Tanti auguri Ermitage!

L'Ermitage visto dalla Neva (Foto: Shutterstock)

L'Ermitage visto dalla Neva (Foto: Shutterstock)

Il 7 dicembre il museo più famoso della Russia compie 250 anni. Alla vigilia del tanto atteso evento, il corrispondente di Rbth ha trascorso un’intera giornata al suo interno

Ho deciso di iniziare il mio tour del museo dal primo piano. Nella sala dedicata all’Antico Egitto, avvolta nella penombra, mi imbatto in una scolaresca, radunata attorno a una mummia. I bambini sono così attratti dal mistero che circonda l’artefatto che la custode di turno si vede costantemente costretta a vigilare sulla sicurezza del sarcofago. Mi soffermo davanti alla statua della sanguinaria dea Sekhmet, una figura femminile con testa di leonessa. All’interno dell’Ermitage su questa statua circola una cupa leggenda: a quanto pare, di notte, sul grembo della dea comparirebbe una pozza di sangue fresco. La custode della sala si rifiuta di commentare la storia, dicendo che si tratta di una sciocchezza.

Una visita regale

Al personale dell’Ermitage piace ricordare la visita della regina Elisabetta II. Prima di questo evento, il museo aveva da poco assunto una nuova immagine corporativa, appropriandosi dei colori verde e oro per le decorazioni degli eventi speciali: i tappeti erano verdi come anche le uniformi di tutto il personale. I lunghi preparativi in vista dell’arrivo della regina ebbero un finale leggermente imbarazzante: per pura e casuale coincidenza, la regina fece visita al museo, indossando un vestito dello stesso colore verde che il resto delle decorazioni del museo

Proseguo la mia visita, addentrandomi nella sala del primo piano dedicata ai reperti archeologici scoperti dagli studiosi russi durante le loro spedizioni. In quest’ala regna la pace e la tranquillità. Il principale reperto è una mummia, unica nel suo genere, con un tatuaggio che si è perfettamente conservato nel corso dei secoli. Il personale del museo la ha affettuosamente chiamata “Andryusha”. A parte due coppiette in cerca di un po’ di intimità e le custodi, che annoiate guardano languidamente fuori dalla finestra in direzione della Neva, la sala è alquanto deserta.

Mi dirigo verso il cuore del museo, in direzione dell’edificio del Nuovo Ermitage. Le antiche sale del museo sono piene di persone intente a scattarsi foto: due signore di mezza età stanno posando davanti alla gigantesca statua di Giove. Gli studenti dell’Accademia delle Belle Arti realizzano schizzi raffiguranti i busti esposti, mentre gli adolescenti ridacchiano alla vista di una Venere nuda, sotto lo sguardo severo delle custodi. Ciò mi ricorda un altro dettaglio piccante riguardante la sala dedicata all’Antica Grecia. Alcuni dei vasi esposti in suddetta sala sono decorati con elaborate immagini erotiche che vengono di solito girate verso la parete in modo da non scandalizzare i visitatori più giovani. Secondo le testimonianze delle custodi, tuttavia, vi sono delle serate in cui i vasi vengono girati per permettere ai più curiosi di conoscere i dettagli della vita sessuale degli antichi greci. Sarebbe davvero interessante farci un salto, ora però non posso, ho un appuntamento.

La consulenza francese

La collezione di dipinti dell’Ermitage fu raccolta dalla famiglia imperiale russa mediante l'aiuto di consulenti e speciali "ambasciatori". Durante il regno di Caterina II, gli illuministi Voltaire e Diderot contribuirono a rimpolpare notevolmente la collezione del museo. Ciò suscitò l’indignazione dei francesi, che accusarono la Russia di fare incetta di capolavori, approfittando dell’instabile situazione politica che stava vivendo in quel momento la Francia. Fu così che venne acquisita, ad esempio, la collezione di Pierre Crozat, contente capolavori come "La Sacra Famiglia" di Raffaello, la "Giuditta" di Giorgione (originariamente attribuita a Raffaello), "La Deposizione dalla Croce" di Veronese, “La Natività di San Giovanni Battista" di Tintoretto, "Bacco" e "Ritratto di una cameriera" di Rubens, la “Danae" Rembrandt, e molti altri capolavori. Alessandro I anticipò, poi, il direttore del Louvre Denon, acquistando per l’Ermitage parte dell’ex collezione di Joséphine, che comprendeva, tra i tanti capolavori, i dipinti "Deposizione dalla Croce" di Rembrandt e "Notte" di Claude Lorrain

Sul pianerottolo tra il primo e il secondo piano mi incontro con la custode più anziana del museo, che ha lavorato presso l’Ermitage per più di 40 anni. La mia interlocutrice, che ha voluto rimanere anonima, mi racconta di come venissero selezionate in passato le guide che lavoravano all’Ermitage: "Ai miei tempi, i giovani storici dell'arte che volevano lavorare come guide all’Ermitage dovevano superare degli esami piuttosto complessi. Anche il loro aspetto veniva tenuto altamente in considerazione e la durata dei tour era fissata al minuto”.

