L'arte russa sul volto al tempo delle mascherine

@nastia_pilepchuk; Dmitrij Shabalin / PA Gallery
Le mascherine sono diventate il principale "accessorio" di questa primavera, ma da sempre sono oggetto di creatività ed espressione da parte degli artisti russi: forme di wearable art realizzate con i materiali più vari. Vi mostriamo gli esempi più impressionanti di arte da indossare sul viso

Maschera-umore – Anastasija Pilepchuk

La pittrice, stilista, redattrice di riviste e DJ Anastasija Pilepchuk inizialmente realizzava maschere solo per le sue esibizioni. Ma gli oggetti, dal forte impatto visivo, fatti di perline, metalli, vecchi cd e fili sono diventati presto un progetto artistico a tutti gli effetti.

“Traggo molta ispirazione da Frida Kahlo e da Björk: sono così uniche e speciali”, afferma. Björk è sicuramente uno dei miei artisti preferiti, e penso che abbia influenzato la mia visione artistica in qualche modo.

Ma nella creazione delle maschere traggo ispirazione anche da molte altre cose: persone, natura, culture, stati d’animo”.

La Pilepchuk è originaria della Jakuzia e ha trascorso tutta la sua infanzia in Buriazia, zone dove è diffuso il culto dello sciamanesimo, nel quale le maschere svolgono un ruolo enorme.

A quanto racconta, non sa mai che aspetto avrà alla fine la sua maschera, quando si mette al lavoro. Molte di loro sono un “calco” dell’umore che aveva in quel momento. “Prendo il materiale, attingo a una certa emozione o ricordo e lavoro fino a quando non mi rendo conto di aver finito”, dice.

Carta e pesce crudo – Venera Kazarova

Venera Kazarova crea costumi per produzioni teatrali e di danza moderna, nonché maschere di fantasia. Il suo trucco preferito è combinare l’incompatibile. Come, ad esempio, carta e pesce (sì, pesce vero, e crudo).

Ha molte varianti di maschere realizzate con il cibo, specialmente con i pesci. “È probabilmente una specie di simbolo per me e un giorno capirò che cosa significa”, spiega. “Conosco tutte le fiabe e i miti sul pesce. Mi affascinano e basta.”

Ammette che le sue maschere artistiche non sono assolutamente funzionali: sono un oggetto d’arte e qualcosa tipo un “diario visuale”.

“Posso creare una maschera da qualsiasi cosa, proprio come posso vedere una maschera in qualsiasi cosa”, dice l’artista.

Anche se a chi se le trova davanti potrebbero sembrare pura fantasmagoria e un vero incubo.

Mitologia degli Urali – Alisa Gorshenina

Un’artista di Nizhnij Tagil (sugli Urali), Alisa Gorshenina, sperimenta diversi materiali: realizza scarpe con dita di materiale sintetico (sintepon), crea sculture di peluche o fa neonati di gesso. Ma parte del suo lavoro consiste in maschere fantasiose di tessuto.

Le leggende e miti degli Urali, la speciale “energia degli Urali”, questo è ciò di cui le sue immagini sono sature.

Alisa dice di soffrire il “coma degli Urali” in modo particolarmente acuto: “Le persone qui sembrano essere chiuse in una scatola di ferro, schiacciate dalla città, ma in esse c’è ancora una parte animale che reclama un contatto con la natura.

Questo può essere preso come un’invenzione, ma a volte penso che il coma degli Urali sia più reale di me.”

Maschere “Recycle” – Dmitrij Shabalin

Shabalin è approdato nel mondo dell’arte da quello della moda; dei lustrini: ha lavorato in diverse riviste come fashion editor. I primi esperimenti con le maschere sono iniziati nel 2012, quando lui e un suo amico hanno deciso di creare una maschera per andare a una festa. L’esperimento gli è piaciuto.

Ora Shablin è conosciuto principalmente per le sue maschere della serie Recycle, in materiali di riciclo. Le sue opere sono state esposte nei principali musei di Mosca e al Grand Palais di Parigi.

Con pezzi recuperati da una vasta gamma di oggetti: da decorazioni natalizie, orologi, spillette, teglie da forno, la maggior parte delle maschere di Shablin nascono dalla cultura popolare.

Oppure, come dice, sono icone “mascherate” della moderna realtà mediatica: personaggi di videogiochi, fumetti e film di successo. Una serie di lavori, ad esempio, è basata sulle maschere dei Transformers.

Cyberpunk russo – Nikita Repljanskij

Repljanskij si occupa di cyberdesign. Inoltre, ha iniziato un percorso di creazione di protesi e neurointerfacce, dicendosi sicuro che la protesi non debba essere per forza il sostituto di una parte perduta del corpo.

Presto la sua attenzione si è rivolta alle maschere. La loro differenza da molte altre è che sono assolutamente funzionali, cioè possono essere indossate nella vita di tutti i giorni (certo, se siete fan della cultura cibernetica).

“Creando maschere, mi sono reso conto che stavo creando artefatti che influenzano la personalità. Ci sentiamo diversamente indossando maschere diverse. Si sperimenta un diverso tipo di energia su sé stessi”, spiega.

Repljanskij sta lavorando al lancio del proprio marchio di maschere, ma chiunque può provare il suo lavoro in realtà aumentata su Instagram. La sola maschera Cobra ha raccolto oltre 130 milioni di visualizzazioni.


Mascherine fai da te: i russi danno sfogo alla creatività 

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