Cinema: Dal blockbuster sportivo al dramma bellico, tre film russi sopravvalutati

Queste pellicole hanno ottenuto buone recensioni e ottimi incassi. Ma non hanno convinto del tutto la critica

Going vertical (2017)

È “Going vertical” il film con i maggiori incassi ottenuti in Russia: per la sua uscita nel dicembre 2017 i botteghini hanno registrato più di tre miliardi di rubli (54 milioni di dollari). Una cifra addirittura superiore a quella incassata da un altro film da record: “Avatar” di James Cameron (più di 12 milioni di spettatori russi).

Il film ripercorre il torneo di pallacanestro dei Giochi Olimpici di Monaco del 1972 e in particolare la controversa finale fra Unione Sovietica e Stati Uniti.  Per la prima volta nella storia dei Giochi, gli statunitensi non riuscirono a vincere la medaglia d'oro. Dopo la presentazione del film, il presidente russo Vladimir Putin ha ringraziato personalmente l’attore principale della pellicola. 

Tuttavia, nonostante il film racconti una storia vera, non sono mancate le critiche per alcune incoerenze nei fatti. Alcune vedove dei giocatori che parteciparono al match hanno denunciato gli sceneggiatori per l’intrusione indesiderata nella loro vita personale e per aver ritratto una versione particolarmente rosea degli eventi. 

Le critiche principali sono state rivolte verso il modo in cui è stato presentato il capitano della squadra. Nel film si tratta di un feroce nazionalista lituano con profonde convinzioni antisovietiche. Un ritratto ben lontano dalla verità dei fatti: in effetti sarebbe difficile immaginare un nazionalista antisovietico a capo della squadra sovietica all’inizio degli anni Settanta.

Leviathan (2014)

“Leviathan”, diretto dal pluripremiato regista Andrej Zvyagintsev, ha ricevuto numerosi riconoscimenti in Russia ed è stato anche nominato all’Oscar. Ma non è riuscito a portare a casa l’ambita statuetta. E, secondo alcuni critici, giustamente.

C’è chi ha puntato il dito contro la poca credibilità di alcuni personaggi. La maggior parte dei ruoli sarebbe stata interpretati da “attori che purtroppo si scambiano rozze frasi la cui qualità non supera quella delle serie tv... Leviathan ha un concetto ma è carente di cuore... il regista non dà tregua all’attore”. E ancora: “Il film è troppo diretto”.

Molte recensioni ruotano attorno alla schiettezza dei personaggi e al messaggio secondo il quale “in Russia non vi è niente di buono”. “La schiettezza con la quale narra cose ovvie annoia in fretta”.

9th company (2005)

Ambientato durante la guerra in Afghanistan del 1979-1989, il film narra le vicende di un gruppo di combattenti sovietici ai quali viene impartito l’ordine insensato di occupare una collina prima di essere quasi completamente spazzato via dall’attacco degli avversari. Il film è stato accolto positivamente dal pubblico e ha registrato un vero successo al botteghino. Nel 2006 ha vinto due importanti premi cinematografici in Russia.

I pochi critici che hanno sottolineato le lacune del film parlano soprattutto della mancanza di originalità. Il regista Fyodor Bondarchuk (figlio del regista premio Oscar Sergej Bondarchuk) è stato rimproverato per lo stile cinematografico che riflette la sua esperienza nella creazione di video clip musicali.

Parecchi spettatori e numerosi critici hanno inoltre sottolineato quello che sembra essere il problema più evidente di questa produzione, ovvero l’evidente assenza di qualsiasi connessione con i fatti dai quali è tratto il film.

Si è scoperto infatti che la storia vera era completamente diversa rispetto a come è stata narrata nella pellicola. 

Nel film infatti solamente un soldato sopravvive, quando invece furono solo sei i morti. Inoltre nella trasposizione cinematografica le truppe vengono lasciate indietro dai propri comandanti, nella realtà invece il comandante del reggimento si trovava a diverse miglia di distanza da dove stava osservando la situazione e inviando rinforzi. La battaglia, poi, non era del tutto priva di senso così come sembra nel film: la collina aveva un’importanza strategica. Per concludere, secondo molti è stata ritratta una realtà lontana rispetto ai fatti reali, in un film che aveva la pretesa di essere basato su “fatti concreti”. 

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