Tra clown e trapezi, la storia del circo russo

Nella Russia antica gli artisti girovaghi divertivano il pubblico durante le fiere. Nel XX secolo la cultura circense conquistò un pubblico di aristocratici, e il potere sovietico trasformò il circo in una nobile arte. Ecco qual è oggi la situazione degli artisti circensi

L’arte circense è nata in Russia nell’XI secolo con la comparsa dei giullari, artisti girovaghi che sintetizzavano nei loro numeri molteplici generi artistici: i giullari cantavano, facevano giochi di prestigio e rappresentavano scenette satiriche. I saltimbanchi sostituirono i giullari: durante le fiere e le sagre popolari venivano erette delle baracche in legno leggero. In esse si allestivano degli spettacoli che in seguito divennero autentiche esibizioni circensi: uomini forzuti sollevavano pesi, acrobati volteggiavano sui trapezi o camminavano sulle mani.

I circhi stabili fecero la loro comparsa in Russia solo nella seconda metà del XIX secolo quando il cavallerizzo Gaetano Ciniselli, celebre in tutta Europa, inaugurò a Pietroburgo la lussuosa sede del suo circo. Così la tradizione dell’intrattenimento di strada assunse connotati aristocratici: il nuovo circo disponeva di un palco imperiale, gli addetti alla biglietteria indossavano dei frac e delle camicie inamidate e i programmi per quel pubblico selezionato venivano stampati su seta.

 

Mosca a portata di bimbo
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La scuola circense sovietica: acrobati, domatori e clown

Se prima della rivoluzione del '17 il circo in Russia era una forma di spettacolo privato, al sopraggiungere del potere sovietico tutti i circhi divennero statali. Da un lato, ciò significò che il governo deteneva il controllo degli incassi degli spettacoli; e dall’altro che i circhi ricevevano un massiccio sostegno da parte dello Stato, finendo col trasformarsi da una branca del settore dell’intrattenimento in autentico genere artistico.

“Il circo sovietico intensificò le sue tournée dopo la Seconda guerra mondiale e l’eredità di quella scuola è tuttora molto apprezzata all’estero” racconta la regista e produttrice circense Mariya Kalmykova. “Nei numeri degli acrobati, grazie al loro armamentario di impianti e trovate, nessuno è finora riuscito a superare la scuola russa”.

A detta della Kalmykova, l’esperienza delle esibizioni sulle piazze straniere ha impresso un particolare marchio stilistico sul circo sovietico. Per esempio, quello della clownerie era un genere basato essenzialmente sull’espressione verbale e il clown era una sorta di cabarettista. Gli scherzi venivano spesso costruiti con giochi di parole, praticamente intraducibili per un pubblico straniero, e per questo col passare degli anni la clownerie nazionale ha finito con l’avvicinarsi sempre di più alla pantomima.

All’interno del paese, tuttavia, ad avere più successo fu il “clown parlante” Yuri Nikulin. La maschera dell’irresistibile sempliciotto si trasferì poi nelle migliori commedie sovietiche. Una carriera di successo nel cinema non impedì però a Nikulin di dirigere per circa cinquant’anni il Circo di Mosca che ha sede in Tsvetnoy boulevard; il circo  forse più famoso di tutta la Russia che oggi porta il suo nome.

Oltre che ai suoi clown, il circo sovietico, così come il circo russo, devono la loro fama agli acrobati e ai domatori. Quest’anno, a novembre, la troupe, sotto la direzione di Igor Stynka ha conquistato il primo posto al festival internazionale degli acrobati di Wuhan, in Cina, mentre a Mosca esiste l’“Angolo di nonno Durov”, un mini-teatro speciale dove quasi tutti gli artisti che si esibiscono sono animali feroci e uccelli.

Il teatro russo ha cominciato ormai a rinunciare ai numeri con gli animali, tuttavia immaginarlo del tutto privo della loro presenza per il momento non è facile: in Russia gli spettacoli circensi si rivolgono soprattutto a un pubblico di bambini e adolescenti ai quali interessa assai di più assistere alle esibizioni delle tigri che non degli uomini.

Il circo russo contemporaneo: tournée e progetti di collaborazione

“Da noi quasi ogni artista può vantarsi di aver girato almeno mezzo mondo, dall’Europa all’Australia”, racconta Mariya Denisenkova-Garamova, trapezista del Circo di Mosca su Tsvetnoy boulevard. “A volte ci vengono commissionati singoli numeri, altre interi spettacoli. Alcuni anni fa abbiamo portato in Francia lo spettacolo “Davay” e gli spettatori ci hanno accolto con immenso entusiasmo: si alzavano in piedi, strepitavano”. 

Artisti russi sono entrati anche a far parte di troupe straniere. Secondo Ekaterina Byushgens, responsabile delle pubbliche relazioni del Cirque du Soleil, dei 1300 artisti che lavorano per il gigantesco circo canadese, almeno il 20-25% sarebbero esuli dei paesi dell’area post-sovietica, inclusa la Russia. La collaborazione del Cirque du Soleil coi russi ha avuto inizio nel 1990 con lo show “Nouvelle Experience”, ma l’esibizione di maggior successo di un artista russo al Cirque du Soleil fu quella di Slava Polunin che creò il numero “Storm” per lo show “Alegria”, presentato al pubblico nel 1994.

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