Va in scena il romanzo maledetto

Una delle scene iniziali del film “Il Maestro e Margherita”, girato da Vladimir Bortko (Foto: kinopoisk.ru)

Una delle scene iniziali del film “Il Maestro e Margherita”, girato da Vladimir Bortko (Foto: kinopoisk.ru)

Esordio a Mosca del musical ispirato a “Il Maestro e Margherita”. RBTH ricorda per l’occasione quattro fatti curiosi e mistici legati al romanzo di Bulgakov

Riti, simboli, misteri. E c'è anche chi sospetta che ci sia una maledizione. Per un romanzo che continua ad affascinare milioni di lettori. A "Il Maestro e Margherita" sono stati dedicati film, analisi, saggi. E ora, a Mosca, va in scena il musical dedicato all'opera di Bulgakov. Rbth segnala ai lettori quattro curiosità del romanzo.

 
Nella casa di Bulgakov

Il “Faust” e la mitologia scandinava

La figura di Woland, il signore delle tenebre di Bulgakov, trae ispirazione da varie fonti. Il suo nome deriva da uno dei soprannomi di Mefistofele, il personaggio del “Faust” di Goethe che nella scena della notte di Valpurga si fa chiamare: “il nobile Woland”. In lingua tedesca, tuttavia, tale nome si pronuncia, "Faland", che in russo produce un effetto piuttosto comico. Il nome andava pertanto cambiato un po'. Questo legame con la figura di Mefistofele è rafforzato poi anche da altri particolari come, ad esempio, il bastone con un pomolo nero a forma di testa di cane barbone in possesso di Woland (Mefistofele decide di entrare nella vita di Faust in sembianza di un cane barbone nero), e la nazionalità (“forse, tedesca”) del personaggio di Bulgakov. A detta dei critici letterari, tuttavia, l’alto e scuro Woland ricorda, per il suo aspetto, anche la figura del mistico e avventuriero conte Cagliostro. Il corvo sulla spalla e i quattro cavalli imbizzarriti di colore nero sono infine un chiaro riferimento alla divinità nordica Odino (o Wotan, che ricorda ancora meglio, a livello fonetico, il nome del personaggio di Bulgakov).

Margherita e il matrimonio sanguinoso

La “strega, lievemente strabica da un occhio” ricorda in molti aspetti Elena, l’ultima moglie dello scrittore. Nel romanzo, tuttavia, Bulgakov insiste anche sulle radici francesi di questo personaggio e sulla sua discendenza nobile. L’enigma storico viene leggermente chiarito nell’episodio in cui Margherita, diretta al ballo, si imbatte in un ubriaco, il quale, pensando di trovarsi di fronte alla reincarnazione di una donna di sangue blu, la chiama "regina Margot", farfugliando qualcosa riguardo al “matrimonio sanguinoso del suo amico Gessar a Parigi”. Francois Gessar era un filologo, editore della corrispondenza di Margherita di Valois, la giovane regnante, il cui matrimonio sfociò nella sanguinosa notte di San Bartolomeo, descritta così vividamente da Dumas figlio. Bulgakov si è concesso una certa libertà storica, includendo Gessar, nato nel XIX secolo, tra i partecipanti alla famosa strage. In ogni caso, il riferimento risulta piuttosto evidente.

 
L'insolito cartello "Vietato
parlare agli stranieri"

Il “romanzo maledetto”

Nell'ambiente creativo, l’opera di Bulgakov gode di una fama piuttosto infelice. Diversi adattamenti teatrali o cinematografici del romanzo sono stati accompagnati da infortuni, malattie, nonché persino dalla morte di alcuni dei celebri attori protagonisti. Tra le "vittime" dell’adattamento cinematografico di maggior successo del romanzo - la serie girata dal regista Vladimir Bortko nel 2005 - gli amanti del mistero sono soliti ricordare, ad esempio, Aleksandr Abdulov (morto nel 2008), Vladislav Galkin (trovato morto nel 2010) e Kirill Lavrov (deceduto nel 2007). Nonostante tutto, Bortko ha apertamente espresso il suo scetticismo circa la "maledizione di Bulgakov”. Anche altri adattamenti sono stati segnati, per varie ragioni, da fallimenti, come ad esempio il film diretto da Yuri Kara, che ha tardato diciassette anni prima di uscire, a causa di una serie di problemi con gli eredi di Bulgakov.

Simboli massonici

Sparsi in tutta l’opera troviamo anche diversi simboli secondo i quali verrebbe da pensare che tanto Woland quanto il resto dei protagonisti del romanzo appartengano alla setta dei massoni: il portasigarette dorato di Woland con un diamante a forma di triangolo (simbolo della trinità del Cosmo), "il mantello da lutto con una fodera color fuoco” e la spada con l’impugnatura dorata sono tutti “accessori” caratteristici del Cavaliere Kadosh, il livello massonico più alto. La storia della testa mozzata di Berlioz ci rimanda invece alla leggenda del cranio dell'ultimo Gran Maestro dell’Ordine dei Cavalieri Templari, Jacques de Molay, arso vivo nel 1314. Il cranio di Molay rimase presumibilmente intatto e nel XIX secolo venne trasferito negli Stati Uniti, dove veniva utilizzato nei rituali massonici. Esso veniva spesso ricoperto di pietre preziose e disposto su un piedistallo d’oro, fino a trasformarsi in un calice celebrativo.

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