Parliamo anche della difficoltà di lavorare con i visitatori e dei loro gusti: "I visitatori sovietici erano perlopiù interessati a vedere come vivevano gli zar, nonostante la maggioranza non differenziasse tra Caterina I e Caterina II. Negli ultimi dieci anni, il pubblico è cambiato in maniera radicale. L’Ermitage stesso ha “cresciuto” un’intera generazione di visitatori. Presso il museo operano infatti un asilo e uno studio d’arte per studenti".

Mi concedo dalla mia interlocutrice e mi dirigo al secondo piano. Nella stagione turistica le sale del secondo piano ricordano la metropolitana all'ora di punta. È qui che infatti si trovano le principali opere del museo: i quadri di Raffaello, Rembrandt, Velázquez e Leonardo da Vinci.

Dopo la maestosa ed elegante scala del Giordano, il percorso si divide: da un lato si estendono gli appartamenti imperiali, dall’altro la mostra di pittura. Decido di iniziare con le stanze reali. La maggior parte delle sale è dedicata alla gloria militare dell'Impero russo. Un esempio? La galleria con i ritratti degli eroi della guerra del 1812, seguita subito dopo dagli appartamenti restaurati della famiglia imperiale.

Nella sala di Pietro I, dipinta di un rosso acceso, la mia attenzione viene catturata da un cartello che recita: "Non fermarsi con i gruppi!". “Perché non ci si può fermare?”, chiedo alla custode. "Qui, come può vedere, l’ingresso è piuttosto stretto, e la stanza è piuttosto sgargiante, quindi la gente è solita soffermarsi”, mi spiega lei. “Il cartello è per le guide, di modo che facciano circolare rapidamente i loro gruppi". Non tutti, tuttavia, sembrano così impressionati dagli appartamenti di Pietro: accanto a me una giovane visitatrice si lamenta con la madre di quanto poco maestoso trovi il trono di Pietro.

Ok, basta appartamenti reali! È arrivato il momento di andare a vedere i principali tesori del museo. Un corridoio tappezzato di oscuri arazzi mi conduce direttamente alla mostra di pittura. La maggior parte dei visitatori si accalca nelle sale dedicate al Rinascimento italiano. Avvicinarsi a un Raffaello o a un da Vinci è davvero difficile: oltre al fatto che i visitatori sono davvero tanti, i turisti cinesi mi accecano con i loro flash. Riesco comunque a scorgere la "Madonna Benois " e la "Madonna Conestabile". Entrambi i dipinti mi lasciano impressionata.  Mi dispiace solo di non essere riuscita ad esaminare attentamente la tecnica dei maestri. Una scusa in più per farci ritorno, quando la sala sarà un po’ meno affollata.

Al terzo piano, dove si concentra l'arte e la pittura orientale del XIX e XX secolo, mi imbatto quasi esclusivamente in visitatori giovani. Questa sezione verrà presto spostata nel corpo principale dell’Ermitage, dove verrà organizzata una grande mostra di arte contemporanea. Spero che la sezione venga trasferita anche assieme alle sue custodi, vista la loro peculiarità: ricordano infatti le immagini e i colori dei dipinti impressionisti.

Ritornando sui miei passi, attraverso le sale ormai mezze vuote, guardo con occhi diversi lo spazio enorme del museo e trovo assolutamente affascinante la combinazione dell’arredamento con i manufatti esposti. Mentre scendo le scale di legno, ascolto i vecchi gradini scricchiolare sotto i miei passi. Mi viene in mente una parte della conversazione che avevo intrattenuto con la custode più anziana del museo, in cui le chiedevo se questo scricchiolio non le facesse venire ogni volta i brividi. La sua risposta era stata: "Crede si tratti di un fantasma? Gli unici fantasmi qui siamo noi, che passiamo per i corridoi di questo museo e poi ce ne andiamo, mentre l’Ermitage rimane".

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