Amori che fecero poesia

D. Filosofov, D. Merezhkovsky, Z. Gippius, V. Zlobin, 1919-1920

D. Filosofov, D. Merezhkovsky, Z. Gippius, V. Zlobin, 1919-1920

: wikipedia.org
La letteratura russa è stata segnata da storie di passioni e tradimenti che diedero vita a opere d'arte senza tempo. Dove l'amore è l'unico protagonista. Rbth ha selezionato alcune delle coppie di scrittori e poeti russi più famosi, che lasciarono in eredità versi emozionanti

Zinaida Gippius e Dmitrij Merezhkovskij

La poetessa Zinaida Gippius e il filosofo religioso e scrittore Merezhkovskij, uno dei fondatori e teorici del simbolismo russo, furono una delle coppie di scrittori più famose dell'Età d’Argento. I coniugi volevano costruire relazioni familiari del futuro, basate sulla filosofia di Merezhkovskij, secondo la quale presto sarebbe arrivato il Regno del Terzo Testamento, che avrebbe avvicinato l’arte alla religione, abolendo l’ascetismo cristiano. In altre parole, i due sognavano di fondare una mini-comune, basata sull’amore libero. Hanno trascorso insieme 52 anni, così come scrisse Gippius nelle sue memorie, “senza separarsi nemmeno per un giorno”, anche se ogni tanto spuntavano storie parallele.

Ribolle una volta sola e schiuma,
e si propaga la sua onda.
Di tradimento non sa vivere il cuore,
e tradimento non è: l'amore è uno.

Noi ci adiriamo, giochiamo, raccontiamo
il falso, ma silente è il nostro cuore.
Noi non sappiamo tradire e non tradiamo:
l'anima è unica - unico l'amore.

Monotonia e desolazione.
Dalla monotonia traendo forza
scorre la vita... E in vita duratura
l'amore è uno, uno e sempre uno.

Nell'immutabile solo è l'infinito,
sol nell'assiduo - la profondità.
Lunga è la vita, l'eternità vicina,
sempre più chiaro è che l'amore è uno.

L'amore ripaghiamo con il sangue,
ma l'anima fedele permane in fedeltà,
e amiamo noi d'un solo amore...
uno è l'amore, come la morte è una.

Z. Gippius

Marina Tsvetaeva e Osip Mandelstam


Credit: Tass / Ria Novosti

Questi due poeti provenivano da mondi totalmente diversi: lui, figlio di un mercante ebreo, lei, figlia di un professore dell’Università di Mosca e fondatore del Museo Pushkin della capitale russa. La loro storia d’amore durò sei mesi, da febbraio a giugno del 1916. Questa relazione, inizialmente piena di passione reciproca, andò via via sfumando. La Tsvetaeva si innamorava facilmente, e il suo interesse nei confronti di Mandelstam andò piano piano svanendo. La poetessa giunse alla conclusione che, pur essendo una buona persona, Osip fosse “terribilmente debole ed egoista”.

La sua speranza era quella che Mandelstam iniziasse ad amare non per amore di sé stesso, ma per amore dell’altra persona. La loro breve relazione d’amore lasciò comunque in eredità alla storia della letteratura alcune poesie che toccano il cuore, scritte a quattro mani dai due poeti.

In cortile mi lavavo

Mi lavavo all'aperto ch'era notte.
Di grezze stelle ardeva il firmamento.
Il loro raggio è sale sull’accetta. La botte
colma, orli rasi, ghiaccia e si rapprende.

La porta del cortile è ben sprangata;
la terra, secondo la coscienza, è dura.
Troverai a stento più puro ordito della
verità d’una tela fresca di bucato.

Una stella si discioglie come sale nella botte,
più buia è l'acqua gelida,
più pura la morte, più salata la sventura,
ed è più vera e più terribile la terra.

O. Mandelstam

Anna Akhmatova e Nikolaj Gumilev

Credit: L. Gorodetsky

Quando si conobbero, lei aveva 14 anni, lui 17. Gumilev era un giovane tranquillo e di salute cagionevole, appassionato di Oscar Wilde e sognava un amore onesto. Prendendo esempio dal suo idolo, il giovane romantico andava in giro indossando un cappello a cilindro e talvolta con i boccoli in testa.

Anna era totalmente l’opposto: una persona viva, diretta, audace, appassionata ammiratrice di Baudelaire. Gumilev si innamorò di lei a prima vista. Senza però ottenere grandi risultati. Per tre volte le fece una proposta di matrimonio, che venne però sempre respinta. Fuggì quindi in Francia per dimenticarla. E cercò addirittura il suicidio. Nel 1909 la poetessa cambiò idea, e decise di sposarlo. Il matrimonio durò otto anni, buona parte dei quali Nikolaj li trascorse all’estero, tra Africa e Europa. Il loro figlio, Lev, venne cresciuto solo dalla madre. E nel 1919 si separarono. 

Ho smesso di sorridere,
le labbra sono gelate,
ad una sola speranza
segue più di una canzone.
Senza colpa cederò il canto
al riso e alla profanazione,
ché al colmo del dolore
per l’anima è il silenzio
d’amore.

A. Akhmatova

Tutti i diritti riservati da Rossiyskaya Gazeta