Dove scovare l’arte russa a Venezia

Nel capoluogo veneto ha preso il via la più importante esposizione d’arte contemporanea, la Biennale, accompagnata da decine di eventi collaterali. Rbth ha selezionato le mostre dove vengono esposte opere di artisti russi

Glyuklya (Natalya Pershina-Yakimanskaya) e Olga Chernysheva collaborano al progetto clou della Biennale, All the World's Futures, 9 maggio-22 novembre, Arsenale Novissimo

Foto: ufficio stampa

Le due star internazionali della scena dell’arte russa sono state invitate da Okwui Enwezor, direttore artistico della Biennale d’Arte di Venezia, a collaborare al suo progetto. Glyuklya è famosa per le sue performance e i suoi video e anche per la collaborazione con il gruppo “Che fare?”, i cui lavori sono stati esposti alle mostre e alle biennali di tutto il mondo. Olga Chernysheva, fotografa e videoartista, ha esposto in numerosi musei e gallerie di New York, Londra, Berlino e altre città.

Le nuove opere che le due artiste hanno portato alla Biennale sono state collocate all’Arsenale, al centro della mostra, dedicata a una riflessione sul mondo contemporaneo. La Chernysheva ha eseguito una serie di lavori grafici dedicati alla provincia russa; Glyuklya un’installazione concettuale realizzata con vari indumenti il cui tema è la protesta contro i brogli elettorali.

Irina Nakhova, 9 maggio-22 novembre, Padiglione russo ai Giardini

Foto: ufficio stampa

La celebre artista russa, esponente della corrente del “Concettualismo moscovita”, di cui fanno parte star internazionali come Ilya Kabakov e Viktor Pivovarov, ha esordito nella carriera artistica alla fine degli anni ’70 ed è stata la prima, all’inizio degli anni ’80, a realizzare un’installazione totale  all’interno del suo appartamento. Quest’anno sarà la prima artista donna a rappresentare la Russia nel padiglione a essa dedicato ai Giardini.

L’installazione “Il Padiglione verde” è suddivisa in cinque parti ed è ispirata al complesso rapporto dell’artista con il colore. Il visitatore entra in contatto con l’installazione fin dall’esterno: mediante pannelli decorati la Nakhova ha infatti ridipinto l’opera capolavoro di Aleksey Shchusev, la stessa che ornava il padiglione oltre un secolo fa, trasformando il color sabbia dell’originale in un inedito verde. All’interno, attraverso ogni stanza del padiglione, si può ripercorrere la storia personale dell’artista come in un cangiante caleidoscopio. Vale la pena passare di stanza in stanza, dove i colori mutano parallelamente al mutare della storia della famiglia dell’artista e del paese.

Gruppo Aes+F. “001. Inverso Mundus”, 9 maggio-22 novembre, Magazzini del Sale

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Il celebre gruppo, le cui opere sono entrate ormai a far parte di numerose collezioni museali, inclusa quella del Centre Pompidou di Parigi, espone la sua installazione multicanale, il cui nome tradotto dal latino suona come “Il mondo capovolto”. L’ispirazione è venuta agli artisti da certe incisioni medievali che ritraggono situazioni bizzarre e grottesche, come quelle alla base della produzione artistica di Hieronymus Bosch. Gli artisti hanno trasferito questi motivi tragicomici (maiali che fanno a pezzi un macellaio, padroni che servono il pranzo ai servi, ecc.) ai nostri giorni, rileggendoli in una chiave surreale con l’accompagnamento di musica classica. Il progetto può essere letto come una prosecuzione della saga in tre parti che comprende Last riot, The feast of Trimalchio e Allegoria sacra, già esposta nei musei europei e americani.

Il gruppo Recycle. “Conversation”, 9 maggio-22 novembre, Chiesa di Sant'Antonin

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Le opere tecnologiche di questi artisti, maestri nell’arte del riciclo di rifiuti industriali, sono intrise di ironia. Proprio questi oggetti che raffigurano statue di santi e apostoli in frantumi, un’iconostasi contemporanea che sembra la lettera maiuscola di Facebook – il principale mezzo di comunicazione contemporanea – vanno a comporre l’installazione totale che simula le rovine di un santuario del XXI secolo.

Mark Dion-Arseny Zhilyaev. "L’eredità del futuro", 9 maggio-23 agosto, Casa dei Tre Oci

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Il progetto collettivo di artisti americani e russi post-concettualisti, che occupa i tre piani del palazzo, rappresenta una sorta di museo delle curiosità e delle rarità. Delle “collezioni” del passato e del presente è responsabile Dion. Di quelle del futuro si occuperà Zhilyaev con la serie “La culla dell’umanità” dove corporazioni interstellari trasformano la Terra in un museo dei primordi della civiltà.

“Glasstress", 9 maggio-22 novembre, Palazzo Franchetti

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“Glasstress” è un progetto permanente della Biennale dedicato alle opere di artisti e designer contemporanei del vetro che si svolge nella celebre vetreria-museo Berengo Studio nell’isola di Murano, vicino a Venezia.  Il partner di quest’anno è il Museo Ermitage e il coordinatore il Progetto “Ermitage 20/21”. Grazie a ciò, un terzo degli artisti partecipanti sono russi, e dai depositi del museo di San Pietroburgo  sono giunti per la mostra, dedicata quest’anno al gotico, oggetti  e materiali rari, dalle armature ai manoscritti del XIV secolo fino ai vasi di vetro di Émile Gallé. Tra  gli autori russi delle sculture in vetro esposte troviamo anche Emilia e Ilya Kabakov, Ivan Plyushch e il gruppo Recycle.

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