Dieci nomi nuovi che stanno definendo il futuro dell’arte russa

MAMM
Già conosciuti sulla scena internazionale, espongono nelle principali mostre in giro per il mondo: sono performer, street e video artisti e raccontano la Russia con gli occhi di chi è nato negli anni Ottanta e Novanta

1. Evgenij Granilshchikov

Il moscovita Granilshchikov, nato nel 1985, lavora sul confine tra videoarte e cinema sperimentale. Nei suoi film ritrae la Generazione Y, ovvero quella dei cosiddetti Millennials (i nati negli anni Ottanta e Novanta) a cavallo della trentina. I suoi personaggi sono immersi in un flusso di avvenimenti e sensazioni, commentano le notizie e discutono di politica. Può sembrare che questo artista giri un solo film senza fine, un video-diario sui generis, nel quale lo spettatore segue avvenimenti che vengono dritti dalla su vita. I film di Granilshchikov hanno vinto un sacco di premi. Si è aggiudicato il premio russo Kandinskij, ha preso parte alla IV Biennale del cinema di Mosca nel 2011 e il suo “Unfinished Film” (2015) è stato proiettato al Festival del cinema di Oberhausen, in Germania.

2. Taus Makhacheva

Nipote del noto poeta sovietico Rasul Gamzatov (1923-2003), che componeva in russo e in avaro, Taus Makhacheva, nata nel 1983, con i suoi lavori esplora la trasformazione della cultura tradizionale nel Caucaso nell’epoca della globalizzazione. I suoi video, dalla grande finezza, sono una poetica osservazione della vita dei popoli caucasici, nel cui corso tradizionale si incunea la cultura tecnologica. La Makacheva lavora sul confine tra performance e videoarte. Non di rado lei stessa è la protagonista dei suoi lavori: il suo alter ego Super-Taus, una intrepida super-eroina in costume avaro, è sempre pronta ad atti eroici. La Makhacheva ha partecipato a un gran numero di Biennali. Negli ultimi tempi ha preso parte a quelle di Liverpool, Yinchuan, Riga e a Manifesta 12 a Palermo. 

3. Gruppo Zip

Questo collettivo di Krasnodar (1.355 chilometri a sud di Mosca) lavora sull’“estetica dell’interazione”, in stretto contatto con gli spettatori. Non sono solo artisti, ma anche attivisti, protagonisti assoluti della scena artistica della loro città, che hanno messo in piedi praticamente dal nulla. Grazie a loro a Krasnodar sono apparsi l’Istituto d’arte contemporanea Kisi, una residenza per artisti, un festival di street art, una sala espositiva per le mostre e un centro culturale. Mentre il loro Museo Zip lo hanno costruito all’interno della Zip-mobile, il mezzo con cui viaggiano in giro per il Paese, organizzando mostre temporanee in varie città. I lavori di questi artistiб opere e installazioni, ricordano quelli del leggendario gruppo Fluxus. Spesso gli spettatori diventano coautori.

4. Timofej Radja

Artista di strada di Ekaterinburg (1.785 chilometri a est di Mosca), Timofej Radja (nato nel 1988 all’Avana) ha uno stile che unisce l’anima pirata della street-art con l’esperienza professionale. I suoi lavori non sono fatti solo con i materiali abituali per i graffiti, ma crea oggetti tecnicamente complessi, per la realizzazione dei quali è necessario il lavoro di un’intera squadra di specialisti. I suoi testi, spesso realizzati con i tubi fluorescenti al neon, appaiono sui tetti e le pareti delle case, sugli edifici di vecchie fabbriche crollanti, di vecchi osservatori e persino nei campi, e portano non solo un significato poetico, ma anche politico. Quest’anno Radja ha ricevuto il primo premio alla mostra Cutlog.

