La magica illusione che lega Russia e Italia

Il cinema Illusion che ospita le proiezioni (Foto: Pavel Gazdyuk)

Il cinema Illusion che ospita le proiezioni (Foto: Pavel Gazdyuk)

Al via a Mosca il Festival del Cinema Italiano. Durerà fino al sette maggio. Abbiamo incontrato il regista Davide Ferrario

Via Starij Arbat. Alla fine del viale si gira a sinistra, vicino alla stazione Smolenskaya, e sul fondo, tra le case della vecchia Mosca, si trova l’Ambasciata d’Italia. La sala si sta riempiendo di gente. Tutti aspettano il regista Davide Ferrario, ospite a Mosca del Festival del cinema italiano “Da Venezia a Mosca” (dal 3 al 7 marzo al Cinema Illusion). La rassegna, giunta alla sesta edizione, ripropone al pubblico russo il meglio delle pellicole italiane presentate alla 71esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia. 

 
Da Venezia a Mosca
sulle ali del cinema

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Un'anima in comune

Russi e italiani hanno in comune molto di più di quanto si creda. “Ho studiato russo all’università. Ho fatto due esami di lingua. Sono passati ormai 40 anni”, racconta il regista Davide Ferrario. “Quella cultura sembrava un mondo interessante da esplorare”. Ora, invece, è un mondo da difendere. “Ciò che si è perso negli ultimi decenni è il legame culturale tra Russia e Italia”, dice. “Credo che ci siano diverse cose da recuperare: provare, ad esempio, a trovare un’anima comune europea. Mi rendo conto della predominanza di una certa cultura occidentale americana: i brand, le multinazionali… Dovremmo invece recuperare un’identità europea”.

I rapporti nel mondo del cinema

Nella sala dell’Ambasciata un critico russo, Vsevolod Korsciunov, cita le parole di Quentin Tarantino, facendo notare che il cinema italiano sta morendo, e che la produzione cinematografica degli ultimi anni sembra tutta uguale. Parole che non toccano il regista Ferrario: “Spesso mi chiedono che cosa è successo al cinema italiano. Dove sono i Fellini? Dove sono gli Antonioni? Dove sono i grandi maestri? Ma io non credo che sia un problema tanto dei registi. La cultura e il cinema esprimono le società in cui si vive. E l’Italia che resta nel cuore degli stranieri non esiste più”, spiega Davide Ferrario.

Molto è cambiato dai tempi di Fellini e Tarkovskij, sia in Italia, sia in Russia. Ma nonostante il pessimismo, almeno le pellicole presentate al festival fanno cambiare idea. “La storia della nostra collaborazione dura da 50 anni”, ha sottolineato il ministro Consigliere Michele Tommasi. “Possiamo ricordare film di alta qualità come “I girasoli” di Vittorio De Sica per aggiungere poi l’ultima collaborazione, “Amori elementari”. Tra i tutti paesi europei proprio con la Russia l’Italia ha i rapporti cinematografici più sviluppati”. 

Un film italiano ma quasi sovietico

Aspettando l’apertura del festival, Davide Ferrario parla con spettatori e giornalisti. Alla domanda su cosa potrebbe interessare uno spettatore russo nel suo film “La Zuppa del demonio” dedicato alla storia industriale italiana, risponde: “C’è una parte, effettivamente piccola, 4-5 minuti, che riguarda proprio l’Unione Sovietica. Essendo un film sull’utopia del progresso, non potevano non esserci riferimenti all’idea del progresso che c’erano in Unione Sovietica”. Infatti, quando guardi “La Zuppa del demonio”, si sente la vicinanza storica tra le due realtà. Nel film c’è un momento in cui si dice che Torino era la città dove le stelle della FIAT splendevano come quelle rosse di Cremlino. Adesso non c’è né FIAT a Torino, né le stelle comuniste a Mosca. Ma resta lo spirito comune che si unisce. Almeno questa settimana tramite il mondo dell’illusione, il mondo del cinema.  

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