A Trieste la mostra Modernistan racconta l’evoluzione dell’architettura sovietica in Asia Centrale

Teatro accademico statale russo per giovani e bambini (ex Palazzo della Cultura AHBK) (1981). Almaty, Kazakistan

Teatro accademico statale russo per giovani e bambini (ex Palazzo della Cultura AHBK) (1981). Almaty, Kazakistan

Roberto Conte, da Soviet Asia, pubblicato da FUEL
Le foto di Roberto Conte e Stefano Perego, scattate nelle ex Repubbliche dell’Urss, svelano l’influenza orientale sul brutalismo sovietico. L’esposizione, allestita nell’ambito del Trieste Film Festival, è frutto di viaggi che hanno dato origine a un libro. Inaugurazione il 16 gennaio 2020

Dal Kazakhstan al Kirghizistan, dall’Uzbekistan al Tagikistan, in un viaggio tra le ex Repubbliche sovietiche alla scoperta della contaminazione artistica e architettonica lasciata dall’URSS.

Centro espositivo della “Unione degli Artisti Uzbeki” (1974). Tashkent, Uzbekistan

È lo straordinario progetto dei fotografi Roberto Conte e Stefano Perego, divenuto prima un libro (“Soviet Asia”, FUEL, 192 pagine, 30 euro), e poi un’esposizione. “Modernistan - architettura modernista sovietica in Asia Centrale” verrà inaugurata oggi, 16 gennaio 2020, nel Mercato Coperto di Trieste nell'ambito del Trieste Film Festival, e resterà aperta al pubblico fino al 25 gennaio 2020. In mostra, gli scatti tratti dal volume “Soviet Asia” che documentano gli edifici realizzati nelle ex Repubbliche sovietiche dell'Asia centrale tra gli anni '50 e la caduta dell'Urss, e sopravvissuti fino ai giorni nostri. 

Circo (1976). Tashkent, Uzbekistan
Mosaico di Avicenna (1988). Dushanbe, Tajikistan
Impianto di produzione di strumenti di perforazione (anni ‘80). Samarcanda, Uzbekistan

Musei, complessi residenziali, università, circhi: luoghi dove lo stile sovietico incontra e si fonde con elementi dell'architettura islamica e persiana, come pattern e mosaici. E così le grigie lastre di cemento si accendono con i colori delle piastrelle, e le linee rigide degli edifici si addolciscono grazie alle morbide curvature delle decorazioni.

Complesso residenziale Aul (1986). Almaty, Kazakistan

Il design imponente e a tratti brutalista dell'architettura sovietica si ingentilisce quindi di fronte agli elementi orientali che contaminano facciate, tetti e vetrate. “Le opere esposte - spiega la curatrice Martina Sciolis -, testimoniano la contaminazione tra le suggestioni estetiche locali e l'impulso sovranazionale della modernità proposta dal socialismo”. 

Monumento a Lenin (1965). Istaravshan, Tajikistan

In precedenza, buona parte di questi edifici erano stati fotografati raramente e la loro individuazione è stata possibile solo attraverso un attento lavoro di ricerca. “Non è stato facile trovare le architetture da fotografare - raccontano Conte e Perego -. In alcuni casi siamo partiti da immagini satellitari sfocate o da foto risalenti agli anni ‘70. La lingua, poi, ha ulteriormente complicato il nostro lavoro, visto che in quelle zone quasi nessuno parla inglese”. Al di là delle difficoltà organizzative, il viaggio ha regalato incontri straordinari, come spiegano i due artisti: “Siamo entrati in contatto con persone dotate di una grande umanità e ospitalità”.

Chorsu Bazaar (1980). Tashkent, Uzbekistan

Il progetto di Conte e Perego, però, ha origini ben più lontane: “Abbiamo iniziato a esplorare innanzitutto i luoghi abbandonati vicino a noi. Poi, il primo contatto con il mondo sovietico è avvenuto durante le visite ad alcune basi abbandonate nell’ex Germania dell’Est: sono state esperienze molto emozionanti che ci hanno fatto vivere il fascino di trovarci di fronte a strutture di un’epoca che ormai non esiste più. Successivamente ci siamo avvicinati all’architettura della seconda metà del XX secolo, come il brutalismo. E il nostro viaggio nelle ex Repubbliche sovietiche non è stato altro che il naturale proseguimento del nostro percorso”.

Hotel Avesto (1984). Dushanbe, Tajikistan

“È una fetta di mondo davvero interessante - dicono -. L'Asia Centrale è sicuramente la parte più esotica, ma anche la Russia offre tantissimo, sia in termini di luoghi da visitare, sia a livello di esperienze da vivere; senza dimenticare il Caucaso (noi abbiamo visto Georgia e Armenia), che rappresenta una zona ricca di bellezze architettoniche e paesaggistiche”.

Hotel Kazakhstan (1977). Almaty, Kazakistan
Università Nazionale Kazaka Al-Farabi (anni ‘70). Almaty, Kazakhstan

Tornando alla mostra di Trieste: “La fotografia è senza dubbio lo strumento più diretto per raccontare una parte di mondo poco conosciuta - dicono gli artisti -. Quello che si potrà ammirare nelle foto di ‘Modernistan’ è uno stile figlio del suo tempo e del suo luogo, simile al brutalismo architettonico nella declinazione diffusa a Ovest. Gli elementi per noi più affascinanti sono l'imponenza, la presenza di volumi plastici e a volte essenziali, ma anche la creatività di alcune soluzioni e - in certi casi - le peculiari forme di decorazione”. 

Circo (1976). Bishkek, Kirghizistan

La mostra verrà inaugurata il 16 gennaio alle 18; da venerdì 17 gennaio a sabato 25 gennaio la sarà visitabile dalle 8 alle 17, il lunedì dalle 8 alle 14 (domenica chiuso)

Edificio residenziale (anni ’70). Chkalovsk, Tajikistan

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