"L'Unione doganale non è una nuova Urss"

Il Vietnam mostra grande interesse per l'Unione doganale di Russia, Bielorussia e Kazakhstan (Foto: Itar-Tass)

Il Vietnam mostra grande interesse per l'Unione doganale di Russia, Bielorussia e Kazakhstan (Foto: Itar-Tass)

Intervista ad Andrej Slepnev, ministro del Commercio della Commissione Economica Euroasiatica

Di Unione doganale e di apertura a nuove realtà economiche parla, in questa intervista a Russia Oggi, Andrej Slepnev, ministro del Commercio della Commissione Economica Euroasiatica.

In breve, che cos’è l’Unione doganale? Si tratta forse di un tentativo di Mosca di ripristinare l’Unione Sovietica?
L’Unione doganale è un progetto di integrazione riguardante lo spazio post-sovietico. Essa si basa in parte su legami che si sono conservati anche dopo il crollo dell’Urss ed è costruita su un modello classico di integrazione economica e non sul modello di un singolo Stato. Non stiamo creando un nuovo Stato unitario. L’Unione doganale sono tre Stati che hanno unito le loro forze in ambito economico. Tutto ciò che riguarda la politica, la difesa e la sicurezza viene espletato in altri formati: la Csto, Csi e così via. L’Unione doganale è un’integrazione puramente economica.

Attualmente, l’obiettivo principale dell’Unione doganale è la libera circolazione delle merci nei territori di Russia, Bielorussia e Kazakhstan. Quali saranno i suoi sviluppi futuri?
Al mercato unico per le merci seguirà un mercato unico dei servizi. Il nostro prossimo obiettivo è creare, entro il 1° gennaio del 2015, l’Unione economica eurasiatica, che abbraccerà molte più discipline economiche rispetto all’Unione doganale.  Il nostro progetto rispecchia l’andamento del commercio mondiale. In questo momento, tutti i maggiori centri economici del mondo stanno creando zone di libero scambio e operando nel campo dell’integrazione regionale. In Asia, abbiamo l’esempio dei Paesi dell’Asean e la Trans-Pacific Partnership.

L’Unione euroasiatica, che nascerà dall’Unione doganale, sarà simile all’Unione Europea?
Non proprio; ma sarà sicuramente più vicina all’Ue che all’Urss. Tuttavia, le questioni che l’Unione eurasiatica dovrà affrontare, in una prima fase, saranno sostanzialmente più limitate. Per esempio, l’Unione Europea conduce una politica estera comune. L’Unione eurasiatica, all’inizio, non potrà farlo e si concentrerà solo sull’economia.

L’Unione doganale sarà vista come un concorrente dalle altre organizzazioni commerciali, come, ad esempio, il Wto, Organizzazione mondiale del commercio?
L’Unione doganale costituirà un grande mercato di 180 milioni di persone, regolato secondo regole comuni. Si può pertanto dire che ciò darà luogo a un importante conglomerato commerciale che alcuni attori potranno percepire come un concorrente; quando, in realtà, andrebbe visto come un partner, tanto più che il funzionamento dell’Unione doganale si basa sulle regole del Wto, regole che sono condivise dalla comunità internazionale.

Quali sono i risultati osservabili a un anno dalla creazione dello Spazio economico unico?
Il processo di integrazione non dà solo risultati strategici, ma anche risultati concreti a breve termine. Ad esempio, gli scambi interni sono triplicati, rispetto a quelli esterni. Si tratta di quasi un 9 per cento contro un 3. Prima della creazione dello Spazio economico comune, il nostro commercio interno era solito crescere più lentamente rispetto a quello esterno. Gli effetti sono evidenti. La crescita riguarda, in primo luogo, macchinari e apparati tecnici: macchine agricole, autobus, trattori, locomotive, computer, televisori e altri prodotti a elevato valore aggiunto.

E quali sono i risultati del primo round di negoziati con il Vietnam, per quanto riguarda la zona di libero scambio?
Il primo round di trattative si è concluso con successo. Abbiamo discusso il tipo di accordo che ci unirà e ci siamo resi conto di condividere punti di vista comuni su questioni chiave, come ad esempio la portata del progetto. L’accordo sarà onnicomprensivo, vale a dire, non interesserà solo i beni, ma anche gli investimenti, i servizi e la forza lavoro. Questo è molto importante. Vogliamo creare un modello che non sia meno curato di quello di altri partner. Dobbiamo essere all’avanguardia e offrire alle nostre imprese le migliori modalità di cooperazione possibili. Ora cureremo i dettagli.

