Fotografia: la poetica del paesaggio di Mario Giacomelli in mostra a Mosca

Per gentile concessione di Simone Giacomelli e Katiuscia Biondi Giacomelli (Archivi Mario Giacomelli di Senigallia e Sassoferrato)
Il Multimedia Art Museum ospita un’esposizione dedicata al grande fotografo italiano: 120 scatti originali che raccontano il lavoro e la ricerca dell’artista, la sua terra e la sua gente. Dal 16 settembre al 22 ottobre 2017

Era stato definito “l’uomo nuovo della fotografia”; credeva nell’astrattismo e dava alle immagini il compito di “testimoniare” il nostro passaggio su questa terra. Nato a due passi dal mare nella provincia marchigiana, Mario Giacomelli (1925-2000) è considerato uno dei fotografi italiani più interessanti del Novecento, apprezzato a livello internazionale a partire dagli anni Sessanta. Oggi le sue opere si trovano nelle collezioni dei più importanti musei del mondo e le sue fotografie fanno parte del corpus dell’esposizione permanente del MOMA di New York.

Ora i lavori di Giacomelli arrivano anche in Russia con la mostra “La poetica del paesaggio” che si terrà dal 16 settembre al 22 ottobre 2017 negli spazi del MAMM Multimedia Art Museum di Mosca (Ostozhemka 16): 120 fotografie originali che racconteranno il suo lavoro e la ricerca artistica.

“Non mi interessa tanto documentare quello che accade, quanto passare dentro a quello che accade – era solito dire Giacomelli -. Credo nell’astrattismo, per me l’astrazione è un modo per avvicinarsi ancora di più alla realtà. Lo sfocato, il mosso, la grana, il bianco mangiato, il nero chiuso sono come esplosioni del pensiero che dà durata all’immagine, perchè si spiritualizzi in armonia con la materia, con la realtà, per documentare l’interiorità, il dramma della vita”.

Nei lavori di Giacomelli un posto speciale è occupato da Senigallia, sua città natale, dove egli ha trascorso tutta la sua vita fino alla fine dei suoi giorni, nonostante la fama e il successo ottenuti. E proprio la città marchigiana è stata al centro di numerose serie fotografiche come “Presa di coscienza sulla natura” (1954-2000), “Metamorfosi della terra” (1984-1985) e “Il mare dei miei racconti” (1984-1992). “Gli scatti realizzati a volo d’uccello e i titoli poetici dei suoi cicli fotografici – si legge in una nota degli organizzatori della mostra al MAMM -, danno vita a immagini pregne di realismo lirico che rimandano ad una realtà e ad un tempo altri”.

Senigallia, la vita di provincia e gli abitanti di questa terra sono quindi al centro di molto suoi fotoracconti. “Ogni immagine – diceva Giacomelli - è il ritratto mio, come se avessi fotografato me stesso”.

Tra i lavori più celebri del fotografo c’è la serie “Io non ho mani che mi accarezzino il volto”, alla quale Giacomelli ha lavorato per un anno scattando immagini all’interno del seminario vescovile di Senigallia. Una delle immagini più famose, nella quale sono ripresi i giovani seminaristi intenti a fare un girotondo, è stata scattata da Giacomelli di nascosto: “giocata su un netto contrasto di macchie scure che si stagliano su uno sfondo chiaro, questa fotografia – si legge nella nota - denota la cifra stilistica di Giacomelli giocata sulla sottrazione e sull’essenzialità. Queste immagini, che gli apriranno le porte della notorietà, gli chiudono invece quelle del Seminario, dove da quel giorno gli verrà negato il permesso di fotografare”.

Rimasto orfano di padre già da bambino, Giacomelli iniziò a lavorare come garzone in una tipografia, mentre la madre per mantenere i tre figli lavorava come lavandaia in un ospizio. Nel 1950 decise di aprire una tipografia tutta sua. A permettergli il gran passo, prestandogli tutti i suoi risparmi, fu un’anziana dell’ospizio dove lavorava la madre. Nacque così la Tipografia Marchigiana via Mastai 5, che diverrà, negli anni, luogo di “peregrinaggio” da parte di artisti, critici, studiosi di tutto il mondo. Nel ’53 Giacomelli acquistò una Bencini Comet S (CMF) modello del 1950. In spiaggia scatta le sue prime foto. Da qui nasce “L’approdo”, la celebre fotografia della scarpa trasportata dalle onde sulla battigia, con cui partecipa a diversi concorsi fotoamatoriali e con cui capisce da subito che vuole esprimersi attraverso il mezzo fotografico.

Nel 1954 entrò a  far parte del Gruppo Misa, creato dal fotografo Giuseppe Cavalli, a lungo il punto di riferimento di tutta l’estetica fotografica italiana.

La strada verso la notorietà di Giacomelli iniziò con la vittoria del prestigioso Concorso Nazionale di Castelfranco Veneto nel ’55. E fu proprio qui che Paolo Monti, membro della giuria, definì Giacomelli “l’uomo nuovo della fotografia”. Da quel momento in poi i suoi lavori cominceranno a essere pubblicati nelle riviste italiane di fotografia quali “Ferrania” e “Rivista fotografica italiana”. Nel 1957 Giacomelli dà vita al ciclo “Verrà la morte ed avrà i tuoi occhi”, fotoracconto con scatti realizzati all’interno dell’ospizio di Senigallia, tema al quale Giacomelli tornerà più volte.

Il successo e la fama non modificarono lo stile di vita di Mario Giacomelli che fino alla fine dei suoi giorni rimase fedele alla sua terra, vivendo fianco fianco ai protagonisti dei suoi fotoracconti. Attraverso la narrazione della loro storia Giacomelli rivelò anche la propria: “Ogni immagine è il ritratto mio, come se avessi fotografato me stesso - confessava Giacomelli -. La fotografia ti permette di testimoniare il passaggio tuo su questa terra, come un blocco di appunti”.

La mostra al MAMM di Mosca è stata realizzata in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Mosca, il Governo di Mosca, il Dipartimento Culturale della Città di Mosca, il Comune di Senigallia, il Musinf e gli Archivi Mario Giacomelli di Senigallia e Sassoferrato, e con il sostegno di UniCredit Bank.

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