Così Igor Moiseev rivoluzionò la danza popolare russa e conquistò il mondo

Dietro le quinte di un balletto portato in scena sulla coreografia di Igor Moiseev.

Dietro le quinte di un balletto portato in scena sulla coreografia di Igor Moiseev.

: Kira Pievskaya
I lavori del celebre coreografo, morto nel 2007, divennero il vessillo dell’arte sovietica e contribuirono a spezzare la “cortina di ferro” prima ancora che il Bolshoj compisse le sue trionfali tournée all’estero. E oggi il suo ensemble prosegue quasi senza interruzioni un acclamatissimo tour mondiale

Nella storia russa il 1937 viene ricordato come un periodo buio segnato dalle repressioni di massa nell’Urss. Ma fu proprio allora che nacque a Mosca un collettivo che divenne parecchi anni dopo il simbolo della disponibilità e della gioia di vivere dei popoli dell’Unione. In tutto il mondo questo collettivo è noto con il laconico nome di Ensemble Moiseev.

Una fortunata coincidenza

L’ensemble fece la sua comparsa per caso. L’idea della sua creazione si deve al coreografo Igor Moiseev. Moiseev aveva allora 31 anni, ma nonostante la sua giovane età, era già una figura di rilievo. Figlio di un aristocratico russo e di una francese, aveva cominciato a dedicarsi alla danza piuttosto tardi, a 14 anni, ma nondimeno era finito al Bolshoj e già a 24 anni aveva debuttato come coreografo, creando dei numeri coreografici di grande suggestione per il balletto “Il calciatore”; titolo che aveva sconcertato i registi più esperti. 

Il suo talento risultò straordinariamente in sintonia con i  tempi: le leggendarie parate sulla Piazza Rossa con le loro piramidi, i numeri acrobatici, le installazioni formate da colonne a più piani erano tutte opera della fantasia di Moiseev. Il coreografo eseguiva con entusiasmo qualunque compito gli venisse affidato, riuscendo a esprimere ovunque il suo talento.

Ma quando si sentiva ormai pronto a rivestire l’incarico di maestro di ballo del Bolshoj, all’improvviso gli fu preferito un altro, proprio nel momento in cui aveva dimostrato di possedere una rara qualità, quella di trasformare i suoi limiti in punti di forza. Dirottò rapidamente il suo interesse per la progettazione di balletti pittorici, plastici in molti atti verso gli allestimenti di danze popolari di tutto il mondo. L’idea risultò rivoluzionaria: prima di Moiseev simili coreografie erano solo una componente dei balletti classici, prive di autonomia sul piano del valore artistico. Servendosi delle sue entrature negli ambienti del potere, ottenne immediatamente l’autorizzazione per creare l’ensemble.

Un ensemble senza stelle

Il 10 febbraio 1937 il nuovo collettivo cominciò a provare. Era composto da alcune decine di ballerini, molti dei quali non avevano alcuna formazione di tipo professionale. Moiseev, che eccelleva in tutto quel che faceva, sapeva apprezzare e individuare anche il talento negli altri. A dire il vero non sopportava l’idea di avere accanto a sé delle stelle, plasmava le sue “gemme” nel monolitico ensemble dove ogni solista riusciva a distinguersi coi suoi numeri nella massa dei ballerini per poi rientrare tra le fila del collettivo, dopo aver fatto balzare in piedi gli spettatori per l’entusiasmo suscitato da performance irresistibili.

Il lavoro di preparazione dei balli era collettivo e non cominciava dalle sale prova: le prime generazioni di artisti dell’ensemble partecipavano insieme al suo direttore a spedizioni alla scoperta di materiali del folklore. Il progetto di “Danze dei popoli dell’Urss” nacque proprio negli anni 1938-39 e quello di “Danze dei popoli del Baltico” nel 1939. Con questo repertorio l’ensemble fece il giro di tutto il Paese. Le tournée non s’interruppero neppure con la Seconda guerra mondiale. I ballerini di Moiseev percorsero in lungo e in largo la Siberia e l’Estremo Oriente russo e finirono in Mongolia. L’ensemble fu così uno dei primi collettivi sovietici a esibirsi all’estero.

Senza bisogno di interpreti

La fine della guerra decretò l’inizio della fama dell’ensemble. I suoi artisti entrarono nelle città devastate dell’Europa Orientale quasi contemporaneamente all’esercito sovietico. La loro arte restituiva tutto ciò che era stata espropriato dagli anni di guerra: bellezza, gioia, allegria, amore, fiducia. La lingua della danza non aveva bisogno di interpreti. In Bulgaria, Cecoslovacchia e negli altri Paesi del “lager socialista” l’ensemble si esibiva con un nuovo repertorio, quello delle “Danze dei popoli slavi”.

Gli spettatori si stupivano per la precisione con cui Moiseev riusciva a trasferire sulla scena nelle sue coreografie il retaggio della loro tradizione popolare. Ma il paradosso risiedeva nel fatto che il coreografo, pur non avendo la possibilità di studiare il folklore, riuscisse comunque a esprimere nelle creazioni il suo talento, ricavando i movimenti peculiari delle danze popolari di ogni popolo dalle fotografie, dai quadri e dai racconti dei musicisti e dando vita con la sua immaginazione a suggestivi scenari.

In seguito Moiseev sbalordì con questo stile il pubblico del Messico, dell’Asia e dell’Europa Occidentale. Il suo ensemble divenne il vessillo dell’arte sovietica e fu il primo a spezzare  la “cortina di ferro”, prima ancora che il Bolshoj compisse le sue trionfali tournée a Parigi e negli Stati Uniti. Col tempo Moiseev conquistò anche la scena accademica, a Parigi all’Opera Garnier e a Milano al  Teatro Alla Scala.

Ma anche oggi, che il suo fondatore è ormai scomparso da dieci anni, l’Ensemble Moiseev prosegue quasi senza interruzioni il suo infinito tour mondiale e continua a registrare coi suoi spettacoli incassi record in qualunque Paese si trovi. Gli allestimenti più apprezzati dal pubblico restano tuttora quelli creati dal suo maestro come “La via della danza”, “Suite partigiana”, “La jota di Aragona”, amati quanto il “Lago dei cigni” al Bolshoj.