Friuli Venezia Giulia-Russia: scambi in calo, bene il metallurgico

Aleksandr Korkka/Sputnik
L’export scende del 30,7%; volano invece i prodotti metallurgici e i macchinari. Fallico: “Potenzialità enormi. La Federazione è da sempre un mercato strategico per questa regione, oltre che un ponte verso la grande Eurasia e la Cina”

Impiantistica, metallurgia, cantieristica e infrastrutture sono le basi su cui far ripartire il business tra Friuli Venezia Giulia e Russia, dopo un primo semestre di quest’anno in forte contrazione. È la sintesi del 2° seminario italo russo tenutosi a Trieste, evento organizzato dall'Associazione Conoscere Eurasia, Roscongress, Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo, in collaborazione con Centro Culturale Veritas, Intesa Sanpaolo, Banca Intesa Russia, Generali e Rizzani de Eccher S.p.A.

“Lo stato attuale non rende giustizia alle potenzialità commerciali tra la Russia e la Regione – ha detto il presidente di Conoscere Eurasia e di Banca Intesa Russia, Antonio Fallico –. Un business che fa della complementarietà dei beni e servizi un valore aggiunto su cui riavviare le relazioni commerciali”.

“La Russia – ha concluso – è da sempre un mercato strategico per il Friuli Venezia Giulia, ma anche testa di ponte verso la grande Eurasia e la Cina, grazie agli accordi Mosca-Pechino sulla nuova Via della Seta, che possono aprire ulteriori enormi possibilità per il tessuto industriale e imprenditoriale della regione”.

Nel semestre, rispetto al pari periodo 2018, si segnalano in contrazione gran parte dei fondamentali commerciali sia in entrata che in uscita, con un interscambio a 218 milioni di euro, in discesa del 32,8%. L’export sconta un -30,7% (a quota 92 milioni di euro) per effetto del calo abbastanza generalizzato del manifatturiero, che passa da 130 a 90 milioni di euro (-31,3%) complice il crollo degli apparecchi elettrici (-85,3%, da 49 a 7 milioni di euro). Sempre nell’ambito del manifatturiero, volano invece i prodotti metallurgici, che guadagnano il 102%, e i macchinari (+15,8%). Pur con valori ancora bassi a causa delle sanzioni, in ripresa anche i prodotti agricoli (+7,2%).

Le province virano tutte in negativo a eccezione di Pordenone – che supera Udine al primo posto per export verso Mosca – segnalata in sensibile crescita (+18,1%) grazie in particolare all’impennata sui metalli (+343,1%).

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