Viaggio nella terra del metallo pesante

La ripresa per i gruppi metallurgici russi è stata possibile grazie alla riduzione dei costi e alla vendita degli attivi inefficienti (Foto: Getty Images/Fotobank)

La ripresa per i gruppi metallurgici russi è stata possibile grazie alla riduzione dei costi e alla vendita degli attivi inefficienti (Foto: Getty Images/Fotobank)

La Federazione si afferma sempre più come produttore di acciaio, metalli non ferrosi e preziosi. E nei prossimi cinque anni la strada è tracciata: è atteso un forte sviluppo

Nella struttura dell'economia nazionale russa il settore metallurgico occupa in totale circa il 5%. Ma il suo peso è destinato a crescer negli anni a venire, per una serie di fattori. Innanzitutto la svalutazione del rublo ha reso più competitiva la produzione all'interno del paese, stimolando così nuovi mercati di esportazione. Nel contempo, nella Federazione si è cominciato progressivamente a sostituire le importazioni, in particolare in conseguenza del calo della produzione in Ucraina. Prima della crisi, Kiev esportava in Russia un volume consistente di metallo laminato. Ora, invece, quelle quantità si sono sistematicamente ridotte, avvantaggiando così sul mercato interno le acciaierie russe. In secondo luogo, lo sviluppo della meccanica (specialmente quella pesante) darà una spinta alla domanda interna di metallo. Verso il 2018 la quota totale della metallurgia sul pil del paese potrebbe raggiungere il 6,6-7%.

Negli ultimi 10-15 anni quasi tutte le ditte metalmeccaniche russe si sono lanciate nella produzione ad alto valore aggiunto. Questo approccio consente di aumentare i profitti e di vendere la propria produzione al consumatore ultimo, anziché ad altre imprese intermediarie, sostiene il rappresentante della fabbrica metallurgica Magnitogorsk , uno dei quattro grandi produttori di acciaio presenti nella Federazione (gli altri sono Evraz, Severstal e Nlmk). In presenza di un costo più basso dell'energia elettrica, per un certo periodo ai produttori metallurgici russi era riuscito di competere con successo con i colleghi esteri. Tuttavia, in conseguenza della riforma, il prezzo dell'energia in Russia si è trovato a confrontarsi con quello mondiale e il vantaggio è andato via via perduto.

Un anno difficile

Il 2014 è stato un anno nero per il settore in seguito al calo della domanda mondiale di produzione di metalli, che ha portato a un eccesso di offerta intorno al 10%. Questo trend ha influito in maniera sostanziale sui prezzi del prodotto finito: in particolare, l'abbassamento dei prezzi di alcuni articoli ha toccato il 25%, mentre in generale si è scesi complessivamente del 10-15%. Una dinamica negativa ha contraddistinto i prezzi dell'alluminio, calati a metà anno fino a quota 1.800 dollari a tonnellata. Anche il prezzo del nichel è sceso e tutto ciò andrà a influire sui risultati di bilancio delle relative aziende.

 
Nei giacimenti di carbone
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La situazione ha registrato una svolta alla metà dell'anno. Molte compagnie hanno annunciato dei programmi per ridurre il carico di debito. Alla fine del primo semestre la maggior parte dei giganti metallurgici russi è tornata a registrare profitti. Per molti si è trattato del primo risultato positivo dopo parecchi anni. Così, ad esempio, la compagnia mineraria e metallurgica Evraz, che ha registrato un utile simbolico di 1 milione di dollari. Per ritrovare il segno positivo occorre andare indietro fino al 2011 (453 milioni di dollari). Una delle più grandi fabbriche metallurgiche russe, quella di Magnitogorsk, per la prima volta dal primo trimestre del 2013 ha registrato un tasso di crescita. Nel secondo trimestre del 2014 c'è stato, infatti, un profitto di 159 milioni di dollari (80 milioni di dollari per metà anno). Mentre l'azienda metallurgica Novolipetsk ha concluso il primo semestre con un utile di 332 milioni di dollari, vale a dire 4,6 volte di più rispetto a quanto registrato nell’analogo periodo dello scorso anno. Anche il gigante dell'alluminio Rusal, rappresentante dell'industria metallurgica non ferrosa, ha fatto un passo avanti per la prima volta dall'inizio del 2013. Nel secondo trimestre del 2014 il guadagno è stato di 116 milioni di dollari. Nel caso specifico di questa compagnia, il miglioramento dei risultati finanziari è legato alla crescita dei prezzi dell'alluminio (dopo il calo all'inizio del 2014, il prezzo al momento si è alzato fino a quota 2.100 dollari per tonnellata) e alle efficaci azioni di gestione per il controllo dei costi. La chiusura di una serie di centri produttori inefficienti ha influito positivamente sulla dinamica del suo prezzo, che continuerà probabilmente a stabilizzarsi in relazione alla previsione di deficit di questo metallo, prevista nel corso del 2015.

In sostanza la ripresa per i gruppi metallurgici russi è stata possibile grazie a due ragioni: da una parte la riduzione dei costi e dall'altra la vendita degli attivi inefficienti. Evraz in aprile ha venduto lo stabilimento ceco di Vitkovice Steel, ha annullato il rinnovo della produzione alla dita americana Claymont e si è liberata degli attivi in perdita legati a minerali e carbone. Le compagnie, inoltre, tendono a ridurre la loro esposizione debitoria cercando di abbassare le percentuali di pagamento. Anche se in una serie di casi le aziende potrebbero anche cercare di rifinanziare i debiti, c'è il problema che i crediti occidentali resterebbero comunque bloccati per via dell'inasprimento delle relazioni con la Federazione in seguito alle tensioni seguite al conflitto in Ucraina. La maggior parte delle compagnie ha portato a termine grossi progetti di investimento e ora preferisce tenere a freno ulteriori depositi di capitale.

In fascia negativa resta al momento un altro pezzo grosso della metallurgia non ferrosa, il nichel, che viene usato soprattutto per la produzione di acciaio inox. Le sue quotazioni viaggiano ormai non lontane dai loro minimi storici. Nondimeno, secondo Semen Nemcov, analista di Ik Russ-Invest, l'embargo sull'export del nichel proveniente dall'Indonesia (il più grande fornitore al mondo) porterà alla scarsità di questo metallo nel corso del prossimo anno, e conseguentemente a un aumento del suo prezzo. Questo scenario promette di influire positivamente sulle quotazioni dei produttori russi, a cominciare dal gruppo leader Nornikel. Infine uno sguardo ai metalli preziosi. “L'estrazione di oro continuerà a crescere perché la Banca Centrale e il governo intendono accumulare riserve in ottica di diversificazione”, è la convinzione del gestore Platon Maguta. Un parere condiviso da molti altri analisti del settore.

L'articolo è stato pubblicato sulla versione cartacea di Russia Beyond the Headlines del 30 ottobre 2014

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