Gli Svjatki, la festa più folle e oscena di Russia

Aleksandr Kondratuk/Sputnik
Scherzi pesanti, palpeggiamenti delle ragazze consentiti, furti non sanzionati, falsi funerali messi in scena da finti sacerdoti. Persino la Chiesa ortodossa ha dovuto tollerare per secoli l’antica tradizione pagana delle feste invernali russe e i suoi eccessi

Quello degli Svjatki è il periodo che va dalla vigilia del Natale ortodosso (7 gennaio) all’Epifania (19 gennaio). Tradizionalmente, i russi trascorrevano queste due settimane facendo cose folli, dimenticandosi del lavoro e festeggiando. Ma perché?
Molte culture festeggiano il solstizio d’inverno (21 o 22 dicembre) come inizio del nuovo anno astronomico. Le giornate, infatti, da questo punto in poi si allungano, e gli antichi credevano che ciò fosse il segno della nascita del nuovo anno. A loro volta, pensavano che tutto il destino per l’anno successivo fosse già definito, e fosse possibile prevederlo. Ecco il motivo per cui il periodo di Svjatki veniva trattato con tanta importanza.
I russi festeggiavano all’eccesso durante questo periodo, nella speranza che i dodici mesi successivi fossero fruttuosi. Per i contadini russi che lavoravano nei campi tutto l’anno, poi, le celebrazioni rappresentavano una pausa preziosa.

Serate spaventose

Il nome Svjatki deriva dalla parola svjatoj (“santo”), ma per ironia della sorte questo era il periodo più sacrilego e pagano dell’anno. I russi credevano che il periodo tra la nascita e il battesimo di Cristo fosse “un tempo senza croce”.

“Dio, gioendo per la nascita del figlio, ha aperto tutte le porte e ha lasciato uscire i diavoli a giocare”, dice la leggenda popolare. Lavorare era vietato durante il periodo di Svjatki, specialmente per i giovani, che erano impegnati a recitare la parte di folletti e spiriti. Per fare questo, ragazzi (e alcune ragazze coraggiose) indossavano maschere spaventose e chiedevano del cibo in giro per il villaggio. I “diavoli” indossavano vecchi stracci, barbe finte, cappelli di pelle a punta, cantavano e urlavano a squarciagola, e suonavano semplici strumenti, spaventando gli abitanti del villaggio. Ma era obbligatorio dar loro il benvenuto e offrire delizie, o l’anno sarebbe stato sfortunato. Insomma, funzionava un po’ come Halloween. Ma in Russia, anche se venivano offerti dei dolcetti, gli scherzetti seguivano comunque, di solito più tardi, nella notte, dopo che la gente era andata a letto.

Giocare ai morti

Durante Svjatki si credeva che i morti venissero in visita ai vivi. Alla vigilia di grandi feste come Natale, Capodanno ed Epifania gli abitanti dei villaggi lasciavano sempre del cibo sul tavolo, così i loro antenati defunti avrebbero trovato qualcosa da mangiare. Inoltre, era molto popolare nella maggior parte dei villaggi mettere in scena dei falsi funerali grotteschi. Ecco come erano: un ragazzo con denti finti fatti con una rapa e farina sul viso (per mimare il pallore mortale) era avvolto in un sudario e legato a una panca. Un finto sacerdote, con un turibolo di argilla riempito con un mix fumante di muschio e letame, teneva un finto servizio funebre con “preghiere” (solo parolacce). Per la “cerimonia della veglia”, tutti avrebbero preso una fetta di letame essiccato. Questo rito pazzo simboleggiava i funerali dell’anno passato ed era apotropaico.

Giochi spudorati

Il problema era che pochissime persone erano disposte a ospitare una cerimonia così bizzarra/disgustosa nella loro casa, così i giovani cercavano una vecchia isba abbandonata (la tradizionale casa di legno). Di solito, così isolati, si spingevano molto oltre con giochi e scherzi. Per esempio, le ragazze facevano la parte delle giumente, e i ragazzi le esaminavano proprio come si farebbe con una cavalla e, dopo averne scelta una, la baciavano e se la mettevano sulle ginocchia. In un altro gioco, un ragazzo si comportava da toro, indossando in testa un vaso di terracotta con vere corna, e correva gattoni incornando le ragazze sotto la cintola, finché un altro ragazzo non “uccideva” il toro, rompendo il vaso.
Inoltre, giochi come “matrimonio” o “barin (nobiluomo) sceglie sposa” avevano un sottinteso erotico e consistevano nell’afferrare e palpeggiare pesantemente le ragazze (cosa che era permessa solo durante il periodo di Svjatki), spesso sotto l’occhio attento degli adulti per assicurarsi che le cose non sfuggissero di mano. A volte i ragazzi si azzardavano ad andare alla conquista delle ragazze del villaggio vicino, ma se non avevano portato abbastanza vodka per addolcire la gente del posto, di solito la cosa finiva a pugni e calci.

La previsione del futuro
Le ragazze avevano il loro passatempo preferito: la predizione del futuro. Condannato dalla Chiesa, tale contatto con il mondo degli inferi era tollerato durante Svjatki. Lo scopo di tutti gli sforzi di chiromanzia era indovinare chi sarebbe stato il loro sposo. La predizione del futuro era praticata ai crocevia, alla banja, vicino ai fiumi, ovunque si riteneva che gli spiriti indugiassero.
Di notte, le ragazze andavano alla banja. A mezzanotte, aprendo un po’ la porta sporgevano fuori il deretano nudo e aspettavano un tocco “degli spiriti”. Se la zampa era morbida e pelosa, il matrimonio sarebbe stato ricco, se era nuda e fredda il matrimonio sarebbe stato povero. Inutile dire che là fuori più spesso erano presenti i ragazzi del villaggio che non gli spiriti. E stava a loro decidere se toccare le natiche esposte con una zampa di bestia recisa (nozze felici) o con mano (il contrario).
Altre volte, sempre a mezzanotte, le ragazze si avventuravano al primo crocevia e si mettevano in ascolto. Se sentivano una canzone o una risata, la loro vita familiare sarebbe stata felice; se non si sentiva nulla, allora erano attese da una magra vita di tristezze.

Una ragazza poteva anche andare al fiume e guardare in un buco fatto nel ghiaccio al chiaro di luna: c’era la possibilità che il diavolo si mostrasse nelle vesti del suo futuro sposo. Era importante prendere con sé un crocifisso, un coltello o un attizzatoio per allontanare gli spiriti maligni. A volte, le ragazze portavano persino un gallo con loro, e se si spaventavano lo pizzicavano, costringendo un verso acuto che avrebbe fatto andar via il diavolo.

Quando rubare non è un crimine
I giovani spesso facevano scherzi ai loro vicini mentre tornavano a casa da questi ritrovi che di solito finivano dopo la mezzanotte.
Questi “folletti” si intrufolavano nelle izbe per rovesciare i barili con l’impasto per il pane lasciato a lievitare o l’acqua; sporcavano la faccia ai passanti di fuliggine; svegliavano le persone bussando alle porte; tiravano letame in testa alle persone quando queste si sporgevano fuori dalla finestra per controllare cosa stava succedendo; rubavano cose; e la lista degli scherzi meravigliosi da fare in un assonnato villaggio invernale era pressoché infinita.
A volte, questi scherzi potevano essere pesanti: i camini potevano essere ostruiti con rifiuti e le slitte o i carri potevano essere rimorchiati lontano e nascosti nelle foreste. Ma gli adulti di solito capivano e sopportavano. Dopo tutto, si è giovani una volta sola!

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