Bunker e basi fantasma: ciò che resta della forza dell’impero sovietico

Il disarmo avviato dopo la Guerra fredda portò all’abbandono di numerosi impianti nucleari. Queste fotografie testimoniano lo stato di abbandono nel quale sono caduti questi luoghi che, solamente pochi anni fa, custodivano la tecnologia militare più avanzata del pianeta

Una base per la riparazione delle attrezzature militari abbandonata nell’Ussuriisk, nell’Estremo oriente russo, a più di 7.000 chilometri da Mosca. Era una delle tre basi dell’Unione Sovietica dove venivano aggiustati i carri armati

In epoca sovietica questa base ottenne vari premi assegnati dallo Stato. Nel 2009, poi, lo Stato decise di convertire questa stazione in una società anonima. Pochi mesi dopo l’impresa dichiarò la bancarotta

In questa zona riposano nell’oblio vecchi carri armati degli anni Settanta e veicoli da combattimento relativamente nuovi, portati lì dalle Isole Curili

Il destino di questi blindati è incerto: con ogni probabilità sarà solo questione di tempo, ma prima o poi verranno smantellati e spediti in altri luoghi, al momento sconosciuti

L’operazione di smantellamento comporterà la distruzione non solo di questo arsenale, ma anche delle installazioni volute per far fronte a possibili attacchi nucleari. I cartelli che minacciano “Si aprirà il fuoco contro chi attraverserà la strada” ormai non fanno più paura

Nel caso di un attacco nucleare, i sottomarini sovietici avrebbero dovuto raggiungere questo luogo. Al giorno d’oggi l’unica minaccia a questo luogo è rappresentata dai ladri di metallo

La base, chiamata “Installazione segreta N.6” entrò a far parte del “Strategic Arms Reduction Treaty”, il trattato teso a limitare gli arsenali di armi di distruzione di massa, firmato con gli Stati Uniti nel 1991

Oggi buona parte di questo rifugio è stata inondata e per questo è impossibile conoscere con precisione le reali dimensioni di questa installazione segreta. Potrebbe infatti nascondere vari sottomarini

Il disarmo ha interessato anche la regione di Mosca. La struttura in metallo che si vede in questa fotografia non era altro che un bunker militare, situato sotto terra, lontano dai satelliti che avrebbero potuto intercettarlo

Tuttavia non è stato necessario distruggere questo impianto situato nella regione di Mosca: l’esercito sovietico non fu in grado di completarlo prima del 1991. Al giorno d’oggi qui vivono operai e lavoratori illegali originari dell’Asia Centrale

Questi enormi palloni contenevano radar utilizzati per proteggere Mosca dai missili nemici. Alcuni sono oggi in stato di abbandono, mentre altri ospitano macchinari e laboratori per il confezionamento di tessuti

Questo è l’interno della stazione di radar Danubio-3. La tecnologia qui custodita serviva per controllare il cielo sopra Mosca e lanciare un segnale di avvertimento nel caso di un attacco imminente. Con l’inizio del progetto di disarmo, la stazione venne abbandonata e le tecnologie rimasero inutilizzate

Le mappe degli Stati Uniti con le indicazioni delle installazioni militari vennero distrutte dai militari e dai ladri di metallo che saccheggiarono questi luoghi subito dopo l’abbandono dei militari

Nessuno oggi vuole vivere nella cittadina di Pavlovsk, nella regione di Mosca. Quando venne chiusa l’installazine militare, anche gli impiegati sparirono. Questa parte del processo di disarmo è ben poco conosciuta ed è stata documentata solo dai fotografi amatoriali di kfss.ru, stalkerworld.ru e vkartoteke.ru

Per utilizzare i materiali di Russia Beyond è obbligatorio indicare il link al pezzo originale