Da Dyagilev a Dovlatov: 8 strade intitolate ai russi

Piazza Demidoff, Florence

Piazza Demidoff, Florence

Clément Bardot
Passeggiando per le vie di Firenze ci si può imbattere in Piazza Demidov, dedicata a un industriale russo che all'inizio dell'Ottocento costruì nel capoluogo toscano una casa per anziani e orfani. Mentre in provincia di Reggio Emilia esiste Piazza Lenin. Ma nel mondo sono tante le vie dedicate a personaggi russi che hanno segnato la storia

 

Piazza Demidov, Firenze, Italia. Fonte: Clément BardotPiazza Demidov, Firenze, Italia. Fonte: Clément Bardot

Piazza Demidov, Firenze (Italia)

Chiamata così in onore di Nikolaj Demidov, un industriale e mecenate coinvolto in molte attività benefiche in Russia (aveva, per esempio, regalato all’Università statale di Mosca una collezione di 3.000 rarità naturali) che, una volta giunto a Firenze con una delegazione diplomatica, costruì una casa per anziani e orfani, oltre a un museo e una galleria d’arte. I fiorentini riconoscenti gli dedicarono una piazza, ponendovi al centro un monumento di marmo bianco a lui dedicato.

Monumento a Vladimir Lenin, Cavriago, Reggio Emilia, Italia. Fonte: Legion MediaMonumento a Vladimir Lenin, Cavriago, Reggio Emilia, Italia. Fonte: Legion Media

Piazza Lenin, Cavriago, Reggio Emilia (Italia)

La cittadina in provincia di Reggio Emilia aveva mostrato simpatia per Vladimir Lenin già ai tempi della Rivoluzione del 1917, quando i cittadini avevano raccolto 500 lire a sostegno del leader del proletariato mondiale. In seguito Lenin li ringraziò in un discorso pubblico e così iniziò l’amicizia: gli abitanti di Cavriago gli conferirono il titolo di primo cittadino onorario della città. Nel 1970 ricevettero in dono un busto di Lenin, trafugato dalle truppe naziste durante la Seconda guerra mondiale. L’originale fu in seguito spostato in una delle sale del vecchio municipio, poi sede del Centro Culturale, dove si trova attualmente, mentre sulla piazza che porta il nome del leader bolscevico è stata lasciata una copia.

Via Pietro il Grande, Parigi, Francia. Fonte: Legion MediaVia Pietro il Grande, Parigi, Francia. Fonte: Legion Media

Via Pietro il Grande, Parigi (Francia)

Lo zar riformatore, fondatore di San Pietroburgo e fautore dell’apertura della Russia all’Europa, trascorse a Parigi più di un mese, dal 7 maggio al 20 giugno 1717. Pietro chiese al duca Filippo d’Orléans, reggente del re Luigi XV di appena 7 anni, di non seguire il protocollo di corte e permettergli di muoversi liberamente in città.

Invece che al Louvre preferì soggiornare nella residenza di François de Bonne de Lesdiguières. Visitò gli edifici del Parlamento e del Tribunale, si intrattenne con grande interesse con gli operai delle fabbriche e manifatture locali e rimase estasiato dalla Sorbona; all’Opera invece il solerte zar si addormentò. Nonostante una certa irriverenza verso l’etichetta Pietro apparì ai francesi come un uomo benevolo e perspicace. Nel 1884 gli fu intitolata una via della capitale.

La fontana in Piazza Stravinskij, Parigi, Francia. Fonte: Legion MediaLa fontana in Piazza Stravinskij, Parigi, Francia. Fonte: Legion Media

Piazza Stravinskij, Parigi (Francia)

Il compositore, direttore d’orchestra e pianista Igor Stravinskij è conosciuto in tutto il mondo per le opere scritte per Sergej Dyagilev e la sua leggendaria compagnia “Balletti russi” di Parigi: “Petrushka”, “L’uccello di fuoco”, “La sagra della primavera”.

Nel 1910, 1911 e 1913 andò insieme alla compagnia di danza a Parigi dove si stabilì definitivamente nel 1920 e visse per i successivi vent’anni. Fu un momento molto produttivo dal punto di vista artistico: scrisse tre opere, “Mavra”, “Edipo Re” e “Persefone”, alcuni balletti, sinfonie e concerti. Quando ottenne la cittadinanza americana il compositore si trasferì negli Stati Uniti, ma in suo ricordo sono rimasti una piazza e una fontana di stile avanguardista vicino al Centro “Georges Pompidou”, decorata con i personaggi dei suoi balletti.

L'antenna della televisione in Alexanderplatz, Berlino, Germania. Fonte: Global Look PressL'antenna della televisione in Alexanderplatz, Berlino, Germania. Fonte: Global Look Press

Alexanderplatz, Berlino (Germania)

Prima si chiamava “Piazza delle porte imperiali”, ma nel 1805, prima dell’arrivo dell’imperatore Alessandro I, il re prussiano Federico Guglielmo III ordinò di ribattezzarla in onore dell’ospite russo per concludere con lui un’alleanza antinapoleonica.

Graffiti in via Yurij Gagarin, Erfurt, Germania. Fonte: Legion MediaGraffiti in via Yurij Gagarin, Erfurt, Germania. Fonte: Legion Media

Via Yurij Gagarin, Erfurt (Germania)

Nel 1963 il primo astronauta Yurij Gagarin visitò la DDR durante una tournée mondiale e per l’occasione una via della cittadina di Erfurt, prima intitolata a Mao Zedong, venne ribattezzata in suo onore; nel 1986 aggiunsero un monumento. Molti toponimi sovietici sono già stata dimenticati ma a Erfurt si svolge periodicamente l’evento “I giorni di Gagarin”, dedicato all’astronauta sovietico.

Folla di gente in via Dovlatov, New York, USA. Fonte: Ivan Zakharchenko/RIA NovostiFolla di gente in via Dovlatov, New York, USA. Fonte: Ivan Zakharchenko/RIA Novosti

Via Sergej Dovlatov, New York (USA)

La via nel quartiere del Queens è stata rinominata nel settembre 2014 su ordinanza del sindaco dopo la raccolta di 17.000 firme per la petizione promossa dai fan dello scrittore russo. Emigrato dall’URSS Dovlatov visse più di 10 anni in questo quartiere, dove ambientò i suoi vivaci e taglienti racconti sulla vita dei sovietici emigrati negli Stati Uniti. Nella casa dove si trova una targa commemorativa vivono ancora la moglie e la figlia dello scrittore.

Via Chkalov, Vancouver, USA. Fonte: Lester LuallinVia Chkalov, Vancouver, USA. Fonte: Lester Luallin

Via Chkalov, Vancouver (USA)

Nel giugno 1937 il pilota sovietico Valerij Chkalov compì un leggendario volo senza soste dall’Unione Sovietica agli Stati Uniti d’America sorvolando il Polo Nord. Il viaggio durò più di 48 ore; partito da Mosca il Tupolev ANT-25 atterrò nella città americana di Vancouver. Chkalov e il suo equipaggio avrebbero voluto raggiungere San Francisco, ma il carburante non fu sufficiente. Il mattino seguente il pilota pronunciò un celebre discorso sull’amicizia tra i popoli, paragonando le due nazioni ai fiumi Volga e Columbia, entrambi parte dell’unico Oceano mondiale.

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