Ilf e Petrov, i due amici che formarono la coppia di scrittori più divertente e coraggiosa dell’Urss

Ilya Ilf (a sinistra) ed Evgenij Petrov

Ilya Ilf (a sinistra) ed Evgenij Petrov

Getty images; Ilya Ilf/RIPOL Classic, 2008
Scrissero sempre a quattro mani e, se non fossero morti entrambi a 39 anni, chissà quante opere avrebbero ancora potuto inventarsi. Se non avete letto “Le dodici sedie” correte a farlo, o quantomeno guardate uno dei geniali film che ne sono stati tratti

Due amici, Iljà Ilf (1897-1937) ed Evgenij Petróv (1903-1942), nacquero a Odessa, la capitale dell’umorismo dell’Impero russo (ora la città è in Ucraina). Probabilmente ci sono più miti e leggende metropolitane su questa città meridionale affacciata sul Mar Nero che storie vere. Là sono sempre sembrati andare orgogliosi di ladruncoli e imbroglioni dalla vivace inventiva, e questi ammirati marioli, campioni nel vivere di espedienti, sono stati spesso al centro dei racconti. Uno di questi dritti, di nome Ostàp Bénder, è il personaggio immaginario protagonista del lavoro principale dei due scrittori Ilja Ilf ed Evgenij Petrov: “Le dodici sedie” (titolo originale russo: “Двенадцать стульев”; “Dvenàdtsat stùljev”), pubblicato nel 1928, e anche del successivo (1931) “Il vitello d’oro” (titolo originale: “Золотой телёнок”; Zolotój teljónok”).

Come iniziarono a scrivere insieme

Ilf e Petrov si incontrarono nel 1925 a Mosca. Il primo aveva 28 anni, il secondo 22. Lavoravano nella redazione della rivista “Gudók”, dove revisionavano articoli altrui e scrivevano feuilleton.

Mosca in una foto scattata da Ilja Ilf

In “Dvojnaja Avtobiografija” (“Doppia autobiografia”), un breve testo uscito per la prima volta in Francia nel 1929, gli scrittori scherzavano dicendo: “L’autore è nato due volte: nel 1897 e nel 1903 […] e già dall’infanzia ha iniziato a condurre una doppia vita”.

Il ragazzo ebreo Ilf era figlio di un piccolo impiegato di banca di Odessa. Lo stesso Ilja si diplomò in una scuola tecnica e lavorò in uno studio di progettazione, in una centrale telefonica e in una fabbrica di bombe a mano. Allo stesso tempo, scriveva poesie e, passo dopo passo, si guadagnò un peso considerevole tra i poeti di Odessa. Nel 1917 iniziò a lavorare come redattore in riviste, scrivendo articoli. E, avendo deciso di passare completamente al campo letterario, nel 1923 si trasferì a Mosca.

Ilf all'inizio degli anni '30

Il suo futuro collega Petrov proveniva da una famiglia di più alto profilo: suo padre era un insegnante e lavorava sia in seminario che alla scuola militare. Portò con sé Evgenij e suo fratello in lunghi viaggi: andarono persino in nave in Turchia e in Italia, e visitarono diversi posti.

Petrov all'inizio degli anni '30

Petrov iniziò a lavorare alla società telegrafica ma poi, per tre anni, fu un agente nel dipartimento investigativo criminale di Odessa, indagando su vari reati e occupandosi di liquidare dei gruppi di gangster. Sempre nella “Doppia autobiografia” si legge: “Per questo la sua prima opera letteraria fu un verbale sull’ispezione del cadavere di un uomo non identificato”. In realtà Petrov era uno pseudonimo. Il vero cognome era Kataev (suo fratello maggiore, Valentin Kataev, 1897-1986, è stato un famoso scrittore sovietico).

Nel 1920, i fratelli furono arrestati perché sospettati di un complotto antisovietico, ma per ragioni sconosciute furono rilasciati…

Quando questi due concittadini di Odessa, Ilf e Petrov, si incontrarono a Mosca divennero inseparabili, e non fecero altro che scrivere racconti e romanzi divertenti. C’è una leggenda secondo cui iniziarono la loro prima grande opera come ghostwriter, per conto del fratello maggiore di Petrov, Valentin Kataev, ma questi, dopo aver letto il loro lavoro, ne rimase così ammirato da lasciar loro, nobilmente, la paternità dell’opera.

Le dodici sedie

Il romanzo che inizialmente avrebbero scritto per conto di Valentin Kataev era il leggendario “Le dodici sedie”. L’opera fu scritta nel 1927 a tempo di record e pubblicata nel 1928. È sorprendente che la censura abbia mancato di cogliere la sottile satira sul nuovo sistema sovietico. Guardate ad esempio, una delle celebri battute del romanzo: “Ma dove va? Non ha nessun posto dove affrettarsi. La Gpu verrà da lei da sola.” (La Gpu, pronunciata ghepeù, era la polizia politica sovietica fino al 1934). 

