La Russia è la capitale mondiale delle barzellette stupide

Fonte: The Late Show with Stephen Colbert
La suocera e i fattoni sono protagonisti frequenti. Il senso dell’umorismo russo è molto particolare, e per queste battute si può ridere a crepapelle

Stephen Colbert, comico americano e noto conduttore della CBS, nel giugno scorso ha deciso di visitare Mosca e San Pietroburgo per girare qualche soggetto per il suo show serale.

La Piazza Rossa, il miliardario russo, la tv di Stato… Colbert ha seguito la strada degli stereotipi sul Paese, finché in riva alla Neva non si è scontrato con qualcosa di insensato e implacabile: il senso dell’umorismo russo.

Si era rivolto a uno dei tanti pescatori presenti sul fiume di San Pietroburgo, chiedendogli di raccontare una “tipica battuta russa”. E quello, ridendosela di gusto, gli ha raccontato una barzelletta che ha messo in grande difficoltà l’interprete. “Una cornacchia vola e atterrando sbatte in una sbarra e fa sbarr-sbarr-sbarr!”. Ora, il fatto che in russo “sbarra” si dica “shlagbaum” e che quindi “baum, baum, baum” abbia un’efficacia maggiore nel replicare onomatopeicamente il suono dell’urto, non salva questa assurda barzelletta.

 

A tutti gli effetti la Russia è la patria delle barzellette stupide. Entrano nella vita dei russi fin dai primi anni di scuola e, proprio come i primi rudimenti imparati in classe, non si dimenticano più per tutta la vita. E gli adulti, decenni dopo, continuano a ridersela sotto i baffi, con un po’ di imbarazzo. Perché? Boh. Deve essere qualcosa di irrazionale.

Quindi, se vi capita di sentire una di queste battute stupide, non cercate di nascondere l’imbarazzo o di afferrarle. Se avrete fortuna, vi faranno ridere. Se no, sopportate stoicamente.

Attenzione: potreste avere dolori fisici dopo la lettura.

Allora, un bel respiro profondo, e iniziamo con la hit parade (immutabile da ormai molte generazioni) di battute stupide, ma brevi e fulminanti.

Purtroppo, affinché vi siano chiare, alcune vanno un minimo spiegate, perché hanno per protagonisti personaggi non sempre noti fuori dai confini della Russia.

Ad esempio Kolobok, eroe delle favole popolari: una pagnotta animata, con occhietti, naso e bocca sulla crosta. Pronti?

“Kolobok si è impiccato”. L’avete capita? Oppure: “Kolobok esce dalla banja e dice: ‘Porca miseria, mi sono dimenticato di lavarmi la testa’”. Buratino. Sì, con una t sola. È il Pinocchio russo, la marionetta di legno protagonista di una favola di Tolstoj (l’altro Tolstoj; Aleksej Nikolaevich). La battuta? “Buratino è annegato”.

Rusalka. È un personaggio della mitologia slava. Molto simile alla nostra sirena.

“La Rusalka ha fatto la spaccata”. State ridendo?

Non mancano le barzellette sugli orsi, ma una categoria a parte sono le barzellette sulla suocera. Si può essere perplessi sul perché proprio la suocera sia diventata l’obiettivo preferito di ogni sfottò popolare, ma è un fatto che superi di gran lunga il marito ubriacone, il vicino attaccabrighe, la casalinga e altre categorie spesso al centro degli scherzi. Quasi sempre le augurano la morte o la deportazione in qualche landa desolata. Sarebbe una storia lunga da spiegare, ma in Russia questi pensieri non sono ritenuti troppo feroci e se ne ride a crepapelle.

“Abbiamo seppellito mia suocera. Ho rotto due armoniche”. Il senso è che per la felicità si è messo a suonare. Versione contemporanea, da meme: “Abbiamo seppellito mia suocera. Ho preso due pokemon”.

Ora, una un po’ più lunga:

“Per il villaggio avanza un trasporto funebre. Subito dietro la bara, tirano per la cavezza un toro. E dietro al toro c’è una lunga fila di uomini.

– Chi è morto?, chiede uno sulla strada.

– Mia suocera.

– E il toro che lo portate a fare?

– È stato lui che l’ha incornata.

– Allora fate bene. Che lo veda, quella bestiaccia, cosa ha combinato! Doveva essere una brava donna sua suocera… Guarda quanta gente al suo funerale…

– Ah no, no. Quella è la fila per affittare il toro…”.

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Ma la moglie della consorte è spesso ritenuta immortale: «Se scoppiasse la guerra atomica sono sicuro che sopravviverebbero gli scarafaggi e mia suocera”.

Quando l’humour nero a sfondo domestico ha stufato, ecco che entra in campo un nuovo protagonista delle barzellette, il drogato.

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Annuncio di lavoro: Al dipartimento per la lotta contro le droghe cercansi dj per lavoro continuativo”.

Un tossico siede sugli scalini e mastica dei semini. Uno gli cade ai piedi e lui gli grida “Vieni qui!”. Ma il semino tace. Lui ripete, più aggressivo: “Ho detto torna qui! Alla svelta!”. Niente da fare. Allora rovescia tutto il pacco di semini e grida agli altri: “Portatemelo qui, subito!”.

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Due fattoni parlano.  Il primo: “In cielo volano due coccodrilli, uno azzurro e uno rosso”. L’altro: “Cooooosa? Uno rosso??

Due strafatti sono sul filobus. Uno si avvicina all’autista e chiede: “Con questo io ci arrivo alla stazione?”. “No”, risponde il conducente. Allora si fa avanti il secondo: “E io?”.

Il mondo della droga ha un ruolo da protagonista anche nei meme. In particolare in quelli della serie con Lenin dietro l’angolo, che chiede furtivamente cose tipo: “Ehi raga, serve fumo?”. 

Nell’elenco delle battute rientrano anche quelli che confinano con la saggezza popolare e quell’amaro senso di capitolazione nei confronti della vita. Si possono snocciolare uno dopo l’altro per dare l’illusione di essere una persona intelligente e/o brillante.

Dimmi cosa hai raggiunto nella vita?”. ”Il fondo”.

Cosa serve per ottenere il moto perpetuo? Io e un rastrello”.

Ma se riuscirete a entrare in confidenza vera con un russo, arriverà il momento in cui la smetterà di tenere timidamente gli occhi fissi sul pavimento e potrete addirittura sentire qualche barzelletta più spinta, come quelle a sfondo scatologico (la parola “culo” suscita sempre grande ilarità) o quelle del tutto politicamente scorrette, in cui di solito c’è un monco che ti dà una mano o un mutilato di guerra “proprio in gamba”. 

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