Quel modo di fare teatro che cambiò il mondo

Anton Cechov (Foto d'archivio)

Anton Cechov (Foto d'archivio)

Dal dramma psicologico di Cechov alla rivoluzione di Stanislavskij: nella Giornata Mondiale del Teatro, Rbth ricorda l’importante contributo apportato dalla Russia a questa arte

All’inizio del XX secolo, le pièces di Cechov rappresentarono un importante passo in avanti nella drammaturgia mondiale. I loro soggetti si distinguevano dai drammi tradizionali dell'epoca per una particolare forma di psicologismo. Cechov non dimostrava una via unica per la salvezza degli eroi: egli coinvolgeva lo spettatore nello studio dei consueti modelli di comportamento dei personaggi e invitava a trarne delle conclusioni.

I suoi lavori, alla pari di quelli di Ibsen, Bernard Shaw e Strindberg, formarono la base per il “Nuovo dramma”, corrente teatrale fondamentale del periodo a cavallo fra XIX-XX secolo. I drammaturghi più affermati consideravano Cechov il padre del teatro psicologico. Allo stesso modo, Bernard Shaw sottotitolò la sua opera “Casa dei cuori spezzati!, Fantasia in stile russo su temi inglesi”. Tennessee Williams adorava “Il gabbiano” e per tutta la sua vita sognò di portarlo in scena nella sua interpretazione. Questa pièce, a fianco di “Tre sorelle” e “Il giardino di ciliegi”, è stata tradotta in più di 80 lingue, registrando numerosissime rappresentazioni in Gran Bretagna, Germania, Francia, Giappone, Stati Uniti e altri paesi del mondo. 

 
Konstantin Stanislavskij 
(Foto: Ria Novosti) 

Le teorie di Konstantin Stanislavskij e di Mikhail Cechov

Il leggendario “Io non ci credo!” di Stanislavskij divenne un meme nella società teatrale mondiale. Il famoso regista, uno dei fondatori del MCHAT, era un severo “allenatore” per gli attori. Il suo sistema di tecniche di recitazione insegna all'interprete a “vivere il ruolo”. Stanislavskij costringeva i suoi allievi a seguire passo passo la personalità dell'eroe, a trovare somiglianze fra i suoi sentimenti e i propri per poterli infine rappresentare sulla scena.

I suoi metodi vengono insegnati nelle scuole di teatro tutt'oggi, a distanza di oltre cent'anni e molte stelle del cinema ne sono ardenti fanatici, da Keira Knightley a Benedict Cumberbatch.

Mikhail Cechov fu allievo e seguace di Stanislavskij, benché il suo sistema entrasse in conflitto con i postulati del maestro: Cechov in particolare ipotizzava che per una buona interpretazione fosse necessario un certo allontanamento dal ruolo. A differenza dell'identificazione di se stesso nel personaggio, l'attore, al momento della recitazione, deve copiare scrupolosamente le emozioni del personaggio, osservando con attenzione il proprio lavoro e mettendosi sempre alla prova sulla veridicità della propria interpretazione.

Oggi il sistema di Cechov spesso raggiunge quello di Stanislavskij per popolarità. A servirsene sono ad esempio Clint Eastwood e Jack Nicholson. Negli Stati Uniti esiste un’associazione di insegnanti del sistema Cechov.

Il teatro del grottesco e la biomeccanica di Meyerchold 

Foto d'archivio

Vsevolod Meyerchold creò un nuovo tipo di teatro, erede delle rappresentazioni di piazza popolari. Il teatro del grottesco, come venne chiamato successivamente, presupponeva un'azione massimamente visuale, brillante e fisicamente complessa. Contemporaneamente sulla scena si svolgevano numeri di danza e di circo sullo sfondo di architetture costruttiviste che organizzavano lo spazio scenico. Uno dei successi principali della sua regia fu lo spettacolo futurista “Mistero Buffo” di Majakovskij.

Meyerchold progettò e sviluppò un sistema di lavoro con gli attori chiamato “biomeccanica”, divenuto uno dei precetti della drammaturgia di Brecht. In esso il punto principale è la padronanza fisica del ruolo. Gli interpreti innanzitutto si impadronivano dei gesti propri al personaggio, attraverso il movimento preciso appunto, si verifica la somiglianza psicologica dell'attore con l'eroe.

Le stagioni di Djagilev

Preludio al pomeriggio di un fauno per la scenografia originale di Léon Bakst (Foto d’archivio)

I balletti di Djagilev negli Stati Uniti e in Europa fra gli anni dieci e venti del Novecento devono il loro successo al gusto e al talento del loro entrepreneur, che seppe raccogliere le stelle del balletto in un'unica brillante troupe comprendente artisti come Anna Pavlova, Balanchine, Nizhinskij. Oltre alla maestria dei ballerini, fu anche grazie alla partecipazione dei principali eroi dell'avanguardia russa che le stagioni seppero dare al mondo una scenografia luminosa. I suoi concetti innovativi vennero realizzati sulla scena da Aleksandr Benois, Natalja Goncharova e Mikhail Larionov, Naum Gabo e molti altri artisti. Più tardi a lui si unirono anche gli innovatori occidentali che condividevano lo stesso pensiero: Matisse ad esempio, Picasso e Coco Chanel.

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