Il ritorno dei vini georgiani

I produttori georgiani di vino hanno calcolato che possono fornire 10 milioni di bottiglie alla Russia (Foto: PhotoXPress)

I produttori georgiani di vino hanno calcolato che possono fornire 10 milioni di bottiglie alla Russia (Foto: PhotoXPress)

Cade l’embargo in Russia sulle forniture di alcool e acqua minerale provenienti da Tbilisi, che era stato introdotto nel 2006

Il 4 febbraio 2013 ha avuto luogo a Mosca l’incontro tra il capo della Rospotrebnadzor (l’Agenzia russa per la tutela dei diritti dei consumatori) Gennadij Onishenko e la delegazione georgiana riguardo al ripristino delle forniture destinate al mercato russo di vino e acqua georgiani.

In seguito alle trattative, i georgiani hanno dichiarato che gli ordini potranno ricominciare già dalla primavera 2013. Tre gruppi di specialisti della Rospotrebnadzor andranno in Georgia, dove ispezioneranno le aziende che hanno già fatto domanda per esportare vino in Russia. Verrà anche discussa la questione riguardo a chi controllerà la qualità dei vini, anche se, come ha affermato recentemente Levan Davitashvili, dirigente dell’Agenzia nazionale del vino, la Russia può partecipare al processo di verifica, ma il sistema di produzione del vino rimarrà, come prima, sotto il controllo della Georgia.

L’embargo sulle forniture dei vini e dell’acqua minerale georgiani in Russia era stato introdotto nel 2006; come motivazione ufficiale si era addotta la bassa qualità della produzione georgiana. Ora, se gli organi di controllo georgiani saranno riconosciuti idonei per le verifiche di qualità delle forniture, l’ispezione avverrà in territorio georgiano.

Dopo l’espletamento di tali procedure si passerà a discutere la questione della registrazione delle merci in territorio russo. Le operazioni potrebbero prolungarsi da un mese e mezzo a due mesi e mezzo.

Secondo quanto riferito dai rappresentanti della Georgia significa che verso la fine dell’estate 2013 i russi potranno vedere sugli scaffali il “Kindzmarauli” e il “Chvanchkaru”.

Tuttavia, come ha fatto notare il presidente della Rospotrebnadzor Onishenko, la Russia manterrà l’embargo sulle forniture di materiale vinicolo (mosto, vino semipronto), ponendo così la Georgia, secondo gli esperti, in una situazione di svantaggio rispetto ai Paesi dell’Europa occidentale e dell’America Latina che esportano in Russia il materiale vinicolo e in tal modo riducono notevolmente il costo della produzione.

Prima dell’introduzione dell’embargo, i vini georgiani rappresentavano circa il 10 per cento del mercato russo. Nel periodo in cui vigeva il divieto il loro posto è stato occupato dai vini sudamericani e per questo adesso non sarà facile per i vini georgiani riguadagnarsi la posizione di un tempo.

Gli enologi georgiani hanno già calcolato di poter di fornire al mercato russo circa dieci milioni di bottiglie di vino. "Non sarà un prodotto economico, partirà dai 300 rubli alla bottiglia (10 dollari)", ha affermato il dirigente dell’Agenzia nazionale del vino Levan Davitashvili. Egli è però sicuro che la vendita di vino georgiano nella Federazione non sarà un problema.

Secondo Davitashvili, i russi non hanno dimenticato il gusto dei migliori vini del Caucaso. Gli esperti, però, ritengono che non sarà per nulla facile per i produttori georgiani che dovranno mettercela tutta per riprendersi almeno una fetta dell’1 per cento del mercato russo.

Dello stesso avviso è anche Leonid Popovic, presidente dell’Unione dei viticoltori e degli enologi russi. “La situazione del mercato russo, da quando sono stati banditi i vini georgiani, è molto cambiata. I georgiani anche prima del divieto vendevano alcuni vini a 300 rubli, ma all’epoca c’era spazio in questa fascia di prezzo. Adesso sugli scaffali per i vini di quella categoria non c’è più posto. Oggi si offrono molti vini buoni di produzione russa e praticamente di tutti gli altri Paesi stranieri produttori. Se sei anni fa, per esempio, i francesi cercavano di vendere il loro vino a partire da 600-700 rubli, oggi per 300 rubli si trovano vini francesi, spagnoli, italiani e cileni. I russi comprano soprattutto vino nella fascia di prezzo tra i 150 e i 300 rubli”, aggiunge Popovic.

È dello stesso parere anche Tatjana Sharapova, presidente dell’organizzazione dei sommelier della Russia. Stando alle sue stime, negli anni di assenza dalla Federazione, i vini georgiani hanno modificato il loro stile. In Georgia delle varietà a cui erano abituati i russi ne sono rimaste ben poche, poiché non hanno trattato vivai vinicoli – non c’erano abbastanza risorse –, benché un aiuto gratuito all’industria vinicola georgiana sia arrivato dalla California, nell’ambito della collaborazione tra Usa e Georgia.

"In seguito al sostegno americano - spiega -, in Georgia sono apparsi molti tipi di vini dei vigneti europei, ma adattati all’ambiente californiano. In Georgia si producono lo Chardonnay e il Cabernet che si vendono molto bene in Europa e negli Stati Uniti. Molte produzioni della Georgia sono conservate in nuove botti di quercia. Quello che offre oggi la viticoltura georgiana non è il vino georgiano tradizionale come noi lo intendiamo. Sono vini simili a quelli cileni e argentini, ma costano di più".

Il volume d’affari del mercato enologico russo è stimato dagli esperti intorno ai 7-8 miliardi di dollari. Tuttavia in Russia si beve molto meno vino che birra o vodka. Il consumo medio pro capite di vino nella Federazione non raggiunge cifre significative, circa sette litri all’anno per i vini fruttati e fermi e meno di due litri all’anno per gli spumanti e lo champagne, vale a dire in media 3,5-5 volte in meno degli indici dei Paesi europei.

La richiesta maggiore è per i vini d’importazione che occupano circa il 25 per cento del mercato totale, mentre nel segmento di vini fermi più di un terzo del mercato è occupato dalla produzione estera. I principali Paesi fornitori sono Francia, Spagna, Portogallo, Italia, Germania, Cile, Argentina e Moldavia.

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