore Aman Tuleyev ha licenziato il vice governatore e il capo del dipartimento di politica interna.

Ciò che resta dell'edificio sventrato dalle fiamme

La paura

Negli ultimi due giorni a Kemerovo si sono rincorse alcune voci secondo cui le autorità locali starebbero sottovalutando il numero dei morti. Una folla di persone, scese in piazza furenti, hanno parlato di 335 vittime i cui corpi sarebbero segretamente tenuti nascosti negli obitori locali. Informazioni però che non hanno trovato alcuna conferma, anzi: alcuni rappresentanti della comunità hanno ottenuto il permesso per entrare negli obitori, convenendo che si trattava di voci false.

Le informazioni ufficiali sul numero dei morti quindi al momento restano le stesse: 64 vittime, fra cui 41 bambini. Il 28 marzo il ministro per le Situazioni di emergenza ha riferito che tutti i corpi sono già stati identificati.

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