Carta, produzione agli sgoccioli sul Bajkal

La cartiera Bajkalskij (Foto: PhotoXPress)

La cartiera Bajkalskij (Foto: PhotoXPress)

Il governo ha deciso di chiudere la cartiera Bajkalskij, mettendo così fine a una delle più clamorose battaglie ambientaliste degli ultimi anni

È noto che per chiudere la cartiera Bajkalskij (Bcbk) occorreranno alcuni anni e una spesa di circa 500 milioni di dollari, senza contare i debiti da estinguere, che ammontano a circa 97 milioni di dollari. L'azienda esportava i suoi prodotti verso i Paesi dell'area Asia-Pacifico, e per ora non c'è una risposta chiara alla domanda se la produzione verrà trasferita altrove. 

Il vice premier Arkadij Dvorkovich in occasione del Forum russo dei lavoratori dell'industria del legname ha reso noto che il governo ha finalmente deciso il destino dello stabilimento Bajkalskij. "Abbiamo stabilito di fermare gradualmente la produzione della cartiera Bajkalskij e di trasferire altrove gli impianti. Si tratta di una procedura complessa che potrà essere completata nel giro di qualche anno", ha dichiarato Dvorkovich.

Come ha spiegato a Kommersant la portavoce del vice premier, Alija Samigullina, sono state prese in esame varie possibilità: la cessazione delle attività immediata o graduale, un ammodernamento senza interrompere la produzione e la riconversione degli impianti. Alla fine è stato deliberato un programma di chiusura graduale della cartiera. È possibile che la produzione venga trasferita in altre fabbriche, ma per ora i particolari non sono stati resi noti.

La cartiera Bajkalskij è situata sulla riva meridionale del Lago Bajkal, a 150 chilometri da Irkutsk, e produce cellulosa e carta dal 1966. La sua capacità produttiva è di circa 200mila tonnellate di cellulosa all'anno. I dipendenti sono circa 1.600. Il 51 per cento delle azioni è detenuto dalla società Continental Invest di Nikolaj Makarov, e il restante 49 per cento appartiene a Rosimuschestvo. 

Il principale prodotto della cartiera è la cellulosa di conifere ottenuta con ciclo al solfato, di varie marche. L'impianto è in grado di produrre cellulosa al solfato sbiancata o grezza, e cellulosa viscosa al solfato da legno di abete. Gli utilizzatori sono le imprese dell'industria chimica e le fabbriche che producono carta e cartone, sia per il mercato interno che per quello estero (soprattutto la Cina).   

"La produzione di cellulosa viscosa nello stabilimento Bajkalskij è destinata praticamente per il 100 per cento all'esportazione. I prezzi a cui viene quotata sul mercato occidentale sono paragonabili a quelli di prodotti analoghi dei produttori occidentali", spiega la responsabile delle relazioni esterne dell'azienda di lavorazione dei legnami Continental Management, Oksana Gorlova, in un'intervista al periodico Ekspert Sibir.

L'impianto Bajkalskij non è mai stato un protagonista del mercato della cellulosa (rappresenta meno del 10 per cento del volume totale della produzione di cellulosa in Russia), ma la sua posizione geografica gli conferisce un vantaggio strategico per lavorare con clienti della Siberia, dell'Estremo Oriente russo e dei Paesi del Sud-Est asiatico.

La cartiera Bajkalskij è stata a lungo ritenuta responsabile dell'inquinamento del lago Bajkal. Secondo i dati di Greenpeace, l'impianto ha riversato ogni anno qualcosa come 100 mila metri cubi di acque di scarico. Nel settembre 2008 su ordinanza del Rosprirodnadzor (l'ente statale di sorveglianza sui beni naturali) l'impianto Bajkalskij è passato al sistema di ricircolo delle acque, il che ha reso impossibile la produzione di un prodotto assai redditizio, la cellulosa viscosa sbiancata con ciclo al solfato. Da allora l'azienda ha iniziato ad accumulare debiti. 

Alla fine di dicembre 2012 la cartiera Bajkalskij ha interrotto la produzione di cellulosa per mancanza di mezzi finanziari e di materie prime. L'indebitamento complessivo della cartiera all'inizio del 2013 era di circa 97 milioni di dollari (2,9 miliardi di rubli).

Nell'area dello stabilimento potrebbero sorgere hotel, basi turistiche o aziende produttrici di alimentari biologici: lo ha comunicato Vnesheconombank (Veb), il principale creditore dell'azienda. La banca ha osservato che è in fase di esame la proposta di riqualificare i dipendenti dell'azienda, e che è già stato creato un centro per l'occupazione degli abitanti locali. Il direttore generale di "Veb Engineering" Dmitri Shejbe ha dichiarato che la chiusura dello stabilimento Bajkalskij potrebbe costare 400-500 milioni di dollari (12-15 miliardi di rubli). Secondo le sue dichiarazioni, per fermare la produzione occorreranno non meno di due anni e l'eliminazione dei rifiuti accumulati dalla cartiera richiederà da quattro a sei anni.

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