Ilja Ilf in posa con il romanzo

“Le dodici sedie” è la storia di due criminali che si incontrano nella città immaginaria di Stargorod. L’ex nobile Ippolit Vorobjaninov viene in città per ritrovare i diamanti di famiglia, che sua suocera ha cucito nel rivestimento di una delle sedie del soggiorno durante la Rivoluzione. Sedie che poi sono state vendute una ad una, e sono finite in vari angoli del Paese.

L’avventuriero Ostap Bender finisce a Stargorod per caso. “La vivacità di carattere, che gli impediva di dedicarsi a qualsiasi attività, lo portava costantemente in diverse parti del Paese e ora lo portava a Stargorod senza calzini, senza chiavi, senza appartamento e senza soldi”. Riflettendo su un piano astuto, su come guadagnare qualcosa e avere successo senza troppi sforzi, incontra il timido Ippolit, che decide di prendere l’intraprendente Bender con sé in società, e insieme vanno alla ricerca dei gioielli…

Il celebre attore sovietico Andrej Mironov nel ruolo di Ostap Bender nel film di Mark Zakharov del 1976

In seguito, la caricaturale coppia, alla ricerca delle sedie, è attesa da una serie infinita di avventure e colpi di scena. Devono ricorrere a tutti i tipi di trucchi per riottenere le sedie da un’ampia varietà di persone, che vanno dai nostalgici dello zar, ai piccoli borghesi fino a dei violenti bolscevichi.

Sergej Filippov nel ruolo di Ippolit nel film di Leonid Gajdaj del 1971

Altri lavori a quattro mani e il viaggio in America

Dopo il grande successo ottenuto con “Le dodici sedie”, nel 1931 Ilf e Petrov scrivono la prosecuzione delle avventure di Bender, intitolata “Il vitello d’oro”, che esce a puntate sulla rivista “Tridtsat dnej” (“Trenta giorni”). Tuttavia, se il primo romanzo aveva superato facilmente tutti gli ostacoli della censura, negli anni Trenta la nomenclatura vide in questo secondo libro una “diffamazione contro l’Unione Sovietica”. La nuova idea del duo riuscì a essere pubblicata in volume solo dopo oltre due anni. Il libro non fu meno popolare del primo, e successivamente entrambe le parti furono ripetutamente trasformate in film. Due sono i classici del cinema sovietico, uno per la regia di Leonid Gajdaj, del 1971, e uno di Mark Zakharov, del 1976, con i celebri attori Andrej Mironov e Anatolij Papanov. Ma anche all’estero dei grandi registi si sono cimentati: è del 1970 “Il mistero delle dodici sedie” di Mel Brooks. E ci sono poi “Una su 13”, rielaborazione farsesca del 1969 con Vittorio Gassman, Vittorio De Sica, Orson Welles e Sharon Tate (alla sua ultima apparizione, peraltro uscita postuma, prima del brutale assassinio). E infine una rielaborazione tutta italiana del 2013, “La sedia della felicità”, ultima opera prima della morte di Carlo Mazzacurati.

Ilf e Petrov, 1932

Nel 1935-1936, Ilf e Petrov fecero un viaggio negli Stati Uniti. Attraversarono il Paese in macchina con una coppia americana, presero un sacco di appunti e in seguito pubblicarono un libro di viaggio, “Odnoetazhnaja Amerika” (“America a un piano”, ma nell’edizione italiana il titolo fu cambiato in “Il Paese di Dio”) . Contiene un resoconto dettagliato del viaggio e delle impressioni: New York, la costruzione del Golden Gate Bridge a San Francisco, la vita degli americani, i paesaggi e le praterie, Hollywood…

I giovani scrittori facevano tutto insieme e, come loro stessi hanno scherzato, “Nonostante questa armonia di intenti, le azioni degli autori di tanto in tanto sono profondamente individuali. Così, per esempio, Ilja Ilf si è sposato nel 1924, mentre Evgenij Petrov nel 1929”.

Avevano molte idee e progetti, ma Ilf nel 1937 morì di tubercolosi. Due anni dopo, a Petrov nacque un figlio e lo chiamò Ilja in onore del suo amico scomparso.

Dopo la morte del coautore, Evgenij si dedicò al cinema e, in seguito, nel 1940, divenne il direttore della rivista cult “Ogonjok”. Dopo l’invasione nazista scrisse reportage e resoconti dal campo di battaglia. Mentre era in viaggio di ritorno dalla Sebastopoli occupata, morì in un incidente aereo il 2 luglio 1942. Al momento della morte aveva la stessa età di Ilf: 39 anni.


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