Che interessi nutre l’Unione doganale nel Vietnam?
Abbiamo in programma di portare il fatturato attuale, che è pari a 3 miliardi e mezzo di dollari, a 7 miliardi di dollari entro il 2015 e a 10-12 miliardi di dollari entro il 2020. Si tratta di piani piuttosto ambiziosi, ma che consideriamo del tutto realizzabili. Il lavoro della nostra Commissione si muove in parallelo con una cooperazione bilaterale tra i Paesi dell’Unione doganale e il Vietnam, dove vengono discussi progetti prioritari, che sono molti sia per la Bielorussia che per il Kazakhstan. E ovviamente anche per la Russia, soprattutto nel settore dell’energia elettrica e della produzione congiunta di macchinari e prodotti agricoli.

È possibile che il Vietnam entri poi anche nell’Unione doganale?
No. Ciò rimane ancora un’illusione futuristica. Ci siamo imposti il compito di formare una zona di libero scambio forte e moderna, come molte altre nel mondo. Non abbiamo mai considerato l’adesione del Vietnam all’Unione doganale.

Da chi è partita l’iniziativa?
L’iniziativa è partita dal Vietnam, che aveva già più volte manifestato il proprio interesse. E tale iniziativa è stata accolta in maniera molto positiva dai leader dei nostri tre Paesi. Vantiamo dei seri legami storici con questo Paese nonché una serie impressionante di progetti di interesse comune. Posso dire che il Vietnam è uno dei tre Paesi, con cui i rapporti si sono mantenuti anche durante il periodo buio che ha seguito il crollo dell’Unione Sovietica.

Perché al Vietnam interessa una zona di libero scambio con l’Unione doganale?
Al Vietnam interessa un grande mercato per i suoi prodotti agricoli, merci industriali e beni di consumo. Il Paese si sta sviluppando rapidamente, pertanto è importante l’immagine che esso darà di sé nei prossimi dieci anni.  Il nostro obiettivo è sfruttare il regime di libero scambio in modo da partecipare all’ondata di crescita della regione asiatica - regione che si basa già da tempo su una zona di libero scambio. Il non possedere questo regime, di cui gode il resto degli attori, riduce in modo significativo la competitività dei nostri prodotti sui mercati asiatici.

Le imprese russe hanno motivo di temere che il Vietnam diventi un’altra fonte di merci a basso costo, come la Cina?
Stiamo conducendo dei negoziati proprio in merito alle condizioni di scambio. Per ora non abbiamo intenzione di rimuovere tutti i dazi sugli scambi con il Vietnam. Naturalmente, vi sarà una fase di transizione. I settori dell’import più sensibili saranno ovviamente oggetto di un dibattito specifico.

Come ha reagito la Cina al vostro dialogo con il Vietnam?
In nessun modo. O perlomeno noi non siamo a conoscenza di nessun tipo di reazione.

La Cina sta cercando di utilizzare l’Unione doganale per aggiudicarsi una posizione privilegiata sul mercato russo. Ad esempio,nell’estate del 2013 verrà lanciata la produzione dell’automobile Geely nella zona di Minsk,in Bielorussia. In questo modo, questo modello di vetture diventerà il principale concorrente di AvtoVAZ. Gli imprenditori russi non sono molto contenti di ciò. Che cosa si propone di fare l’Unione doganale a riguardo?
Abbiamo delle regole formali riguardanti le condizioni di lavoro. Se tali regole vengono rispettate, allora non è possibile imporre alcun tipo di divieto, dal momento che non vi sono delle basi legali per farlo. Per quanto riguarda l’industria automobilistica cinese, si sta discutendo attivamente, in seno alla nostra Commissione tripartita, una possibile cooperazione in questo settore. Per il momento la questione non è stata ancora risolta, e quindi non si è stabilito quali aziende possano usufruire del regime di zona di libero scambio per la produzione di automobili.

A che punto sono i negoziati sulla zona di libero scambio con la Nuova Zelanda?
I colloqui con la Nuova Zelanda vanno avanti già da parecchio tempo - da qualche anno - e ora si trovano nella fase finale. Di recente ci siamo incontrati con il Ministro del Commercio, Craig Foss, e abbiamo discusso le questioni chiave.

Chi sarà il prossimo partner dell’Unione doganale a partecipare alla creazione di una zona di libero scambio nel continente asiatico?
Abbiamo diverse richieste di adesione ai negoziati per la zona di libero scambio. Sono più di 30. Ma fintantoché non viene presa una decisione sull’inizio di suddetti negoziati, non posso rivelarvi nulla.

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