Cocaina per 61 milioni di dollari: lo strano carico che unisce Russia e Argentina

Reuters
Un ex impiegato dell’ambasciata russa di Buenos Aires si rivela essere un trafficante di droga che fornisce di cocaina i paesi dell’Est Europa attraverso la Russia. Ora i servizi segreti dei due Paesi stanno investigando su un caso molto intricato

Nel dicembre del 2016, l’ambasciatore russo in Argentina Viktor Koronelli si dovette rivolgere al Ministero della Sicurezza del suo Paese per sottoporre un caso piuttosto insolito. Era arrivata una consegna sospetta, indirizzata alla Russia, nell’ambasciata. Le autorità, dopo aver aperto le 12 valigie, avevano scoperto che contenevano un enorme carico di cocaina: 389 chili, per la precisione, per il valore di circa 61 milioni di dollari. 

A quel punto Argentina e Russia cominciarono un’investigazione congiunta, i cui esiti, a un anno di distanza, risultano sempre più complicati da dipanare. A febbraio 2018 le indagini hanno portato all’arresto di sei persone – tra cui un ex impiegato dell’ambasciata e un poliziotto argentino di origine russa. Ma potrebbe rivelarsi solo la punta dell’iceberg. 

Presi con le mani nel sacco

Secondo i racconti dei media, i servizi segreti (dopo aver scoperto il carico) avrebbero sostituito la cocaina con della farina, dotato le valigie con dei rilevatori GPS e atteso che i criminali si facessero vivi. Molti dettagli sono ancora da chiarire (sono ancora registrati come top secret) ma, come ha affermato la portavoce del Ministero degli Esteri russi, Maria Zakharova, il carico apparteneva a un “dipendente dello staff tecnico dell’ambasciata [non un diplomatico]” che al momento del ritrovamento della cocaina aveva già lasciato l’Argentina.

Secondo la portavoce, è sbagliano ciò che dicono i media argentini, cioè che il piano era di inviare la cocaina in Russia nascondendola in una valigia diplomatica (che non può essere né aperta né controllata alla dogana). “Lo staff tecnico non ha accesso alla valigia diplomatica”, ha spiegato Zakharova, ricordando poi “l’alto ed efficiente grado di cooperazione” tra i servizi di sicurezza russi e argentini. 

La portavoce non ha specificato l’identità della persona sospettata, ma molti organi di stampa di Buenos Aires hanno fatto il suo nome: Alì Abyanov. Secondo le ricostruzioni avrebbe ricevuto le valigie in Russia il 22 febbraio del 2018, un anno dopo il ritrovamento della cocaina da parte delle forze dell’ordine. E sarebbe stato subito arrestato insieme ad altri due uomini. 

I collegamenti con lAmerica Latina

Nello stesso momento, dall’altra parte del mondo, la polizia argentina arresta due persone, sospettate di essere i complici dei trafficanti russi: due cittadini argentini di origini russe. Uno di loro, Ivan Blizniouk, sarebbe un ufficiale di polizia locale.

Il giornale argentino Clarín ha pubblicato una registrazione delle conversazioni tra Blizniouk e l’altro trafficante di Buenos Aires, Aleksandr Chikalo, in cui si fa menzione di un altro possibile partecipante a tutta l’operazione: il misterioso “Mister K.”. Secondo il giornale, “K” sarebbe un uomo d’affari che avrebbe fornito ai trafficanti l’auto diplomatica per far arrivare la valigia in aeroporto, ma il piano sarebbe fallito a causa dei rapporti tesi con Koronelli.

Secondo i media, l’uomo che si nasconde dietro questo pseudonimo sarebbe Andrej Kovalchuk, un businessman russo che ora vive in Germania, inserito nel commercio di beni di alta qualità (alcol, caffè, sigarette e caviale). A proposito della presunta identità di “Mister K.” gli ufficiali russi e argentini non hanno rilasciato commenti.

Voci e misteri

Ci sono però ancora molti lati oscuri in questa storia. Ad esempio, il Telegraph ha scritto che Nikolaj Patrushev, il direttore dei servizi di sicurezza federali della Russia (Fsb), visitando l’Argentina nello scorso dicembre 2017 per incontrare il presidente Mauricio Macrì, avrebbe usato il suo aeroplano per trasportare “cocaina” (sostituita con farina) fino a Mosca. Gli ufficiali russi, però, negano la questione, definendola “fantasiosa”.

In ogni caso, la domanda principale è: come potevano i criminali pensare di inviare il loro carico a Mosca senza essere notati se non utilizzando una valigia diplomatica? Come ha affermato alla Bbc il diplomatico russo ed ex vice-ministro degli Affari Esteri Georgj Kunazde, qualche volta è possibile trasportare materiale non diplomatico attraverso una valigia diplomatica, se prima c’è stato un accordo ufficiale tra l’ambasciata e le altre organizzazioni.

“Comunque, un contabile qualsiasi [la posizione che aveva all’ambasciata Alì Abyanov] non dovrebbe occuparsi di cose di questo tipo”, continua Kunadze. Oltre all’ipotesi che i trafficanti avessero già portato a termine diverse “operazioni” di questo tipo senza problemi (ne parlano nelle loro conversazioni registrate dalla polizia), questo potrebbe significare che tutta l’investigazione sul caso si trovi ancora alle fasi iniziali.

 

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