Cinque motivi per vedere il nuovo film russo di fantascienza horror “Sputnik”

Cultura
ALEKSANDR NECHAEV
La pellicola di Egor Abramenko è stata apprezzata dalla critica statunitense e ha guadagnato l’89% dei giudizi positivi sul sito rottentomatoes.com. Ecco perché questo nuovo film dai contorni inquietanti potrebbe piacere anche a voi

1 / Un raro film horror sullo spazio

È curioso il fatto che la Russia, il primo paese ad aver mandato un uomo nel cosmo, abbia a lungo ignorato il tema dello spazio nel cinema. Per essere più precisi, in URSS i voli spaziali sono stati un importante elemento di ispirazione nei film di fantascienza per ragazzi, ma non sono mai state realizzate grosse produzioni cinematografiche dedicate ai voli interstellari… con una sola eccezione: “Solaris” di Andrej Tarkovskij, che in realtà non ha mai avuto la pretesa di essere un film di intrattenimento per il grande pubblico.

Dopo la disintegrazione dell'URSS, la vita dei cosmonauti è stata ritratta periodicamente nei film d'essai, ma la vera svolta nell'esplorazione di questo tema è arrivata solo nel 2017, quando sono usciti non uno, bensì due film sulle avventure dei cosmonauti sovietici nello spazio: “The Age of Pioneers” e “Salyut 7”.

Nello stesso anno è uscito “The Passenger”, un cortometraggio di Egor Abramenko da cui è nata l'idea per “Sputnik”. In “The Passenger”, un cosmonauta tornato sulla Terra deve nascondere a tutti di avere un mostro alieno che vive dentro di sé.

I produttori hanno deciso di trasformare il nuovo film di Abramenko in un film horror dal contenuto spaziale. “Alien” di Ridley Scott e “The Thing” di John Carpenter sono stati un'ovvia fonte di ispirazione: un approccio rivelatosi una formula vincente. “Sputnik”, con il suo budget relativamente basso (circa 3 milioni di dollari), ha un indiscutibile potenziale di intrattenimento, grazie agli elementi horror che si sviluppano sullo sfondo di un crepuscolo quasi permanente. L'interesse principale non è tanto negli effetti visivi in sé, quanto nei personaggi, nei loro segreti e nelle relazioni.

2 / La trasformazione del genere horror

“Sputnik” appartiene al genere horror retrò. Il film è ambientato nel 1983, in un istituto di ricerca sovietico nella steppa kazaka. La struttura di ricerca è un incrocio tra un'unità militare e un gulag: i dipendenti vivono in dormitori, mentre un gruppo di prigionieri occupa la caserma accanto. Sia il personale che i prigionieri sono sorvegliati da soldati armati: dettagli che rafforzano notevolmente l'effetto horror, dove la paura per lo stato totalitario si fonde con elementi tradizionali del genere dell’orrore, come la suspense.

Secondo la trama, un gruppo di ricercatori e militari, guidati dal sinistro colonnello Semiradov (Fyodor Bondarchuk), stanno conducendo ricerche sul cosmonauta Veshnyakov (Pyotr Fyodorov) dopo il suo ritorno da un volo spaziale. Il suo compagno è morto e Veshnyakov non sa di essere tornato a casa con un mostro alieno che vive dentro di sé. Certo, i militari sono tentati di usare la creatura spaziale come arma, ma sperano di poter entrare in comunicazione con essa. A questo scopo viene inviata da Mosca Tatyana Klimova (Oksana Akinshina), un medico che è stato rimosso dal suo lavoro di ricerca perché troppo indipendente. L'arrivo di Klimova in Kazakhstan cambia considerevolmente il corso degli eventi... 

“Sputnik” (che avrebbe dovuto fare il suo debutto internazionale al Tribeca Film Festival, annullato per la pandemia) rispetta tutte le ultime tendenze del cinema horror: la storia è incentrata su un personaggio femminile forte, capace di mettere in ombra anche maschi alfa incalliti come il colonnello Semiradov. E la tensione che si crea man mano che la storia prosegue non è alimentata da improvvisi colpi di scena, bensì da espedienti ben più sofisticati e intelligenti. E anche il mostro stesso, che emerge dal petto di Veshnyakov, serve più che altro come metafora dei propri demoni interiori…

3 / Un noir artistico totalitario

Per il film, ambientato nel 1983, sono stati costruiti set e costumi speciali, il cui scopo non è tanto quello di ricreare accuratamente le mode e lo stile dell'epoca, bensì quello di solleticare una certa fantasia retrò. Il mondo di “Sputnik” è un luogo di noir totalitario, dove i corridoi sono inondati da inquietanti luci rosse e i protagonisti vivono in piccole stanze claustrofobiche, e anche le scene all’aperto svelano una terra desolata e senza vita. Una tale abbondanza di dettagli sarebbe già sufficiente di per sé, ma, insieme agli altri elementi, rende “Sputnik” un film di grande livello.  

4 / Inaspettati colpi di scena nella trama

“Sputnik” è in grado di sorprendere lo spettatore con una trama originale e ricca di colpi di scena, dai contorni talvolta melodrammatici: qualcosa di atipico per un film di fantascienza. Nella seconda parte della pellicola, “Sputnik” gravita attorno più al genere drammatico che alla fantascienza, e il pubblico che si aspetta una sanguinosa battaglia finale, si ritroverà a bocca aperta. 

5 / Un film rivelazione in un momento in cui i film di fantascienza di qualità scarseggiano

La pandemia di coronavirus ha causato lo slittamento delle uscite delle grandi produzioni cinematografiche di Hollywood nelle sale. In molti casi, si è cercato di offrire delle alternative attraverso le piattaforme online. Ma, nonostante l'abbondanza di contenuti, non ci sono state cose davvero interessanti, soprattutto per quanto riguarda i lungometraggi thriller. In questo contesto, il successo di “Sputnik” tra i critici occidentali può essere stato alimentato proprio da questa carenza: la mancanza di film di fantascienza di qualità costringe il pubblico a seguire progetti come questo, di solito considerati “esotici” per un pubblico straniero. Ebbene, bisogna ammettere che, in mezzo alla generale scarsità di cose da vedere quest’estate, “Sputnik” sembra certamente una grande rivelazione: lo conferma non solo il successo ottenuto in patria, ma anche il superamento del milione di visualizzazioni sulle tre piattafome in streaming in cui era disponibile a partire dal 23 aprile.