Jacopo Tissi, unico ballerino italiano del Bolshoj, racconta la sua Mosca e l’amore per la Russia

Ufficio stampa
La giovane star internazionale della danza fa il punto sui suoi due anni in Russia: “Qui ho ballato e imparato molto di più di quello che avrei potuto fare a casa. Il Bolshoj? Una macchina enorme”. E spiega come ha fatto a imparare la lingua russa

Fisico statuario, stile ed eleganza. E una tecnica che ha conquistato il Bolshoj. Jacopo Tissi, 23 anni della provincia di Pavia, è il primo italiano entrato nella storia della prestigiosa compagnia del Bolshoj. Dopo il diploma alla Scuola di ballo Accademia Teatro alla Scala di Milano, ha lavorato con il Balletto di Stato di Vienna sotto la direzione di Manuel Legris, ed è entrato poi a far parte del Corpo di Ballo del Teatro alla Scala sotto la direzione di Makhar Vaziev. Attualmente è Primo Solista nel Corpo di Ballo del Teatro Boslhoi di Mosca.

Gli italiani sono spesso visti come rappresentanti del “dolce far niente”. Ma lei ha avuto l’ardore di lasciare il proprio paese natale, il teatro, la famiglia, per recarsi a Mosca e “conquistare” il Teatro Bolshoj. Cosa l’ha spinto a prendere questa decisione?

Il mondo del Bolshoj è per me estremamente interessante.

Ricorda il momento in cui ha capito che il balletto sarebbe stato la sua vita?

Ero piccolo, avevo 5-6 anni. Stavo guardando alla tv un programma dedicato al balletto. Ero talmente entusiasta che ho detto: “Mamma, papà, è quello che voglio fare io!”. Nella mia famiglia nessuno aveva legami con il mondo dell’arte. All’inizio mi sono avvicinato alla danza per divertimento. Poi sono entrato all’Accademia di danza del Teatro alla Scala di Milano. E tutto ha preso una piega molto più seria.

Le sono mai sorti dubbi in merito al percorso scelto?

Certo, anche adesso si ripresentano puntualmente momenti difficili. Non è una professione facile quella del ballerino. Ci si allena ogni giorno, e durante le prove si continua a dare il massimo di sé, nel tentativo di raggiungere la perfezione. Alle volte il risultato è buono, altre volte meno buono. Ci vuole carattere. Ma poi, quando si sale sul palco, si posano gli occhi sulla prima ballerina, su colleghi, sulla reazione del pubblico. E lì avviene il miracolo.

Era già stato a Mosca prima di trasferirsi in Russia?

In passato ero venuto a Mosca con la Scala per partecipare all’anniversario dell’Accademia di coreografia e ballo del Cremlino di Mosca. E la prima volta che ho messo piede al Bolshoj non è stato ovviamente per lavoro: ero andato a vedere lo spettacolo la Bayadère.

Mosca ha soddisfatto le sue aspettative? Quando ci è voluto per adattarsi a questa città?

Devo ammettere di essere molto fortunato perché posso sempre contare sull’appoggio della mia famiglia. I miei genitori hanno capito fin da subito che ballare al Bolshoj è un’opportunità unica. Sono molto contento di non aver avuto paura di compiere questo passo. Per due anni ho visto, ballato e imparato molto di più di quello che avrei potuto fare se fossi rimasto a casa.

Immagino che il carico di lavoro sia enorme...

Sì, lo è. Quando ho visto per la prima volta il programma di lavoro della troupe, sono rimasto di sasso! Il tempo dedicato alle prove, la quantità di personale coinvolto, il numero di sale utilizzate... è stato uno shock! Il teatro Bolshoj è una macchina enorme! Ho dovuto quindi adattarmi al lavoro su vasta scala. Non è stato facile, ma di sicuro molto interessante! E poi, quando si vede la crescita personale, tutto assume una prospettiva nuova.

Parla il russo molto bene! Lo ha imparato appositamente per lavoro?

Sì, ho inziato a studiarlo a casa prima di trasferirmi. Ovviamente ho iniziato dalle piccole cose: qualche parola, l’alfabeto, un po’ di grammatica... In Russia non si va da nessuna parte se non si conosce la lingua. Ecco perché, quando mi sono trasferito qui, ho immediatamente approfondito lo studio della lingua. All’inizio ovviamente mi spiegavo in inglese, poi ho cercato fin da subito di passare al russo. In un primo momento mi sono prefissato l’obiettivo di poter comunicare nella sala prove, per poi andare oltre. Ovviamente i miei maestri e i colleghi mi hanno aiutato molto.

Di recente è tornato alla Scala come membro della compagnia del Teatro Bolshoj, interpretando il ruolo principale nella Bayadère. Immagino sia stata una grande emozione...

Sì, è stato bello! Ho dei bellissimi ricordi legati a Milano. E poi tornare facendo parte del gruppo del Bolshoj... è stata un’emozione al quadrato! Sentivo comunque addosso il peso di una grande responsabilità: allo spettacolo erano presenti i miei genitori, gli amici, tutta la famiglia. È venuta praticamente tutta la mia città natale! Ovviamente ero teso, ma ho cercato di godermi lo spettacolo, di divertirmi e ballare. Grazie a Dio è andato tutto bene. È stata un’esperienza indimenticabile.

Lei si esibisce non solo a Mosca, ma anche in varie città di provincia. Qual è stato il viaggio più memorabile?

I tour sono sempre molto interessanti perché aiutano a migliorarsi e a ballare ancora meglio nel proprio teatro. E poi si conoscono nuove persone, nuove città, posti fino a prima sconosciuti. Certo, il tempo per vedere tutto purtroppo non c’è. Ma ricordo con piacere la tournée a Ekaterinburg e in Georgia. Ho conosciuto persone molto disponibili e amichevoli. La cucina georgiana, poi, è favolosa!

Qual è la cucina che più preferisce a Mosca?

Nei negozi di Mosca si possono trovare quasi tutti i prodotti per cucinare piatti italiani. E io cucino molto. Inoltre conosco i luoghi dove si può mangiare la vera cucina italiana. Ma devo ammettere che anche la cucina russa mi piace molto.

Quali sono i suoi luoghi preferiti di Mosca?

Gli Stagni del Patriarca! Lì è tutto bellissimo, ordinato, soprattutto in estate... Ci sono ottimi ristoranti. In generale, il centro di Mosca ha un’energia particolare, è vivo, attivo. Ecco, mi piacerebbe avere più occasioni per visitare la campagna e il verde della provincia: lì ci sono stato poco.

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