I cinque film russi più scandalosi

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Amati all’estero e odiati in patria, hanno sollevato critiche e apprezzamenti. Segnando lo stesso la storia del cinema

1 “Matilda” (2017), Aleksej Uchitel

Da più di un anno la storia d’amore tra l’imperatore Nicola II e la ballerina Matilda Kshesinskaya sta facendo i conti con l’indignazione pubblica. E in Russia il film di Aleksej Uchitel si è scontrato con una dura realtà: ha dovuto superare il giudizio della procura a causa del sospetto che potesse celare alcuni velati insulti ai sentimenti dei credenti, e si è ritrovato sotto accusa per via di alcune prese in giro delle santi.

Alla fine dei conti, il film non è stato visto da nessuno: la premiere ufficiale si terrà solo il 6 ottobre al Teatro Marijnskij di San Pietroburgo. Ma nel frattempo le critiche sono piovute prima a seguito della trama, e poi a seguito del trailer.

Nel frattempo c’è chi si dice pronto a scommettere che il film potrebbe tranquillamente ambire all’Oscar (sempre che il comitato russo lo proponga, ovviamente), poiché “il film getta fango sulla storia russa e sono proprio questi i film che di solito vincono”, ha detto Pavel Pozhigajlo, presidente della consiglio pubblico presso il Ministero della Cultura. I critici dal canto loro parlano di un ottimo potenziale per i botteghini.

 

2 “Leviathan” (2014), Andrej Zvyagintsev

La provincia più profonda e oscura, un sindaco corrotto, paesaggi maestosi e fiumi di vodka. Il dramma sociale dipinto da Andrej Zvyagintsev sul rapporto con lo Stato e la lotta di un “piccolo uomo” con il sistema ha già ottenuto svariati riconoscimenti internazionali. E altrettante critiche in patria.

Da un lato la candidatura per la Palma d'oro a Cannes, il Golden Globe come miglior film straniero e la candidatura all’Oscar, dall’altra parte le critiche e la furia degli attivisti ortodossi.

“Leviathan” ha sollevato discussioni praticamente ovunque. “Qui da noi non si beve così tanto”, si è indignato qualcuno sui social network. Indignazione è stata espressa anche da parte di alcuni funzionari, irritati dal fatto che il film sia stato prodotto con finanziamenti statali. “Un masochismo di Stato” è stato definito.

3 “Il giorno di Yurev” (2008), Kirill Serebrennikov

Dopo un dramma personale, una cantante d’opera – l’eroina de “Il giorno di Yurev” – invece di andare in tournee  per l’Europa, preferisce rifugiarsi nella provincia russa e cercare la salvezza tra gli abitanti del posto, alcolisti provinciali e parrocchiani.

Il film che racconta la vita in una città russa senza volto è risultato essere tra i più scandalosi e controversi realizzati dal famoso regista. E questa volta il dito non è stato puntato solo contro lo Stato, bensì contro la comunità russa in generale. Ha inoltre ricevuto varie critiche per il lato spirituale e per l’assenza di spiritualità, per il fatto che glorifica la Russia e allo stesso tempo la distrugge.

4 “Gruz 200” (2007), Aleksej Balabanov

Dopo l’uscita nelle sale questo horror sulla realtà russo-sovietica ha causato un grande shock culturale, diventando in breve tempo il sinonimo della “miseria” russa. Al tramonto dell’epoca di Brezhnev (metà anni Ottanta) un poliziotto psicopatico stupra e rapisce la figlia di un comunista. Sul letto giace un cadavere sul quale volano delle mosche. In questo ritratto d’epoca si può intravedere una parallelismo con la Russia di oggi.

Il film è stato presentato fuori concorso al festival del cinema di Venezia e ha ricevuto il riconoscimento del festival di Rotterdam.

5 “Sindrome astenica” (1989), Kira Muratova

Kira Muratova è sempre stata una spina nel fianco dei censori sovietici. Il suo “cinema sbagliato”, fatto di liriche nebbie e complesse domande, ha incantato il pubblico occidentale e sdegnato il pubblico russo.

Nonostante fosse stato premiato a Berlino, il suo film “Sindrome astenica” per due anni non è stato mostrato al grande pubblico russo. In un primo momento veniva infatti mostrato solo in qualche cineforum.

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