Quattro racconti horror russi meglio di Stephen King

Dominio pubblico
Due sono classici ottocenteschi (uno tra l’altro è in gran parte ambientato in una città italiana), gli altri sono di autori contemporanei molto bravi a scrivere e a farvi drizzare i capelli

Vij, Nikolaj Gogol, 1835

A dispetto del titolo, “Le anime morte” di Nikolaj Gogol (1809-1852) non ha niente a che spartire con il genere horror, a cui appartiene invece senza dubbio il suo racconto lungo “Vij” (ne esistono varie traduzioni ed edizioni in italiano). È la storia di uno studente di filosofia, il seminarista Chomà Brut, che è costretto a officiare una veglia funebre di tre giorni, dopo l’uccisione di una ragazza/strega. Non ci sarebbe niente di così terribile, se non che la ragazza all’improvviso si risveglia e inizia a evocare tutti i suoi diabolici amici e organizza una bella rimpatriata di spettri e fantasmi. Vij, il Re degli Gnomi, è il loro capobanda, ed è anche il più brutto e spaventoso fra tutti, tanto che quando appare il ragazzo muore di crepacuore. Tra le opere di Gogol non troppo conosciute e meno trasformate in film ci sono anche altri racconti che fanno accapponare la pelle: “Veglie alla fattoria presso Dikanka”, “La notte di maggio (ovvero L’annegata)” e “La terribile vendetta”. Avete abbastanza coraggio per leggerli? 

Il vampiro, Aleksej Kostantinovich Tolstoj, 1841 

Da non confondere con il più famoso Lev, di cui era cugino di secondo grado, e neanche con l’altro Aleksej Tolstoj, autore anche della versione sovietica di Pinocchio, Aleksej Kostantinovich Tolstoj (1817-1875) scrisse alcuni racconti gotico-fantastici di spirito romantico. Tra questi “Il vampiro”, che fu ben accolto dai critici del tempo, che ne riconobbero la qualità della narrazione; dai molti livelli, immaginosa e complessa (in italiano è stato tradotto dalle Edizioni Studio Tesi). Durante un ballo il nobile Runevskij incontra uno strano sconosciuto, un certo Rybarenko, che si lamenta di come oggi siano venuti alla soirée molti vampiri e dice di saperlo per certo, perché è stato personalmente al funerale di quelle persone.

Inizia poi a raccontare una serie di fatti raccapriccianti accaduti in Italia, più  precisamente a Como (città nella quale l’autore aveva vissuto per un po’ di tempo). La storia è costruita in modo da far sì che stia al lettore giudicare se al ballo ci sono davvero dei vampiri o se sono frutto della mente malata del protagonista. Sempre questo Tolstoj ha scritto (in francese e non ultimandolo) un altro racconto da brividi, “La famiglia del Vurdalak”, nel quale, in Serbia, appaiono i morti viventi. 

Cinocefali, Aleksej Ivanov, 2011

Pubblicato con lo pseudonimo di Aleksej Mavrin, i critici russi hanno detto che in questo caso Aleksej Ivanov (nato nel 1969) è stato posseduto dallo spirito di Stephen King per scrivere un tale capolavoro horror. Tre restauratori moscoviti arrivano in un villaggio remoto e, entrati in una chiesa abbandonata, dove dovrebbero staccare l’affresco dalla parete, osservano l’immagine di San Cristoforo Cinocefalo (“dalla testa di cane”, come è spesso raffigurato nella tradizione bizantina), ma ecco che prende vita uno spaventoso demone dal muso canino… Ivanov, non ancora tradotto in italiano, è autore di vari libri di culto a metà tra romanzo storico e genere fantasy, ambientati principalmente in Siberia o nella zona di Perm, sugli Urali. 

Letàinquieta, Anna Starobinec, 2005

“Regina dell’horror russo”, “Stephen King di Russia”, la giornalista e sceneggiatrice Anna Starobinec (classe 1978) si è conquistata ottima fama di scrittrice di racconti del terrore. “L’età inquieta” è un libro che vi farà drizzare i capelli in testa: la storia di una madre che apre il diario di suo figlio adolescente e scopre come nella sua testa viva una formica regina (è entrata da un orecchio durante un picnic) che, là dentro creando un intero formicaio e comandando il suo corpo, vuole prendere il dominio sull’umanità. Le formiche sono ovunque, quindi se avete problemi con gli insetti, meglio non leggerlo. Della stessa autrice è stato tradotto in italiano anche “Zero”, un dramma distopico all’alba di una catastrofe globale. 

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