Le piastrelle izrazets, la tradizione russa che sopravvive ai secoli

Anton Belitskiy
In passato erano utilizzate per decorare stufe e pareti di chiese e palazzi. Splendidi oggetti di artigianato realizzati ancora oggi con le tecniche di un tempo

Fin dai tempi dell’antica Rus’ la stufa è sempre stata un elemento centrale nella vita e nella cultura russa e ha rappresentato la sacra immagine di “mediatrice” tra il fuoco e le persone. Insomma, era il punto centrale del focolare domestico. 

Rispetto alla tradizione europea, dove la stufa era vista principalmente come un semplice apparecchio per cucinare e riscaldare gli ambienti, in Russia ricopriva varie funzioni: forno, letto (spesso ci si accovacciava di sopra per dormire), banya (tipica sauna russa) e rifugio del domovoy, lo spirito del folklore slavo protettore delle case. 

Ovviamente come qualsiasi altro oggetto protagonista degli ambienti domestici, anche la stufa richiedeva un’adeguata decorazione. Veniva il più delle volte abbellita con izrazets, tipiche piastrelle russe, utilizzate anche per adornare le pareti esterne di alcune chiese. La parola “izrazets” potrebbe affondare le proprie origini nel termine “obrazit”, “decorare”.

Questa particolare forma di decorazionefu introdotta in Russia all’inizio del XVI secolo grazie ad alcuni artigiani occidentali e si affermò nella metà del XVII secolo in quasi tutto il paese. E se in un primo momento gli artigiani russi si rifacevano alle tecniche utilizzate dai colleghi europei, col tempo iniziarono ad aggiungere dettagli tipicamente russi come colori vivaci, ornamenti e temi tratti dalla mitologia e dalla vita quotidiana slava. 

Gli esempi migliori di queste stufe dai colori vivaci si possono trovare nei principali luoghi di interesse storico e culturale di Mosca, come il Cremlino, il monastero di Novodevichij e la tenuta di Kolomenskoye. Tuttavia piccoli gruppi di artigiani continuano a realizzare gli izrazets all’interno di piccole e moderne fabbriche della capitale, tenendo viva questa tradizione nel tempo. 

“Il processo di lavorazione degli izrazets è rimasto pressoché invariato nei secoli”, spiega Igor Frolov, titolare di Keramika, una delle società russe impegnate nella produzione di piastrelle per souvenir. Qui vengono prodotti anche izrazets, ben riconoscibili per la loro inconfondibile colorazione verde. 

“Tutto inizia con la creazione della sagoma. La forma di gesso viene riempita con una speciale pasta di argilla in grado di sopportare picchi di alte temperature”, racconta Frolov. 

E questa è una delle principali caratteristiche che rendono gli izrazets diversi dalle piastrelle europee. Per via delle differenti condizioni climatiche del paese, le piastrelle russe, soprattutto quelle destinate alla decorazione degli ambienti esterni, vengono cotte ad alte temperature per renderle più resistenti ai rigidi inverni. 

Così come altri tipo di piastrelle russe, i muravleny izrazets si contraddistinguono per i loro dettagli unici e le decorazioni che richiamano i simboli della mitologia slava. Su queste pianelle si può individuare spesso l’uccello Sirin, una creatura mitologica con testa e busto di donna e corpo di uccello. Non mancano nemmeno immagini tratte dalla storia russa. 

Per i suoi lavori, Frolov utilizza ancora oggi solamente i motivi più diffusi in passato. 

A differenza delle moderne piastrelle utilizzate al giorno d’oggi, gli izrazets sono fatti a mano e ci vogliono almeno due settimane per realizzarne uno. Un’intera giornata serve solo per modellare la forma di gesso e ci vogliono almeno cinque giorni per far asciugare la forma. 

E mentre sono parecchie le fabbriche che realizzano piastrelle più o meno nello stesso modo, ciò che davvero le differenzia è la tecnica di pittura. Ogni artigiano ha la propria tecnica che mette insieme smalti diversi che conferiscono agli izrazets colorore e sfumature unici. 

Così come spiega Frolov, anche la temperatura in fase di cottura influenza il colore finale. “Se in un angolo del forno la temperatura è più alta, il colore finale non sarà uniforme”, dice. 

Gli izrazets vengono cotti a 1.000 °C, dopodiché vengono smaltati e cotti ancora una volta a una temperatura inferiore, per conferir loro una particolare lucentezza. 

“Il materiale utilizzato varia – conclude Frolov -. Secoli fa gli artigiani usavano argilla rossa e la cuocevano a 700-800 °C. Oggi invece ci rendiamo conto che quelle piastrelle negli ambienti esterni si stanno sgretolando e hanno bisogno di costanti restauri. Grazie alle nuove tecniche impiegate al giorno d’oggi le prossime generazioni non dovranno più ritoccarle”. 

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