Perché i russi applaudono quando l’aereo atterra?

Varvara Grankova
Cinque teorie cercano di spiegare questo strano fenomeno che incuriosisce gli stranieri. Una dà la colpa agli italiani, che sarebbero stati tra i primi al mondo a battere le mani a bordo

I russi hanno molte abitudini bizzarre: come celebrare due volte il Capodanno, farsi le congratulazioni dopo aver fatto il bagno o la doccia, fumare sotto il cartello “Vietato fumare” e mangiare il gelato a meno trenta durante l’inverno. Ma quella più misteriosa è applaudire soddisfatti non appena un aereo tocca il suolo. Non lo fanno solo i russi, ma se all’estero è una rarità, e avviene di solito dopo un volo dalle condizioni molto difficili o dopo un atterraggio estremo, in Russia è cosa ordinaria, una radicata abitudine. La tradizione agli stranieri appare sciocca, bizzarra o quantomeno assolutamente démodé e provinciale. E qualcuno si chiede perché venga fatto immancabilmente e fino a spellarsi le mani. In fondo non si applaude l’autista dell’autobus al capolinea o il ferroviere che ha portato il treno fino alla stazione di destinazione. Da cosa deriva allora l’irrefrenabile istinto a battere le mani? 

Teoria 1. I russi lo hanno imparato dagli italiani

La prima cosa che qualsiasi pilota di aviazione civile vi dirà è che “non sono i russi ad aver insegnato questo comportamento al resto del mondo, perché in Occidente lo facevano già prima”. I russi hanno iniziato a viaggiare all’estero in massa solo negli anni Novanta, dopo il crollo della Cortina di ferro. E gli europei applaudivano già da decenni, specialmente gli italiani. I russi probabilmente hanno visto questo comportamento e pensato che così fosse da fare. Ma mentre in Occidente il fenomeno era in fase calante e già additato come comportamento provinciale, in Russia si è affermato e vive il suo periodo d’oro. Ad alcuni viaggiatori sembra una forma di ringraziamento, un po’ come i complimenti allo chef al ristorante. E anche se i piloti non possono sentire il tripudio, visto che la loro cabina è isolata dal resto dell’aeromobile, di solito il personale di volo riferisce loro degli applausi scroscianti. 

Teoria 2. Le persone sono stressate

I russi non sono noti per essere particolarmente soggetti alla paura di volare in aereo. Eppure, ci sono spesso in volo “persone sottoposte a stress” e per loro non c’è cosa migliore da fare per scaricare la tensione di concedersi un bell’applauso, dice la psicologa Tatiana Volkova, che lavora proprio con persone che hanno questa fobia. “La spiegazione è supportata dall’osservazione che applaudono più spesso i passeggeri dei charter, che vengono utilizzati principalmente da persone che volano di rado, magari una sola volta o due all’anno e, quindi, si sentono molto nervose nei confronti del volo, perché non sono abituati”, spiega.

Per non parlare del fatto che su ogni volo basta una claque, e gli altri iniziano a battere le mani solo per emulazione. La claque potrebbe essere proprio la nostra persona “sottoposta a stress”. 

Teoria 3. La disponibilitàdi informazioni sugli incidenti aerei

Secondo questa teoria i russi sono ancora sotto choc per il fatto che gli aeroplani, ogni tanto, sfortunatamente cadono. Sembrerà forse strano, ma il fatto è che fino ai tardi anni Ottanta e in parte fino al crollo dell’Urss, nell’Unione Sovietica non veniva data notizia delle tragedie, per non agitare la popolazione. Così, solo con la Glasnost, al tempo della Perestrojka, i russi iniziarono a fare i conti con il fatto che gli incidenti capitano anche nei cieli.

E sebbene le statistiche parlino chiaro, e quello aereo resti il mezzo di trasporto più sicuro, ci sono non pochi russi che preferiscono, se possibile, differenti forme di trasporto, tra cui anche giorni e giorni in treno. Secondo i dati del 2016, il 69 per cento dei russi non ha volato neppure una volta negli ultimi tre anni. 

Teoria 4. Tutta colpa del cinema

Una coproduzione italo-sovietica, il film “Una matta, matta, matta corsa in Russia” dei registi Franco Prosperi e Eldar Rjazanov (il titolo russo era “Neverojatnije prikljuchenija italjantsev v Rossii”; “Le incredibili avventure degli italiani in Russia”) furoreggiò ai botteghini nel 1974 e divenne un classico della commedia sovietica. In una delle scene cult, l’aereo con cui gli italiani volano in Russia (in cerca di un tesoro lasciato da una vecchia signora russa morta a Roma) atterra su una trafficatissima autostrada a 140 chilometri da Mosca. Quando ormai procede come fosse un’automobile, dribblando macchine e bus, i passeggeri iniziano a gridare “Bravo!”, “Bravo al pilota russo!”, e tutti applaudono.

Teoria 5. Dipende dalla mentalitàrussa

“Siamo gente passionale, e siamo abituati a celebrare anche i piccoli avvenimenti, che gli europei trattano come normale routine”, sostiene qualche passeggero. Ma la cosa sorprendente è che il russo si sente sicuro non appena l’aereo tocca terra. Per lui è importante il contatto con la terraferma, e poco sembra importargli che il velivolo stia sfrecciando a grandissima velocità sulla pista, e che siano possibili brusche frenate. Non si spiega altrimenti come solo i russi si slaccino le cinture di sicurezza e inizino ad alzarsi e a prendere i propri bagagli immediatamente dopo il contatto delle ruote con la pista, creando grande apprensione tra il personale di volo, perché la fase è ancora delicata e pericolosa, e si dovrebbe rimanere, come ripetono inutilmente negli altoparlanti, “seduti al proprio posto con le cinture allacciate finché l’aeromobile non è completamente fermo”. 

L’articolo è parte della serie Sapete perché?, nella quale Russia Beyond risponde alle più frequenti domande sul Paese

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