Mosca al settimo posto tra le città più attraenti al mondo per i retailer

Clienti in un punto vendita della catena francese Ladurée a Mosca.

Clienti in un punto vendita della catena francese Ladurée a Mosca.

: Evgenya Novozhenina/RIA Novosti
Nel 2016 hanno fatto il loro ingresso nel mercato 39 nuovi brand internazionali, tra cui Rolex e Victoria’s Secret, entrati grazie alla mediazione di partner locali. A stimolare gli investimenti, le vantaggiose condizioni commerciali e la stabilizzazione del mercato valutario

Mosca continua a far gola agli investitori. Alla fine del 2016 infatti la capitale russa ha conquistato il settimo posto tra le città del mondo per numero di retailer globali sbarcati sul suo mercato. È quanto si legge nel rapporto annuale della società di consulenza Cbre. A guidare la classifica anche Londra, Hong Kong e Dubai.

Le new entry

Secondo i dati di Cbre, nel mercato moscovita sarebbero entrati 39 brand internazionali. Tra i nuovi operatori vi sono, tra gli altri, la nota azienda svizzera produttrice di orologi Rolex, la catena francese di caffè Ladurée, il marchio americano di lingerie Victoria’s Secret. Secondo le stime degli analisti di Cbre, circa il 70% dei nuovi marchi è rappresentato da marchi del fashion, negozi di cosmetici e catering. La maggior parte dei brand è entrato nel mercato di Mosca attraverso la mediazione di partner locali.

A detta di Magomed Akhkuev, analista dell’ufficio ricerche di mercato della filiale russa della Cbre, ad attirare i rivenditori globali sarebbero la popolazione di Mosca (che conta più di 12 milioni di abitanti), l’elevato indice di fatturato del commercio al dettaglio (oltre 70 miliardi di dollari) e le vantaggiose condizioni commerciali.

“Con la svalutazione del rublo si è verificata una caduta dei canoni di affitto in dollari. I proprietari sono diventati più flessibili sulle clausole dei contratti, incluse quelle riguardanti la percentuale sul fatturato e la disponibilità a compensare le spese di investimento per la ristrutturazione degli immobili destinati a importanti marchi della moda”, dichiara Akhkuev. Inoltre, a suo avviso, con gli anni 2014-2016 si sarebbe esaurito il ciclo di desviluppo e a Mosca sarebbe comparso un immenso volume di nuove aree commerciali di qualità (1,6 milioni di mq.).

L'aumento della domanda

A detta di Oleg Bogdanov, analista capo di Teletrade Group, è tuttavia ancora prematuro parlare di una ripresa del potere d’acquisto della popolazione. “Le vendite al dettaglio in Russia hanno registrato un calo praticamente ininterrotto per 27 mesi consecutivi, e solo nel mese di aprile si è delineata una crescita del fatturato dello 0,9% nel segmento non alimentare”, spiega Bogdanov. L’arrivo di brand stranieri sul mercato di Mosca è da associare, a suo avviso, alla stabilizzazione della situazione del mercato valutario e all’aumento del rublo.

La ripresa dell’economia russa e la diminuzione dell’inflazione nel Paese attrae gli operatori internazionali. “La gente si è abituata gradualmente alla crisi e ha imparato a gestire il proprio denaro nella nuova congiuntura, il che ha portato se non a una crescita, almeno a una normalizzazione della domanda”, ritiene Elena Ivanova, responsabile della promozione della catena di fast food Domino’s Pizza.

Secondo Aleksandra Stelmakhova, top manager della società Million Consulting nel settore della vendita al dettaglio, l’ingresso di nuovi operatori nel mercato nel 2016 forse è legato alla speranza di una crescita della domanda in futuro. “È possibile che per la gestione dei rischi commerciali venga previsto in futuro un piano di espansione regolamentata in cui il volume delle vendite programmato per ogni regione sia da raggiungere non in un anno, ma in tre”, precisa la Stelmakhova.

A confermare l’incremento dell’attività dei retailer è la diminuzione degli spazi commerciali vuoti a Mosca. Secondo le stime della società di consulenza immobiliare Jll, nonostante l’introduzione di nuove aree immobiliari, la quota di spazi commerciali vuoti a Mosca nel 2016 sarebbe diminuita dello 0,8% e ammonterebbe al 7,5%. Nel 2017 gli analisti di Jll prevedono un’ulteriore diminuzione del volume di aree libere fino al 6,5%, il livello più basso mai raggiunto dall’inizio del 2015.

“La Russia continua a essere un mercato in crescita e questo risulta sempre un parametro interessante a livello globale. Inoltre, un altro fattore non di poco conto è che in presenza di condizioni economiche non ideali le catene commerciali riescano sopravvivere molto più facilmente perché hanno più potenzialità per il marketing e ottimizzano meglio gli approvvigionamenti”, spiega Elena Ivanova.

I brand internazionali, in particolare i retailer della moda, negli anni 2014-2015 avevano cominciato ad abbandonare in massa il mercato russo o a ridurre la loro presenza. Nel 2014 avevano annunciato, tra gli altri, il loro ritiro la società tedesca Gerry Weber, le aziende britanniche River Island e New Look e le americane Esprit e American Eagle Outfitters. Il rivenditore del marchio Adidas nel 2015 aveva chiuso in Russia 167 negozi.

 

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