5. Evgenij Antufjev

Antufjev, classe 1986, è un archeologo della cultura contemporanea e crea dei moderni totem e delle sculture cultuali utilizzando i materiali più insoliti, come ossa di delfino, ferro proveniente da un meteorite o denti di lupo. L’uso di carta catramata e di caramelle mou rende l’alchimia un po’ meno seriosa. Mummificando degli oggetti contemporanei, l’artista intende conservare il tempo presente e avvicinarsi al mistero dell’immortalità. Ha partecipato a Manifesta 11 e Manifesta 12 e a mostre alla Collezione Maramotti di Reggio Emilia e al Centre Pompidou di Parigi.

6. Tatjana Akhmetgalieva

Questa artista nata a Kemerovo, in Siberia, nel 1983, opera con ago e filo, traducendo la lingua della grafica in tessuto. Nei suoi lavori si mescolano l’attualità dell’arte contemporanea e la tradizione dell’artigianato popolare: ricamo, tessitura e lavoro a maglia. Le sue calde istallazioni spesso raggiungono alcuni metri di lunghezza e sono in equilibrio tra realismo e astrattismo. Nei suoi quadri di tessuto riesce a trasmettere le più vive emozioni umane, sebbene i personaggi siano appena delineati, come uno schizzo, quasi abbozzi a cui dare una forma definita. Sue mostre si sono tenute in Russia, in Italia e in Scandinavia e i suoi interessi commerciali sono curati dalla finlandese Galerie Forsblom.

7. Polina Kanis

La Kanis, nata a Leningrado (l’attuale San Pietroburgo) nel 1985, si occupa di videoarte. Al centro della sua attenzione ci sono gli stereotipi sociali e il contrasto ai ruoli di genere e anagrafici, che ingolfano la società. Se all’inizio l’artista interpretava il ruolo di protagonista nelle sue video performance, con il tempo è rimasta sempre più dietro alla macchina da presa, scegliendo maggiormente un ruolo da regista. Nelle sue scene si incastrano frequentemente scene di danza. Ha partecipato a mostre a Londra, Bergen, Vienna e altre città.

8. Ilija Fedotov-Fedorov

Nato a Mosca nel 1988, questo artista-naturalista è impegnato in una delle correnti dell’“arte scientifica”, che viene definita BioArt.
Per i suoi lavori e le sue istallazioni Fedotov-Fedorov usa spesso piante e persino animali.
Sente vicino a sé la figura del ricercatore, che svela il confine tra la natura com’è e come ce la immaginiamo. Ha partecipato alla Biennale di arte contemporanea di Mosca nel 2017.

9. Olga Krojtor

Artista-performer, Olga Krojtor, nata a Mosca nel 1986, mette continuamente alla prova la propria resistenza. Le sue performance sono abbastanza pericolose e necessitano di una forza fisica spesso al limite delle possibilità umane. Come una crisalide di farfalla, si è fatta appendere a un albero avvolta in una pellicola di polietilene; ha lavato i pavimenti usando come straccio i suoi lunghi capelli, nei panni di Ofelia; è rimasta nuda in una tomba chiusa da un vetro. Nel 2015 ha ottenuto il Premio Kandiskij per la performance “Punto d’appoggio”, nella quale rimaneva alcune ore in piedi su un palo di legno alto quattro metri.

10. Aslan Gajsumov

I lavori di questo artista ceceno, nato nel 1991, sono dedicati al trauma della guerra e ad altri drammatici momenti della storia del suo popolo. Nella sua produzione sono molto importanti il tema della mancanza della casa e della tragica impossibilità di ritornare nella propria terra.
Crea opere, installazioni, video. La prima volta ha fatto parlare di sé con una installazione di libri bruciati e tagliati, metafora della guerra. Ha partecipato alla Biennale di Mosca nel 2013 e a quella di Liverpool nel 2018 e sarà uno degli artisti che rappresenteranno la Russia alla Biennale di Venezia del 2019.

Come un’artista russa ha trasformato Lenin in una paperella 

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