Russia, embargo alimentare: chi sono i vincitori e i vinti?

: Reuters
I russi sono rimasti senza parmigiano, ma le piccole e medie aziende agricole sono rinate. I prezzi sono andati alle stelle, ma c’è stato il boom della serricoltura

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Tre anni fa, la Russia ha imposto un embargo sull’importazione di prodotti provenienti dall’Unione europea, dall’America del Nord, dall’Australia e da un certo numero di altri Paesi, in risposta alle sanzioni occidentali. È stata vietata l’importazione di manzo, carne di maiale, pollame, pesce, formaggi, latte, frutta e verdura. Ma chi sono i vincitori e i vinti di questo blocco alimentare, ancora attivo in Russia? E quali sono state le principali conseguenze?

Prezzi elevati

Il divieto ha innescato l’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari, il che ha portato all’aumento dell’inflazione. Naturalmente, la causa principale dell’inflazione è stata la svalutazione del rublo nel dicembre del 2014. Ma sono aumentati anche i prezzi dei prodotti nazionali, come mostra il calcolo realizzato dal Servizio russo della Bbc. Secondo i giornalisti della Bbc, il carrello della spesa dei moscoviti è rincarato del 69% rispetto all’agosto del 2014. Anche se, secondo il Ministero dello Sviluppo Economico, i prezzi medi sono cresciuti “solo” del 32% da agosto 2014.

Fonte: Vladimir Astapkovich/RIA NovostiFonte: Vladimir Astapkovich/RIA Novosti

“L’effetto negativo dell’embargo è una riduzione del giro d’affari dell’economia russa, in quanto una parte più consistente del reddito è destinata all’acquisto di cibo, e quindi, la spesa per altri tipi di beni e servizi si è notevolmente contratta”, ha spiegato Daniil Kirikov, socio amministratore dell’agenzia Kirikov Group.

Scelta limitata

L’embargo ha, come era prevedibile, ridotto drasticamente la varietà di prodotti disponibili sul mercato russo. Frutta e verdura europea sono stati sostituiti da prodotti provenienti dalla Turchia, dall’Egitto, dal Marocco e dai Paesi del Medio Oriente. Alimenti europei di alta qualità come il Parmigiano-Reggiano o il Jamon spagnolo e tutta una serie di formaggi o salumi con un marchio e una storia, sono stati sostituiti da prodotti “simili” realizzati in Russia o in Bielorussia, anche se la questione della qualità è ancora sul tavolo.

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“Al momento si può affermare che l’embargo alimentare abbia contribuito alla crescita della popolarità dei prodotti russi, ma il calo dei redditi della popolazione ha rallentato questo processo”, afferma Artem Deev, analista capo dell’agenzia finanziaria Amarkets.

Rinascita della piccola agricoltura

Il governo russo ha usato l’embargo come misura protezionistica a favore dei produttori nazionali, e la cosa ha rafforzato le piccole imprese agricole russe, grazie anche al programma governativo di prestiti agevolati fino a 15 milioni di rubli (circa 210 mila euro) lanciato nel 2012 per le imprese agricole di nuova apertura. Secondo Rosselkhozbank, che coopera con il Ministero dell’agricoltura russo, nel 2016, alle piccole e medie imprese agricole sono stati concessi più di 9.200 prestiti, per un importo complessivo di 191,5 miliardi di rubli (2,7 miliardi di euro), cifra superiore all’importo concesso nel 2015 (183,7 miliardi di rubli; 2,5 miliardi di euro), ha affermato l’ufficio stampa della banca.

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“Ora, ai produttori agricoli serve un po’ di tempo per pagare i debiti, fare profitto e produrre nuovi volumi senza rischiare di perdere la loro quota di mercato recentemente acquisita, ma la durata dell’embargo dovrebbe essere limitata, e basata sulla politica dei prezzi, sui dati finanziari e sulla situazione economica”, afferma Peter Pushkarev, analista capo del gruppo di società TeleTrade.

Crescita della serricoltura

Grazie alle sanzioni e al programma di sovvenzioni governative all’agricoltura, investire nelle serre è diventato sempre più popolare tra gli imprenditori russi, e anche tra le grandi aziende agricole e l’élite politica.

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Il figlio del magnate Roman Abramovich (che ha una ricchezza di 9,1 miliardi di dollari, ed è il dodicesimo uomo più ricco di Russia, secondo Forbes), Arkadij, ha deciso di coltivare pomodori e cetrioli nella regione di Belgorod, al confine con l’Ucraina (670 chilometri a sud di Mosca). Alla fine del 2015 ha fondato una società chiamata Greenhouse, specializzata nella coltivazione di ortaggi. Anche il figlio minore del procuratore generale russo Juri Chaika, Igor, ha deciso di investire nel settore agricolo. Nel marzo del 2016 ha messo in piedi una società denominata Agro-Region.

Secondo il Ministero dell’agricoltura russo, il raccolto di pomodori e cetrioli coltivati nelle serre russe nel luglio 2017 è aumentato del 19,8% (per un totale di oltre 570 tonnellate) rispetto al luglio 2016. Se volete aprire anche voi un’azienda agricola in Russia, ecco come fare

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