Giornata del Design italiano: l’architetto Massimo Roj a Mosca racconta le città del futuro

Ufficio stampa
E su Mosca dice: “In periferia tanti ecomostri. Ma la città in dieci anni è cambiata moltissimo. Io favorevole ad abbattere il vecchio, salvando ovviamente la parte storica”

Valorizzare in modo sempre più sistematico le risorse ambientali e umane, attraverso un design innovativo in grado di dare vita alle città del futuro. Solo così sarà possibile “massimizzare le funzioni degli ambienti”, realizzando architetture capaci di “dialogare con il contesto della città” del domani. Nel giorno dell’Italian Design Day (20 marzo), l’iniziativa globale di promozione del design e del Made in Italy, l’architetto Massimo Roj, fondatore del Progetto CMR a Milano, ha raccontato nella sede dell’Ambasciata d’Italia a Mosca il suo concetto di “Design e città del futuro”, che ha dato il titolo all’incontro. Un incontro dedicato all’interazione del design con le dinamiche di vita e di sviluppo dei moderni agglomerati urbani, pensati nel rispetto delle risorse ambientali e umane. “Il design deve essere pensato per l’ambiente, per il sociale, per la comunità”, ha detto Roj, presentando esempi virtuosi di integrazione tra nuove costruzioni e paesaggio.

E per quanto riguarda Mosca? “La mia prima visita in questa città risale al 2000, poi sono tornato una seconda volta nel 2005 e non notai grossi cambiamenti. Rimasi particolarmente stupito dal grigiore della periferia. Dieci anni dopo, invece, ho trovato una città molto cambiata, più colorata, soprattutto in centro. La periferia ovviamente continua a essere strettamente legata al periodo dell’Unione Sovietica ed è caratterizzata, come accade anche altrove, da palazzoni che io definirei ‘ecomostri’. A tal proposito, io sono favorevole a demolire il vecchio, salvando ovviamente la parte storica. Ma tutto ciò deve essere pensato in un percorso più ampio: prima di progettare, bisogna programmare”.

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